Le Patologie Cerebrovascolari

di Giovanni Bresciani

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È la disabilità la conseguenza che incide maggiormente sulle statistiche per i relativi costi di cura e assistenza.

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Riprendiamo l’argomento dello scorso appuntamento, ponendo particolare attenzione sulle patologie cerebrovascolari, grazie alla relazione di Ernesto Bonini – giornalista, che da oltre sei lustri svolge attività nei settori medico-scientifico, socio-sanitario e socio-assistenziale – e tratte dalle Conferenze organizzate dall’Associazione Più Vita In Salute. Quello che segue è l’intervento del prof. Paolo Cerrato, specialista in Neurologia e responsabile dello Stroke Unit all’ospedale Molinette di Torino. Buona salute a tutti.

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Le statistiche relative alle patologie cerebrovascolari ci dicono che annualmente ogni 1.000 abitanti 2-3 persone sono colpite da ictus (nella sola Torino sono circa 2.500). Questo che segue è l’intervento del dott. Paolo Cerrato specialista in Neurologia e responsabile dello Stroke Unit all’ospedale Molinette di Torino. «Ma è la disabilità come conseguenza – ha sottolineato – che incide maggiormente sulle statistiche per i relativi costi di cura e assistenza. Per un paziente colpito da ictus non c’é nulla di peggio, ad esempio, che perdere la capacità di parlare (afasia), oltre ad un eventuale deficit motorio e quindi la riduzione totale o parziale della propria autonomia». Secondo l’Osservatorio epidemiologico nel 2002 il Piemonte era un po’ la “pecora nera” per quanto riguarda la mortalità per ictus… con particolare incidenza nella zona di Asti. Ma come si manifesta l’ictus?  “I sintomi più frequenti – ha spiegato il clinico – sono la perdita di forza (astenia), bocca storta, perdita di sensibilità in genere, e improvvisa perdita della vista da un occhio (amaurosi transitoria), riduzione del campo visivo, difficoltà nel linguaggio (poco comprensibile), talvolta anche labirintite in alcune forme di ischemia… In presenza di un sospetto episodio di ictus, entro tre ore dall’inizio dei sintomi bisogna allertare il “118” per inviare il più precocemente possibile il paziente in ospedale, (possibilmente in un centro con Stroke Unit) per il trattamento della fase acuta, al fine di ridurre la mortalità e l’invalidità“. L’ictus si manifesta in tre forme: emorragia (rottura di un vaso), ischemia (chiusura di un vaso) e emorragia subaracnoidea; e per quanto riguarda i fattori di rischio l’ipertensione la fa da padrone in quanto favorisce sia l’emorragia che l’ischemia. «L’emorragia subaracnoidea – ha spiegato – è dovuta alla rottura di uno o più aneurismi, presenti a livello intracranico nel 2% della popolazione, e se ciò avviene causa una violenta cefalea.  In alcuni casi i pazienti possono presentare ictus lievi che si traducono in un peggioramento motorio e/o cognitivo, con difficoltà nel muoversi, demenza, apatia, abulia e modificazioni del carattere, etc.  L’ictus è causa di infarto cerebrale nell’80% dei casi, di emorragia intraparenchimale (15%) e emorragia subaracnoidea ((5%); a sua volta l’infarto cerebrale è causato da ipertensione (80% dei casi) e da emorragia intraparenchimale (15%). In questi casi possono altresì manifestarsi modificazioni comportamentali, evoluzione subdola senza ictus, apatia, disinteresse, depressione, disinibizione, aggressività».

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Per quanto concerne di fattori di rischio il clinico ha spiegato che possono essere modificabili e non modificabili; tra questi ultimi vi sono l’età, il sesso, la predisposizione ereditaria e l’etnia. Quelli modificabili sono invece l’ipertensione, assai importante in quanto predispone sia all’ictus ischemico che a quello emorragico. Ma l’ictus si può prevenire? «È prevenibile – ha sintetizzato il relatore – con un adeguato controllo pressorio al fine di evitare l’ipertensione in quanto la stessa è il principale fattore di rischio per ictus sia ischemico sia emorragico.  Evitare i fattori di rischio modificabili quali il controllo della glicemia e i valori del colesterolo, fumo, alcool. Poiché l’ictus ischemico può essere dovuto alla formazione di emboli che partono dal cuore, è importante il ruolo sinergico tra cardiologo e neurologo; la fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco a seguito del quale si formano dei trombi nelle cavità cardiache che possono dare origine a degli emboli che occludono le arterie cerebrali, provocando di conseguenza un ictus ischemico». Come campanello d’allarme, è bene tener presente, che nel 10-15% dei casi l’ictus ischemico è preceduto da un attacco transitorio (TIA), che è di breve durata e solitamente i disturbi si risolvono in pochissimo tempo se trattati in un Pronto Soccorso.  Per evitare tutto ciò è consigliabile effettuare periodiche visite dal proprio medico di famiglia, non fumare, praticare attività fisica moderata ma costante, controllare il peso corporeo, evitare abuso di alcool, mantenere una adeguata alimentazione, limitare il sale, controllare la pressione arteriosa e il tasso glicemico. «Chi ha avuto un ictus – ha snocciolato il dott. Cerrato – può avere una recidiva dell’1,7-4% entro il primo mese dall’evento, 6-13% entro un anno, 5-8% dal secondo al quinto anno».

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Foto: pexels.com

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Più Vita In Salute ritorna giovedì 14 dicembre

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One Comment

  1. Enea Solinas Reply

    Considero sempre benevolmente queste divulgazioni .

    Senza dubitare della validità dei dati e consigli riportati, suggerisco di inserire per coloro che fossero più addentro alla materia o curiosi di approfondire senza timori di linguaggi specialistici, di inserire eventuali link a ricerche scientifiche (su riviste di settore etc).

    Ulteriore elemento di qualità della rubrica, da vero e proprio “servizio pubblico”.
    Senza obbligo. È giusto un suggerimento.

    Buona salute a tutti!

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