Pedalare… Che Passione

di Guido Bigotti

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Una passione nata dall’emotività del momento in cui è iniziata…

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Amici di Diario Della Bicicletta, in questo nuovo appuntamento ho deciso di proporvi un’intervista a Daniele Taverna, una passione per la bicicletta e di tutto quello che ne gira attorno.

Daniele grazie per aver accettato l’invito. Per prima cosa ti chiederei di presentarti brevemente ai nostri lettori.

Ciao a tutti i lettori di bradipodiario.it. Sono Daniele, ho molte passioni che variano dalla musica allo sport fino all’arte in generale. Ho 37 anni e svolgo un lavoro di ufficio normalissimo, cercando di far “quadrare” le ore lavorative con tutte le mie passioni. Sono un grande appassionato, in particolare, di Bodybuilding, competizioni Strongman e CicloTurismo, passioni che un po’ “cozzano” tra loro!

Hai tue pagine social o siti internet?

Come i giovani di oggi ho una pagina Instagram, TheDanAceShow, dove potete trovare informazioni sui miei giri in bicicletta e le mie varie passioni.

Daniele parliamo della tua passione per la bicicletta, come è nata?

Diciamo che è nata per caso, dovuta forse all’emotività del momento in cui è iniziata, come tutte le mie passioni del resto: guardando video su YouTube di vari ciclo-turisti e grazie al mio collega e socio di passione, Arthur Caputo.

Essere ciclisti in una città come Milano cosa significa?

Ahimè, purtroppo significa vivere in una giungla. Nonostante le implementazioni di piste ciclabili sempre più fitte in città, ancora manca l’educazione e il senso civico. Troppe piste ciclabili bloccate da mezzi pesanti o macchine in sosta, poca educazione anche dei pedoni che le usano a mo’ di passerella. Diciamo che non siamo ancora “avanti” come in molti altri paesi europei.

Passione anche per la musica (chitarrista). Ci racconti anche questa tua parte di vita?

Ho ricordi molto contrastanti di questa mia “avventura”. E’ una passione nata in età giovanile per emulare i miei idoli musicali quali Beatles, Nirvana, Hendrix e simili. Fortunatamente posso dire di aver quasi potuto “vivere” di musica. La mia band aveva un manager che investiva e credeva nelle nostre capacità e grazie a lui abbiamo inciso un EP e fatto sponsorizzazioni varie. Purtroppo poi, come in tanti altri casi, la band è come un matrimonio. Bisogno accettare il fatto di non poter comandare, ma il più delle volte bisogna arrivare a dei compromessi anche su argomenti scomodi.

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Quando ci siamo sentiti l’anno scorso per altri motivi, mi parlavi di avere l’idea di riprendere a suonare. Il sogno o meglio l’idea si è realizzata?

Purtroppo no. Mancanza di tempo e mille altri progetti mi hanno forzato a mettere l’idea in disparte, ma mai dire mai!

Facciamo un passo indietro. Passione per la bicicletta, per la musica, ma anche per la radio, giusto?

Si, come dicevo ho molte passioni. Una di queste è senza dubbio la radio. Ho avuto la possibilità di collaborare con amici presso radio indipendenti e non. Avrei piacere a lavorare anche in radio in futuro.

Torniamo a parlare di biciclette o meglio di ciclismo responsabile e del movimento Bikesphilosophy, di cui fai parte. Di cosa di stratta? Avete siti internet o pagine social? Hai voglia di farci una panoramica generale di questa filosofia sportiva?

Il tutto è nato da Arthur Caputo e Bruno Ascione. Era inizialmente un blog sul ciclo turismo scaturito poi in una pagina Instagram. La maggior parte della pagina è dedicata ai nostri viaggi e a tutto quanto abbiamo fatto per documentarli, il restante è atto a “sensibilizzare” le persone su cosa significhi usare la bicicletta. Siamo molto sensibili anche alla tematica “Green” di cui la bicicletta ovviamente è il fattore trainante.

Qualche settimana fa hai intrapreso un viaggio da Milano a Roma con il tuo amico Arthur del movimento Bikesphilosophy. Ci racconti com’è nata l’idea, come vi siete organizzati e come è andata? Per te non era la prima volta.

L’idea non è mai nata! Diciamo che è stata una decisione per avere un seguito al viaggio intrapreso lo scorso anno verso San Benedetto del Tronto. Il viaggio è stato molto bello, più difficile, ma molto gratificante. L’organizzazione è stata molto meno pianificata rispetto allo scorso anno. Alberghi e destinazioni venivano decise in giornata.

Ci racconti qualche aneddoto del vostro viaggio?

Guarda, sono successe molte cose, ma diciamo che abbiamo notato una paura smodata per la strada da percorrere. A chiunque chiedessimo indicazioni per qualsiasi tappa ci veniva sconsigliata la strada Aurelia. Sembrava dovessimo andare incontro a morte certa! In realtà poi nulla di tutto questo. Solo tanta apprensione.

Avete incontrato naturalmente altre persone, immagino, durante il vostro viaggio. Raccontaci qualcosa di questo aspetto.

Abbiamo incontrato tantissime persone, tutte gentili e cordiali. Una su tutte spicca nella nostra avventura. Non posso fare nomi, ma posso solo dire che si trattava di un ex carcerato con 30 anni di reclusione alle spalle. Molto particolare ed interessante.

Una volta arrivati a Roma, qual è stato il primo sentimento? E cosa avete fatto in seguito?

Il sentimento credo sia lo stesso per molti, ossia “Siamo arrivati!”. Effettivamente vedere piazza San Pietro dopo una settimana di fatiche è molto gratificante! Non avendo trovato un posto per la notte, siamo dovuti ripartire la sera stessa dell’arrivo con un pullman trovato all’ultimo minuto verso Milano. Quindi, non abbiamo avuto modo di fermarci neanche un secondo. Abbiamo giusto visitato i monumenti maggiori e poi siamo ripartiti. Un vero peccato.

Quante sono state le tappe e quali località avete toccato?

Siamo partiti, per questioni logistiche, da La Spezia. Abbiamo fatto le seguenti tappe: La Spezia-Viareggio; Viareggio-Pisa-Livorno; Livorno-Follonica; Follonica-Grosseto; Grosseto-Orbetello; Orbetello-Tarquinia; Tarquinia-Ladispoli; Ladispoli-Roma. Ogni città in cui siamo arrivati aveva caratteristiche differenti. Alcune molto balneari, altre più industriali. Diciamo che le migliori ovviamente sono state quelle sul mare, atmosfera completamente diversa dalle classiche città. Note positive per particolarità e bellezza vanno a Pisa e Tarquinia. Senza ovviamente nulla togliete all’eterna Roma.

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Torniamo a parlare di Milano, la nostra città. A tuo avviso, è cambiato il rapporto dei milanesi con le due ruote negli ultimi anni?

Sta cambiando, continuiamo a dire “Sta cambiando”. Non credo raggiungeremo mai i livelli esteri, ma almeno ci si sta provando. Purtroppo, manca la mentalità nelle persone.

A Milano si è iniziato a realizzare un’integrazione tra metrò e biciclette come nelle città del nord Europa, come vedi questa integrazione nella nostra città?

Ah si? Non sapevo di questa integrazione. Siamo ancora molto indietro. Bisognerebbe prima di tutto aggiornare le infrastrutture in generale. Sicuramente gli ingressi alle metro non sono bike friendly ed è molto difficile arrivare in banchina. Vogliamo parlare degli orari di punta? Impossibile caricare la bicicletta in vagone. Bisognerebbe fare vagoni appositi come sui treni.

Alcune aziende private incentivano l’uso della bicicletta per andare al lavoro concedendo benefit e attrezzando le aziende con spogliatoi (soprattutto nel Nord Europa ). In Italia cosa ci vorrebbe per migliorare questo aspetto?

Come dicevo prima., la mentalità. I ciclisti vengono ancora demonizzati. Nelle grandi città bisognerebbe incentivare l’utilizzo della bicicletta più che nelle aziende. Implementazione maggiore e ovviamente in sicurezza di piste ciclabili. A volte hanno veramente una struttura ridicola e pericolosa. L’italiano medio non pensa ad andare al lavoro in bici.

Durante il fine settimana sei sempre alla ricerca di nuovi percorsi. Hai qualche cosa da suggerire a chi ci legge?

Posso confermare che fortunatamente viviamo in una regione (Lombardia) piena di luoghi accessibili alle bici e con molte ciclabili percorribili anche per fare un giro in tutta tranquillità con la famiglia. Ci sono molti percorsi nei vari parchi agricoli milanesi che si estendono per molti chilometri. Famosi sono anche i vari percorsi che costeggiano i navigli coi quali si può arrivare a destinazioni caratteristiche.

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Dopo la vostra impresa ciclistica, hai mente qualche altro viaggio? Se si vuoi svelarcelo?

Stiamo pensando di andare all’estero. Oppure farei tutta la ciclabile del fiume Po. Vedremo.

Per i giri che effettui bisogna avere una bicicletta particolare tipo Mtb o cose del genere o ci si può mettere all’avventura anche con una semplice city bike?

Io utilizzo una bicicletta di una nota catena commerciale francese. Niente di che. E’ un ibrido tra una bicicletta da strada e Gravel. Diciamo che la City Bike non è molto indicata per fare determinati chilometraggi e percorsi. Comunque tutto è possibile! Bisognerebbe provare!

Quando pedali, a cosa pensi?

Sono sincero: a nulla. Vado e mi godo il panorama. L’anno scorso era stato un viaggio diverso. In solitaria ed emotivamente diverso. Quest’anno è stato in compagnia, parlavamo e ci aiutavamo nei momenti di fatica. Devi calibrare le fatiche e la fatica. Gli sforzi devono essere centellinati, specialmente nelle tappe lunghe. Ovvio che si scherza e si ride ma io tendo a rimanere concentrato sulla strada.

Hai voglia di lasciare un messaggio o uno slogan che ti rappresenti e che rappresenti il tuo mondo ciclistico e di viaggi agli amici di bradipodiario.it?

Avere sempre una mente aperta. Mai evitare qualcosa a priori. Bisogna sperimentare e poi giudicare. Il bello va sudato!

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Ringrazio chi ha lasciato il proprio commento nel precedente articolo

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Foto: Daniele Taverna

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Diario Della Bicicletta ritorna martedì 13 giugno

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2 Comments

  1. laura martini Reply

    Bella intervista…li seguirò su Instagram….totalmente d’accordo sulle considerazioni fatte su Milano e bicicletta

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