Anagrammi

di Giuseppe Rissone Giuseppe Rissone

Come poter anagrammare la vita, cambiandone il significato…

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Sono oramai due ore che mi rigiro nel letto, Giulia dorme profondamente, io, nonostante la stanchezza, non riesco a prendere sonno. Penso e ripenso, ai miei progetti, alle cose che dovrò fare domani; basta mi alzo: apro il frigorifero, una pesca succosa e poi una sigaretta, fanno al caso mio. Ritorno a letto, finalmente gli occhi mi sì chiudono…

Sta lì, piccolo, armonioso, semplice: case, tetti, strade, alberi, scogli, danno l’impressione di essere sempre pronti a tuffarsi in mare, per una breve nuotata, per poi riprendere il posto consueto, senza che nessuno noti la loro assenza. L’abitato, seppure piccolo, non manca di nulla, anzi, sono tante le opportunità, le idee in circolazione, anche i villeggianti se ne impossessano con gran piacere. Via del Ponte 7, casa di un gradevole color salmone pastello, grandi finestre e porte verde scuro, tre i piani, otto le famiglie. Secondo piano, ampio pianerottolo, porta a sinistra, qui abita la famiglia Veniretti, padre, madre, figlio e figlia.

Lorenzo, il primogenito, esce tutte le mattine alle 7.00, dieci minuti a piedi, in salita, per raggiungere la stazione, pochi minuti d’attesa, poi sale in treno che lo porta in città, dove frequenta l’ultimo anno dell’Istituto d’Arte. Camminare per le strade deserte, coglierne i profumi, per Lorenzo è una magnifica sensazione, solo il pedalare di qualche bicicletta, interrompe questa magica realtà. Lorenzo, rientra nel primo pomeriggio, un pasto frugale, poi studio, ma anche tanto svago: interminabili partite a pallone, giri in bicicletta, e quando il tempo non lo permette, steso sul letto della sua camera, ascolta musica oppure legge i giornali sportivi, il suo cuore batte per la Juventus, cruccio per il padre, tifoso Sampdoriano.

Irene, più piccola di circa sette anni; per lei la sveglia suona leggermente più tardi, quando il blu del cielo lascia il posto all’azzurro; quest’anno è un po’ speciale per lei, frequenta la prima media, nuovi insegnanti, nuovi compagni, nuovo edificio, nuove materie, ma la novità che la eccita maggiormente e quella di potersi recare a scuola da sola, l’edificio è a pochi passi da casa. Irene, rientra per l’ora di pranzo, un’occhiata ai suoi giocattoli preferiti, poi i compiti, il resto del pomeriggio lo passa ai giardinetti con le sue amiche: altalena, scivolo e tanti altri giochi semplici.

Giulia, la mamma, è sempre la prima ad alzarsi, apre le grandi imposte verdi della cucina, si ferma un istante guardando con intensità l’umore del mare, poi accende la grossa radio, sistemata sulla credenza, sintonizzata sempre sulla stessa emittente. Prepara la colazione per tutti. Giulia, lavora come commessa in un negozio, dove sono venduti graziosi lavori fatti a mano, centrini, tovaglie, pizzi.

Eugenio, il papà, si alza di solito per ultimo, arriva in cucina barcollando, salutando figlia e moglie, il figlio è già alle prese con le lezioni. Eugenio, lavora in una piccola casa editrice del luogo, scrive storie per l’infanzia, sbriga anche molte altre incombenze: smista la posta, risponde al telefono, si reca all’ufficio postale, tutto questo perché la casa editrice è piccola, bisogna adattarsi, ma questo gli permette di guadagnarsi da vivere, scrivendo, il suo sogno. Nel cassetto conserva, appunti, bozze di almeno tre romanzi, che spera un giorno di poter pubblicare. Nel suo ufficio, grandi scaffali alle pareti, zeppi di libri, riviste; una grande scrivania, penne, fogli bianchi, quaderni, agende, telefono, computer, alle spalle una grossa bacheca, dove spilli e puntine permettono a fogliettini, multicolori e multiformato di ricordare appuntamenti, riunioni, numeri telefonici, cose da sbrigare.

La scrivania, è collocata vicino alla finestra, l’edificio dove ha sede la casa editrice, si trova nella parte alta del paese, pertanto la vista sul mare è garantita, quante volte Eugenio si è soffermato su quella vista, destato solo dalla voce urlante del titolare. Quando non è al lavoro, ama fare lunghe passeggiate, leggere e ascoltare musica; ma quando l’umore è un po’ giù, niente di meglio che sedersi sugli scogli prospicienti il mare, meglio ancora con il mare in burrasca e grosse nuvole a volteggiare nel cielo.

Eugenio, non disdegna il cinema; anche se bisogna spostarsi nel paese vicino, poiché nel suo non è presente una sala cinematografica, non disdegna assistere a competizioni sportive: pallanuoto, calcio e rugby i preferiti.

Dalla finestra della stanza da letto, arriva un debole chiarore, sintomo della presenza di nuvole. Decido di alzarmi, gli altri componenti della famiglia stanno ancora dormendo, percorro il corridoio con molta fatica, arrivo in tinello, apro la persiana, il cielo è spalmato di nuvole, il panorama: palazzi, palazzi, ancora palazzi. Non c’è traccia del profumo salmastro del mare, delle case color pastello, degli infissi verde scuro. Solo ora mi rendo conto che era tutto un sogno. Chissà se anagrammando la parola sogno, si possa ottenere la parola realtà?


Le Microstorie ritorna mercoledì 19 gennaio 

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