Il Lungo Cammino
Dei Raminghi

di Gianfranco Gonella

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In questo appuntamento devo avvalermi dell’aiuto del vocabolario.

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Per iniziare l’articolo di questo mese devo andare a prendere un paio di definizioni dal vocabolario. Inizio con la parola raminghi: che va errando senza una meta precisa e senza un luogo dove poter sostare a lungo; se ne andò per il mondo povero e ramingo; esuli dalla patria e ramingo in terra straniera.

La seconda invece è l’acronimo O.N.G.: Organizzazione Non Governativa (ONG) Organismo (o ente) non nato per volontà dello Stato, in cui la ragione dell’azione è di tipo ideale, quale una missione o una vocazione. All’interno di tali organizzazioni, le ONG occupano un posto di particolare rilevanza nella società civile. Regolate in Italia dalla l. 49/1987, esse svolgono un duplice compito: per un verso, quello di advocacy, cioè di difesa dei diritti umani fondamentali e perciò di denuncia della loro violazione; per l’altro verso, di policy making, cioè di avanzamento della causa della pace e dello sviluppo nei Paesi in transizione e in quelli emergenti. Secondo i dati del ministero degli Affari Esteri, le ONG italiane sono 256, impiegano circa 27.000 persone, di cui 12.500 volontari.

Come molti di voi ricorderanno, anche io nel passato, ho fatto parte come volontario in una di queste Organizzazioni.

Il nostro compito era, sotto il cappello del Ministero degli Affari Esteri, quello di svolgere attività di cooperazione e sviluppo rivolto alla parte più povera del Mondo, senza comunque tralasciare il nostro coinvolgimento con le problematiche del nostro territorio.

Scrivo questo all’indomani della notizia non dell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo, ma di quella che, grazie ad un decreto ministeriale, impedisce ad una organizzazione umanitaria di svolgere la propria missione. Mi sto riferendo al blocco delle navi che hanno salvato vite umane.

Sei intervenuto in mare a soccorrere dei naufraghi, devi recarti verso un porto “sicuro” che ti abbiamo indicato, se durante questo trasferimento dovessi incrociare altri barconi, altri naufraghi, altre persone che necessitano aiuto, secondo questo decreto te ne devi infischiare, devi girarti dall’altra parte perché il tuo bonus è di un solo salvataggio.

Devi lasciare il compito ad altri che non hanno ancora usufruito del loro unico salvataggio possibile.

Per i profughi è come giocare con le carte “IMPREVISTI” e “PROBABILITÀ”.

In poche parole: pescando la carta Probabilità leggi: “Hai vinto un salvataggio in mare perché sei sto individuato”, tiri nuovamente i dadi e devi pescare la carta Imprevisti che riporta “La nave soccorso che hai individuato ha già compiuto il suo salvataggio, ritenta, sarai più fortunato”.

In poche parole “Vai direttamente in prigione e senza passare dal via (così non ritiri il bonus spettante a chi ha terminato il giro del tabellone)”.

E il tragico è che se tu capitano della nave provvedi lo stesso a salvare questi disgraziati con questo decreto lo Stato ti mette sotto sequestro la nave e ti denuncia.

Volendo rifarmi al vocabolario di questa classe governativa mi sento di affermare che questo decreto è frutto di tanti, purtroppo, deCRETINI.

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E l’altra notizia che mi ha fatto letteralmente aumentare la Sferociclosi è quella che la Regione Friuli Venezia Giulia ha acquistato 65 fotocamere da posizionare sui sentieri di confine con la Slovenia per individuare il passaggio di altri poveri disgraziati in fuga, da anni, dai loro paesi di origine.

Questo è il link per leggere la notizia pubblicata su vari quotidiani come ad esempio La Repubblica.

Ma per qualcuno, come il ministro collezionista di felpe, ci sono profughi “veri” e altri invece no. Ci rendiamo conto che il nostro governo pensa più a queste cose che non invece a quelli che sono i reali problemi del paese?

Una sanità bistrattata che non riesce a fornire il ricambio a quei medici che se ne vanno, giustamente, in pensione lasciano aree scoperte, nel Sud, ma anche qui al Nord come ad esempio Settimo Torinese dove si è passati da 800 assistiti per ogni medico di base a più di 1500. O come in Calabria dove sono stati arruolati medici provenienti da Cuba.

A proposito, ricordate la polemica del presidente della regione sull’ipotetico coinvolgimento di Gino Strada come coordinatore della sanità calabrese?

Oppure quest’altra notizia che ci deve far riflettere: mancano i vigili del fuoco e per le emergenze a Torino arrivano squadre dalla Lombardia. Anche qui vi riporto un link per approfondire.

E noi pensiamo che il problema maggiore sia quello di riscrivere il PNRR perché quello presentato non ci piace più, l’avevano scritto altri, con il rischio di non ricevere gli aiuti sottoscritti.

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E la chiudo qui passando alla parte musicale: Il lungo cammino dei Raminghi è il titolo dell’album appunto dei Raminghi, gruppo bergamasco che vede al basso e voce Franco Mussita (con la T, da non confondere con Mussida della PFM), Angelo Serichelli chitarra, Angelo Sartori tastiere e Romeo Cattaneo batteria.

È un disco che se fosse uscito quando i brani furono composti (a cavallo fra il 1970 e il 1971) avrebbe avuto il suo giusto riconoscimento nel panorama musicale che si stava spostando dal beat a territori più complessi come la psichedelia.

Insieme a dischi come “L’uomo” degli Osanna, o “Concerto grosso” dei New Trolls non avrebbe sfigurato. Uscirà invece, per una piccola etichetta, la Bentler, solo nel 1972 e accuserà il ritardo. Si scioglieranno definitivamente nel 1975 dopo la pubblicazione di un nuovo singolo. Di loro ci resta anche una registrazione live che è stata pubblicata in una edizione su CD nel 2005.

Il brano che vi propongo, tratto dal loro unico Lp è Partire per ascoltare l’intero album questo è il link dove si possono scegliere tutti i brani.

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Disegno: michelebattistella.blogspot.com

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Il Mito Ostinato ritorna lunedì 1 maggio

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3 Comments

  1. Gabriele Monacis Reply

    Le migrazioni sono state in passato una costante di ogni popolo. Il nomadismo era un modo per rimediare alla carestia di cacciagione, o di frutti naturali della terra incolta. Poi, con l’allevamento e la tecnica dell’agricoltura, i popoli divennero stanziali, con qualche eccezione.
    Diverso è il caso dei popoli costretti ad emigrare, per eventi bellici sul loro territorio, ovvero carestie, o perché perseguitati da regimi totalitari, o confessionali.
    In questo peregrinare, in cerca di condizioni migliori, si inseriscono gruppi di delinquenti che, senza alcuno scrupolo, sfruttano la situazione, lucrando sulla pelle di questa umanità disperata. I migranti cosiddetti irregolari, pagano infatti somme astronomiche per giungere nei Paesi dell’Europa, con la speranza di trovare migliori condizioni di vita. Il loro viaggio spesso è una Via Crucis con privazioni di ogni sorta, detenzioni abusive, torture, in Paesi che hanno ricevuto dai governi europei fior di finanziamenti per l’accoglienza. Problema risolto? Macché! I miserabili vengono imbarcati su natanti decenti, che molto spesso si fermano in mare aperto per obbligarli a trasferirsi su gommoni enormi, o vecchie carrette del mare e lasciti alla deriva, al loro destino. Viene dato a volte un allarme “ naufraghi alla deriva “, con un telefono satellitare. A volte no. A volte il gommone si sgonfia, a volte la carretta in vista della battigia si spacca. Il Mediterraneo è diventato la tomba di migliaia di persone che non ce l’hanno fatta. La navi delle ONG ed i loro equipaggi fanno quello che possono, ma sono state limitate ( per me illegalmente ) della possibilità di soccorrere più di un gruppo di naufraghi. E’ stato loro assegnato un porto di approdo ( con estremo cinismo), spesso distante centinaia di miglia da quello più vicino. Il problema però non è di facile soluzione. Bisogna debellare il mercato immondo dei trafficanti e regolare il flusso migratorio.
    Dimenticano i seguaci della destra che siamo stati un popolo di migranti nel novecento. Le Americhe prima, la Germania e la Francia poi sono state le principali mete di molti Italiani, come lo era stato il Nuovo Mondo, secoli prima per gli Spagnoli, gli Olandesi, i Francesi e gli Inglesi. Senza affrontare la questione Israele. Come canzone penso a “ Che sarà “ di scritta da Jimmy Fontana, Franco Migliacci, Carlo Pes e Italo Greco. Ringrazio Gianfranco per i suoi articoli che mi danno la possibilità di esprimere qualche riflessione su argomenti così importanti.

  2. Claudio Savergnini Reply

    A metà anni ’70 abbiamo fatto innumerevoli partite a Risiko, con i suoi piccoli carri armati di plastica, il planisfero su cui conquistare i territori e i sei dadi rossi e azzurri, che decidevano le sorti delle battaglie e determinavano ritirate o invasioni. E nel decennio precedente, grandi partite con il Monopoli.
    All’epoca non c’erano i personal computer e le play station in ogni casa, non avevamo i social network per “comunicare” con la cerchia di amici, ma potevamo divertirci con i giochi da tavolo, riunendoci a casa dell’uno o dell’altro… bei tempi in cui ci era sufficiente un apparecchio telefonico, assurdamente avvitato alla parete di casa, per poterci dare appuntamento!
    Il Monopoli e il Risiko, nella loro estrema sintesi, sono stati una rappresentazione allegorica della vita che ci attendeva di lì a non molto e scopro che Gianfranco ha tristemente colto la metafora, ripescando dal vecchio gioco del Monopoli gli “Imprevisti” e “Probabilità”, citandoli come elementi che a volte determinano il destino di molti disgraziati che si illudono di trovare rifugio sulla nostra ospitale italica terra. Tra le regole del Monopoli c’era anche quella che, quando al termine di un giro del tabellone transitavi dal via, ti spettava una somma in denaro che mi ricorda, per analogia, l’odierno reddito di cittadinanza. Nella similitudine tra gioco e realtà, poi, quando riuscivi a possedere il Parco della Vittoria e Viale dei Giardini (e ci edificavi due alberghi) vedevi praticamente girare il destino della partita a tuo favore. Nella vita reale l’ho visto verificarsi in diverse situazioni, dove ci sono stati imprenditori che intascavano gli emolumenti passando sovente dal via (ma senza andare mai in prigione) e poi noialtri, piccoli sfigati proprietari, quelli che al massimo nella vita son riusciti a comprarsi una casetta in Vicolo Corto o in Vicolo Stretto, e che su quelle misere proprietà ci stanno ancora pagano fior di tasse…

    Tu da che parte stai?
    Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?
    O di chi li ha costruiti, rubando?

    Ho riportato questi versi di De Gregori, da una canzone del 1992, (al fondo vi metterò il link) e suggerisco di andarne a leggere il testo perchè, distratti dalla musica, certe immagini spesso non arrivano nel loro pieno significato al solo ascolto; vedrete allora quanto, parole di trent’anni fa, siano in grado di descrivere ciò che è tutt’ora in atto. In secondo luogo ho citati quei versi anche per un motivo personale: mi han fatto tornare alla mente alcune situazioni di quando giocavo a Monopoli con una cugina più grande di me. Qualche volta, approfittando delle sue distrazioni, baravo nel lancio dei dadi, riuscendo così ad accaparrarmi Viale dei Giardini e il limitrofo Parco; poi riuscivo a costruirci pure gli alberghi! Con questa mia confessione, ora che il reato è prescritto, posso ammettere che anch’io, nel mio piccolo, ho potuto costruire gli alberghi… rubando!
    (detto per inciso: quelle sono state le uniche partite che sia mai riuscito a vincere!)

    ohi ohi ohi… rileggendo mi accorgo di avere scritto “social network”, “play station”, “link”… sono un po’ preoccupato, perchè se il disegno di legge proposto dall’ex vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli venisse approvato, rischierei pesanti sanzioni per aver usato termini non appartenenti alla lingua italiana! E mi chiedo: entrasse mai in vigore una simile legge, che ne sarebbe di quelle persone che hanno inopinatamente battezzato i loro figli con nomi esotici come Samantha o Kevin? Tremo già per loro!
    Ma dobbiamo provare a capirli questi nostri politici che si affannano a tutelare tutti noi dalle paventate sostituzioni etniche, dalle indebite invasioni di anglicismi nel linguaggio, addirittura dalla nascente Intelligenza Artificiale! È di questi giorni l’intervento pubblico del miliardario Elon Musk che ha lanciato l’allarme sui potenziali pericoli dell’Intelligenza Artificiale che stava diventando accessibile anche alle persone comuni, tramite Chat GPT, su una piattaforma informatica. In seguito all’intervento di Musk, il nostro Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI, la ditta che ha sviluppato e gestisce la piattaforma. 
    La società statunitense OpenAI ha, ovviamente, subito disabilitato il servizio nel nostro paese.
    É un vero peccato constatare con quanta solerzia vogliano proteggerci dai pericoli ipotetici come quelli che ho appena elencato e non provino a trovare soluzioni per i problemi reali del nostro paese… l’ultimo aggiornamento di Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea) pone l’Italia all’ultimo posto in Europa come livello di occupazione: siamo stati superati persino dalla Grecia.
    Ma va bene così, ringraziamo il Garante della privacy che deve tutelare noi sprovveduti dal pericolo di questa Intelligenza Artificiale e affidiamo quindi, serenamente, il nostro futuro alle intelligenze genuinamente naturali dei vari Rampelli, La Russa, Salvini…
    Sul mio vocabolario Devoto-Oli ho trovato una ulteriore definizione di ramingo: “dicesi di uccello che saltella di ramo in ramo perchè non sa ancora volare”. Mi sembra che si attagli perfettamente ai sopra citati esponenti della nostra “intellighenzia” politica.
    Spero che il Servizio Sanitario renda presto disponibili le cure palliative per la tua Sferociclosi, Gianfranco, perchè presto saremo in tanti ad averne bisogno!

    Ecco i link i collegamenti (meglio essere prudenti…)
    https://www.youtube.com/watch?v=BWkG_WRn-Qw (canzone)
    https://www.rockit.it/francescodegregori/canzone/chi-ruba-nei-supermercati/119796 (solo il testo)

  3. Guido Bertolusso Reply

    Tornato ieri dall’ennesima avventura ospedaliera più dura delle altre trovo vostri articoli e relativi commenti che mi hanno aiutato oggi a distrarmi leggendo e studiando gli argomenti da voi esposti e, quindi a non pensare alle sofferenze patite e a come siamo fragili e appesi veramente a un filo…

    Uso parole bellissime di 2.200 anni or sono per confermare tutto ciò che avete scritto e commentato nei vostri articoli e che aggiunge dolore al vostro dolore nel constatare come siamo “bestie” dall’inizio dei tempi noi uomini e mai nulla è cambiato o abbiamo imparato:

    “Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei, memori del bene e del male.”
    Sono i versi da 538 a 543 dell’Eneide di Publio Marone Virgilio, poema composto probabilmente tra il 29 a.C. e il 19 a.C., opera epica alla base della nostra cultura non solo perché narra la nascita di Roma, ma perché da oltre duemila anni racconta la “lotta per la vita” di un uomo e dei suoi compagni, narrando la leggendaria storia di un gruppo di profughi che, sfuggendo dalla guerra, viaggiarono tra tempeste, morti e naufragi per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio, diventando il progenitore del popolo romano, i fondatori dell’Italia. Quella stessa Italia che oggi nega ad altri disperati l’approdo e, dunque, la salvezza.

    Enea è, dunque, un profugo, un fuggiasco che abbandona la città natale martoriata dalla violenza degli Achei per salvare la propria vita e quella della sua famiglia. L’abbandono della sua casa e della sue cose gli provocano lacrime di dolore, le stesse che gli sono suscitate dalla vista dei relitti e dei compagni morti abbandonati al mare, vite e pezzi di vite spezzate lasciati al mare come, a volte, oggi affiorano sulle nostre coste.

    Sono tanti, troppi , gli Enea contemporanei che fuggono da un mondo alla ricerca della felicità o solo di una vita più dignitosa.

    Ma non solo siamo tati sempre contro i migranti, siamo anche noi ststi immigrati: la grande letteratura europea e americana, prevalentemente di origine ebraica, narra, in innumerevoli opere le sofferenze di chi, a cavallo tra il 1800 e il ‘900, tra cui centinaia di italiani, ha attraversato l’Atlantico in 4^ classe su scafi paragonabili a quelli dei negrieri per raggiungere “Lamerica” e costruirsi un futuro migliore: il porto di Ellis Isslsand a New York a raccolto tra il 1892 e il 1954 oltre 12 milioni di profughi.

    Gli stranieri che approdavano al quel porto, porta della Democrazia più forte e ricca del mondo, avevano l’obbligo di esibire ai medici del Servizio Immigranti i documenti d’imbarco con le informazioni sulla nave che li aveva condotti e i documenti d’identità per il riconoscimento personale, che sarebbero stati visionati e approvati durante le ispezioni mediche e burocratiche.

    Le ispezioni mediche, alle quali ogni migrante doveva sottoporsi, avevano lo scopo di valutare le loro condizioni fisiche e psicologiche evitando in questo modo possibili contagi.

    Al loro contrario i passeggeri facoltosi di 1^ e 2^ classe erano già sottoposti alle visite mediche direttamente a bordo.

    Se durante i controlli medici veniva diagnosticato un problema fisico o mentale venivano contrassegnati con un simbolo disegnato sulla schiena, prassi che ritornò anni dopo per altri motivi e in altre terre con il nazismo: un problema legato alla mente era contrassegnato da una croce, un ernia con una x, altri simboli per patologie respiratorie, problemi di vista e persino per le donne in stato di gravidanza.

    Le persone sane, con disponibilità immediata di danaro e con conoscenze già presenti in America erano accompagnate agli Uffici Registro e quindi accompagnate al molo dei traghetti per Manhattan.

    Per chi non aveva ottenuto l’idoneità iniziava il calvario: isolati, sottoposti a controlli più severi, chi non era considerato abile al lavoro o che necessitasse di cure era immediatamente espulso. Secondo le regole americane chi era considerato anziano, deforme, cieco, sordo, portatore di malattie contagiose, mentalmente instabile o con qualsiasi altra infermità veniva respinto ed espulso dal suolo americano e a forza reimbarcato sulla nave di provenienza che ripartiva. Dal 1017 ci fu un nuovo tentativo di ridurre il flusso dei profughi in arrivo con test di alfabetismo che obbligava a saper leggere e scrivere in inglese.

    Nuove leggi impedirono l’acceso ai cinesi o agli imprenditori americani di assumere stranieri, specialmente se provenienti dall’Europa meridionale e orientale, nonché dall’Asia.

    Dal 1924 Ellis Island divenne centro di detenzione anche per rimpatri forzati di dissidenti politici e anarchici

    La depressione economica del 1929 accentuò la riduzione degli immigrati.

    Durante la seconda guerra mondiale divenne centro di internamento e detenzione per giapponesi, italiani e tedeschi anche se già residenti negli Stati Uniti d’America!

    La nostra grande fortuna è stata di essere diventati, durante il conflitto, suoi alleati, anche se potremmo discutere a lungo sul grado di democrazia importato da noi attraverso i nostri politici smaccatamente filo-americani.

    Il 12 novembre 1954 il Servizio immigrazione chiuse Ellis Island e spostò i suoi uffici a Manhattan.

    Insomma, la Storia ci insegna che anche una grande democrazia può avere i suoi aspetti più oscuri e negativi.

    Saluti a tutti voi e buone feste.

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