E’ Tutta Colpa
Di Una Mela

di Guido Bertolusso pixabay.com


Eva si trovava vicino a un albero; a un tratto si girò e vide un serpente. E disse: “Che schifo!” “Sei bella tu!” rispose il serpente, che era permaloso. Giobbe Covatta


L’idea che l’odio del serpente verso l’uomo, “A-dam” in ebraico significa uomo, colui che ha la vita nel sangue “dam”, nascesse dalla gelosia la troviamo già nella Bibbia dei Settanta, in Filone e in Gerolamo nella sua Vulgata,  tutte  versioni della favola millenaria che indicano in Satana il vero seduttore di Eva,  quel diavolo di un angelo, che associava la sua caduta dai cieli alla creazione dell’uomo, fu il vero l’ispiratore del rettile che, al tempo, rassomigliava straordinariamente all’uomo e, secondo un antico detto rabbinico:” l’uomo può ingannare soltanto chi gli è simile!”.

Ma è riportato che il serpente decise di tentare Eva e non Adamo, per la sua convinzione fosse più facile convincere le donne e far loro cambiare parere con le lusinghe.

Con voce melliflua il serpente conversava con Eva, e le sue argomentazioni vennero adeguatamente predisposte affinché essa non potesse evitare la trappola, le girava in tondo con  ragionamenti, tentava di sviarla dal precetto, la incuriosiva del più e del meno, denigrava Dio pur sapendo anche lui del comandamento di non mangiare quel frutto perché era stato presente, ma lei si dimostrava un osso duro anche per un demonio, si può dire che si facesse pregare…

E il frutto era sempre lì, davanti a loro e a portata di mani.

Il frutto proibito è stato via via identificato nei secoli con il fico, l’uva, la mela del paradiso, ossia il cedro, ma anche con il grano che cresceva su spighe alte come cedri del Libano, con il  carrubo che ha un frutto che può assomigliare all’uva, oppure con la noce, il cui frutto suscitava il desiderio sessuale, ma il mallo carnoso che l’avvolge è amaro ed Eva era tutt’altro che stupida e noi non ci vediamo il serpente trafficare per rompere il nocciolo legnoso e duro per offrirle il seme edulo.

L’identificazione più antica e diffusa con il frutto proibito è quella dell’uva perché nella mitologia greca il vino con lei prodotto era considerato bevanda degli dei  e berlo procurava ebrezza (quello stordimentoche “fa ballare anche l’asino” nel “Canto d’ebrezza” del “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche), specialmente nelle donne che frequentavano i riti dionisiaci, quell’entusiasmo che il greco antico spiega con  “sentire dio dentro di te” e porta all’estasi.

Tertulliano, che era anche un igienista, propende per il fico, con le cui larghe  foglie la prima coppia si copre per via del nuovo sentimento della vergogna, ma queste, come  sappiamo, hanno un effetto urticante sulle pelle e sono associate a un segno di pentimento per la colpa appena commessa;  in origine essi erano stati ammantati da Dio con “manti di luce” ricavati utilizzando il cuoio della femmina di Leviatan e illuminati. Anche Ireneo propende per il fico come frutto proibito e per le sue foglie come strumento espiazione. In seguito saranno il ruvido saio del frate, il cordone di canapa stretto alla vita e il cilicio…

Molto ebraica e delle fonti rabbiniche, come in Moses bar Cepha, è l’identificazione del frutto con il grano dovuta a un gioco di parole ebraico tra “grano” e “peccato” e lo stesso gioco vale per “mela del paradiso” che Nahmanide interpretò come “mela del desiderio”e anche per  carrubo la cui parola si può interpretare come sinonimo di “distruzione”.

A risolvere definitivamente il problema furono i padri della chiesa che tradussero  l’aggettivo latino “malus” ossia “male” con il suo sostantivo “malus” ovvero “melo” e da allora la mela diventò il simbolo del frutto del peccato; del resto la mela che Paride diede ad Afrodite, scegliendola tra Era e Atena, diventò il “pomo della discordia” e scaturì la guerra di Troia ben prima che fosse scritta la Bibbia!

Com’è e come non è il serpente, perso il timor di Dio, stufo di tutto quel tergiversare e con la lingua secca dal gran chiaccherare, subdolamente le chiese: Davvero Dio vi ha detto non mangiate di alcun albero del giardino?

Eva replicò: No! Noi possiamo mangiare i frutti di tutti gli alberi del giardino, eccetto il frutto dell’albero là in mezzo. Anzi, Adamo mi ha ordinato che non solo non dobbiamo mangiarne, ma nemmeno possiamo toccarlo quell’albero: pena la morte!.

Effettivamente Adamo, volendo metterla in guardia, aveva accentuato il comandamento di Dio, forse, chissà, non fidandosi ciecamente di lei, le aveva, lui stesso, proibito persino di toccarlo quell’albero. 

Confortato da questa esagerazione di Adamo il serpente si decise a spingere Eva contro l’albero ed essa vide che non era successo nulla: non era morta!, anzi la corteccia profumava di buono, lui ancora, scosse un ramo e ne fece cadere alcuni frutti, ne addentò uno e tronfio e soddisfatto esclamò: Vedi? Non sono morto! Ne porse quindi uno a Eva che  titubante l’annusò e nuovamente sentì un buon profumo e non successe nulla: continuava a non morire, cauta, impaurita e sospettosa, ma astuta, sbucciò una parte di esso e assaggiò quella buccia, sentì che era molto buona e che ancora non era capitato nulla di male: continuava a vivere.

Vedi? sputò fuori il rettile: Non ti è successo nulla, non sei morta! Anzi… Solo la malevolenza di Dio ha dettato questo ordine, il buon creatore ha solo paura che mangiandolo diveniate come lui: conoscendo la differenza tra il bene e il male e scoprendo anche l’altro lato della vita; anche voi potreste creare altri mondi… diventando come lui. Voi che siete stati creati per ultimi affrancatevi da lui e siate i dominatori dell’intero universo. Dunque mangia del frutto e sarete liberi!

Allora, spinta dall’istinto di curiosità e trasgressione e resa sicura dalle parole del serpente, convinta che Adamo l’avesse ingannata, Eva addentò con i tutti suoi dentini il frutto proibito e… apriti cielo!

Come in film dell’orrore, con il boccone rimasto ancora di traverso, comparve l’Angelo della Morte, ma lei non si sentì perduta, Cazzo! Pensò: se muoio io Adamo resta vedovo e se ne farà costruire un’altra di donna e di me non resterà nemmeno il ricordo. E’ opportuno che faccia mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male anche a lui, e, per buon peso, anche a tutti ‘sti animali fastidiosi… così imparano a farsi dar da mangiare gratis!

Si sarebbe portati a pensare che anche l’azione del serpente fu quantomeno meno strana e fuori luogo perché da animale intelligente e ben dotato di qualità, l’alleanza con Satana non gli fruttò nulla, anzi gli creò un problema senza via d’uscita per tutti i secoli a venire (simbolo sessuale, ma portatore di disgusto e temuto  dalle donne), non un gioco, ma una situazione circolare che è tipica di stress nel cane che “si morde la coda”.

Eppure “l’uroburo”, il simbolo di un serpente che si morde la coda formando un cerchio senza inizio e senza fine che si rigenera continuamente è antichissimo: dai tempi dell’Antico Egitto ritrovato in un testo funerario dentro la tomba del faraone Tutankhamon, da Orapollo scrittore egiziano a Cosimo de’ Medici che ne ricevette i papiri dal viaggiatore Cristoforo  Buondelmonti, convinto di poter interpretare attraverso essi i geroglifici, passando attraverso lo gnosticismo, il primo cristianesimo.. All’alchimista Cleopatra di Alessandria d’Egitto che pretendeva, nel V secolo d. C., di produrre l’oro e scriveva nel cerchio del serpente che si morde la coda: “Tutto è il Tutto”, oppure “Tutto è Uno” (molto diverso dall’”uno vale uno” di ormai grillina memoria), riadattata da Plotino come: “Tutto è ovunque e tutto è uno e uno è tutto”, fino ad Antonio Canova che lo incise sul monumento funebre di Maria Cristina d’Austria e quello che circonda il cristogramma sulla tomba del cardinal Consalvi: esso è diventato alchemico simbolo eterno di unità, totalità del mondo, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico e l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione.

Per un serpente non è poi mica male però!?!

Mangiato lei il frutto, Eva dovette ricorre a tutti i suoi migliori espedienti femminili per convincere Adamo a fare altrettanto, ma lui da buon maschio si lasciò convincere senza troppa opposizione e ne mangiò; non ancora soddisfatta, ella lo diede anche a tutti gli altri esseri viventi affinché tutti da allora in poi fossero soggetti alla morte, tutti ne mangiarono e tutti sono mortali, solo l’uccello Malham, la Fenice, non cedette e non mangiò il frutto proibito e  in una leggenda ebraica si narra che Dio la premiò facendola vivere mille anni e alla fine di questo periodo l’uccello bruciava e dopo tre giorni nelle sue ceneri risorgeva da un uovo per vivere altri mille anni e così via; i soliti padri della chiesa accolsero questa favola ebraica e fecero della fenice e dei suoi tre giorni nella cenere il simbolo della resurrezione della carne, e la sua immagine è stata usata come altri addobbi iconografici nelle catacombe paleocristiane.

La fine della storia la conoscete: sentendosi nudi e crudi i due tapini si nascosero, la voce di Dio li inseguiva, Adamo tentò invano di strappare foglie dagli alberi per coprire le nudità, ma questi ritraevano le fronde inorriditi dal peccato, solo il fico cedette le sue foglie e un’impegnativa per la visita da un dermatologo… Furono cacciati dal paradiso terrestre e cominciarono una nuova vita e iniziò una nuova Storia, ma di questo ne parleremo nella prossima stagione!

Sappiate solo che da quel momento in poi non solo Lilith, ma anche Eva e tutte le donne a venire saranno associate, nella cultura giudaico cristiana, consciamente o inconsciamente, al serpente e al Male.

 Era nato il “peccato originale”, ma dovremo aspettare Agostino d’Ippona perché venga ratificato.

Secoli dopo, ormai molto vicini a noi, la scrittrice filosofa, paladina dei diritti delle donne, Simone de Beauvoir ebbe a dire che “la condizione della donna è stata molto immiserita dall’avvento del cristianesimo”.

E fu così che anche il piano b, ossia Eva, si rivelò un ulteriore fallimento per il creatore…


  Apostata Per Vocazione ritorna a settembre


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4 Comments

  1. Gabriele Monacis Reply

    Carissimo Guido,
    il tuo articolo mi ha fatto riaffiorare ricordi di passate scorribande innocenti quanto puerili, messe in atto per affermare la nostra posizione tra le persone. La detenzione domiciliare forzata per il Covid 19 e le sue varianti degli ultimi due anni, ha lasciato strascichi tra i più fragili, difficilmente ricucibili. Con le mascherine sono mancate non solo le espressioni facciali, ma abbiamo perso le carezze, gli abbracci, le strette di mano e tutte quelle piccole attenzioni, come prendersi sottobraccio, che rendevano la vita meno amara. Lentamente ci riprenderemo. Forse. Mi è venuta in mente, parlando della mela, la mela proibita di un genio della matematica inglese, Alan Touring che partecipò attivamente a decifrare, durante la seconda guerra mondiale, i messaggi in codice dei Tedeschi chiamato “Enigma”, salvando milioni di vite umane. Poi nel 1952 fu arrestato per omosessualità e sottoposto a castrazione chimica. Si suicidò mordendo una mela nella quale aveva introdotto cianuro di potassio. Apple ne ha fatto il suo logo. Touring realizzò la macchina Colussus antesignana del computer. Solo molti anni dopo il nome dello scienziato fu riabilitato.
    Altro riferimento alla mela lo riportano i lirici greci. Nei verdi anni della mia vita, giovane e bello ( si fa per dire), ricordo che venivo accarezzato teneramente dalla poesia di Saffo: “ Ti getto una mela, se la coglierai mi farai partecipe della tua fresca giovinezza, se la rifiuterai considera quanto effimera e passeggera è la stagione della bellezza”. Ho i brividi. Un sussurro nella brezza che smuove le fronde, fa ondeggiare i campi di fieno, increspa il mare. Se non siamo capaci di cogliere la bellezza, non potremo comprendere quanto sia profonda la nostra vicinanza all’uno assoluto al quale, è solo questione di tempo, un giorno saremo ricongiunti. Viviamo in una parentesi brevissima dell’eternità che ci vide e ci vedrà uniti all’assoluto. Mela più, mela meno ( nomen omen ). Così tanto per alleggerire un po’ il tema. Grazie Guido.

  2. Luca Menniti Reply

    Una mela si staccò da un albero e cadde in testa a Newton, ispirandogli la legge della gravità: direi che la mela ha sempre rivestito una certa importanza nella storia dell’umanità. E’ anche un frutto molto temuto dai dottori perché, a quanto pare, una mela al giorno leva il medico di torno.

  3. Claudio Savergnini Reply

    Leggendo questo articolo, arrivato al pomo della discordia, nella mia mente si sono accavallati alcuni pensieri e mi è venuto spontaneo fare una sorta di paragone.
    Per necessità di comprensione rispetto a quanto dirò più avanti devo aggiungere qualche ulteriore dettaglio alla vicenda mitologica ricordata come “il giudizio di Paride”.
    Avvenne dunque che Eris, la dea della discordia, non venisse invitata ad un banchetto nuziale e si risentì parecchio; per vendicarsi dell’affronto, portò allora sul luogo del banchetto una mela d’oro recante la scritta “per la più bella” e l’abbandonò tra i partecipanti alla festa. Il banchetto era organizzato da Zeus e, fra le dee presenti, tre che evidentemente si ritenevano le più attraenti, iniziarono subito a contendersi vivacemente il pomo. Zeus però non voleva essere coinvolto in certe beghe (anche perchè una delle litiganti era proprio sua moglie) e incaricò un mortale, Paride, a dirimere la questione.
    Ciascuna delle contendenti tentò allora di “corrompere” questo giudice estemporaneo con allettanti promesse… Atena promise a Paride di renderlo sapiente e imbattibile se avvesse proclamato lei come la più bella; Era, dal canto suo, si offrì di renderlo enormemente ricco e potente: così potente che, ad un suo gesto, addirittura interi popoli gli si sarebbero sottomessi… Afrodite invece, per aggiudicarsi la mela d’oro, garantì a Paride che avrebbe potuto ottenere l’amore della donna più bella del mondo! Paride, ingolosito da quest’ultima offerta, decretò quindi essere Afrodite la più bella delle tre, lasciando a lei la mela d’oro che da allora è nota come “il pomo della discordia”.
    A differenza dei tempi attuali, tempi in cui le promesse elettorali non vengono mai onorate, la dea Afrodite mantenne la parola facendo in modo che una certa Elena, moglie di Menelao, re di Sparta (a quei tempi ritenuta la donna più bella al mondo) si innamorasse perdutamente di Paride e che con lui fuggisse. Le conseguenze di questo “rapimento” portarono addirittura alla guerra di Troia e al suo lungo assedio. E qui mi fermo; queste sono le notizie essenziali che mi serviva evidenziare per poter fare un parallelo tra quell’avvenimento mitologico e i giorni nostri. Ho ravvisato, nei tentativi delle tre contendenti, una forte similitudine con le odierne campagne elettorali; l’unica differenza è che mentre Paride era da solo a decidere, noi chiamati al voto saremo qualche milione, ma ci troviamo grossomodo nelle stesse condizioni del personaggio mitologico.
    Siamo tutti come Paride: siamo chiamati a decidere quale partito è “il più bello” per affidargli simbolicamente la “mela d’oro” che però, concretamente, è rappresentata dai nostri denari! Stiamo vagliando le promesse elettorali dei vari schieramenti e dovremo decidere quale contropartita sarà per noi la più conveniente… abbiamo chi promette un milione di alberi (ricordate quello che prometteva un milione di posti di lavoro? ma con la miriade di disoccupati che abbiamo ancora, adesso offre gli alberi, così almeno possono andare a girarsi i pollici all’ombra); e cosa dobbiamo pensare dell’idea delle spese dentistiche gratis per tutti gli anziani? Nel 2014 lo stesso individuo proponeva già la dentiera gratis agli over 60 (è finita poi come per gli alberi: ha ridimensionato un po’ l’entità della regalìa, ma persiste nell’idea generale); e poi è sempre presente, sia a destra che a sinistra, l’immancabile progetto per una riduzione delle tasse! Vuoi mettere? Ma vi siete mai chiesti perchè è “sempre presente”? Dàì, con un piccolo sforzo d’immaginazione, ci arrivate anche da soli, senza che ve lo riveli…
    In conclusione, non si è mai visto nulla di quello che veniva sbandierato nei comizi e tutto sommato è stato un bene, perchè anche quella di oggi è una campagna elettorale che si è aperta con tante promesse, ma tutte senza un’adeguata copertura finanziaria! Tante buone idee, ma aventi il comune denominatore di farci aumentare ulteriormente il debito pubblico!
    Pur col suo pessimo carattere, quel pomo di oro massiccio la dea Eris almeno l’aveva messo di tasca sua!
    Avevo appena appreso che un partito di destra sembra favorito a uscire vittorioso dalle prossime elezioni quando ho letto l’articolo di Guido, dove si evidenzia che il mali dell’umanità hanno avuto origine da una mela e mi si è configurata nella mente una sorta di epìtome: eravamo partiti dalla mela dell’Eden e abbiamo visto come è andata; poi si è proseguito con un pomo e ne abbiamo appreso le ferali conseguenze… io non oso pensare come andrà, tra non molto, con i… Meloni!
    Siamo tutti come Paride, dicevo, chiamati ad una scelta che sarebbe anche semplice, potessimo dare credito a qualcuna delle svariate promesse, ma non dobbiamo ignorare che se per il giudizio di Paride gli Achei si trovarono coinvolti nella guerra di Troia, a noi Italiani, potrebbe toccare l’intervento della troika!

    P.S. (per chi ignorasse cos’è la troika) https://it.wikipedia.org/wiki/Troika_(politica_europea)

  4. Lorenco Reply

    Un sottile riferimento alla storia di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden. Un modo ironico di attribuire le colpe a un innocuo frutto, giocando con il concetto biblico della caduta dell’uomo.

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