Invito A Cena

di Laura Rissone Alessandro Barcella

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Dal 1968 a Milano un’associazione aiuta le persone senza fissa dimora a cambiare vita e tornare attive nella società

Primo appuntamento del 2022 con le interviste ad Associazioni e Cooperative Sociali, ad aprire le “danze” l’associazione Cena dell’Amicizia di Milano, dalla “voce” di Massimo Acanfora volontario storico, ringrazio Claudia Polimene dell’Ufficio Comunicazione dell’associazione per la collaborazione.

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Qual è stata la “scintilla” che ha portato alla fondazione della vostra associazione e quali sono i suoi fini principali? Era il maggio 1968 quando alcuni ragazzi hanno avvicinato le persone senza dimora che dormivano in piazza Leonardo da Vinci a Milano – Città studi – e, semplicemente, li hanno invitati a cena nella vicina parrocchia di San Giovanni in Laterano. Questa storia di amicizia dura da 53 anni e si è allargata a tantissime persone con problemi di grave emarginazione e ha visto aprire nel tempo numerosi servizi tesi a raggiungere l’obiettivo dell’associazione, quello di permettere alle persone senza dimora di cambiare la propria vita e di tornare a essere parte attiva della società.

La rubrica “gli altri siamo noi” va alla ricerca delle piccole realtà sociali e solidali della penisola, essere “piccoli” – e quindi con un raggio d’azione in un territorio circoscritto – comporta vantaggi o svantaggi? Per noi essere “piccoli” significa lavorare con lo spirito iniziale, quello in cui si incontrano le persone una ad una e ci si prende carico di ciascuna di loro. La città di Milano è grande e piccola allo stesso tempo: in questo contesto noi abbiamo scelto di rimanere relativamente piccoli, anche se sappiamo che è più difficile trovare nuovi donatori oppure avere l’attenzione dei media e delle istituzioni. Peraltro per il 50esimo compleanno abbiamo ricevuto l’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza civile milanese.

Quale progetto e/o attività può essere definito il vostro “fiore all’occhiello” e quale sperate di tirar fuori un giorno dal cassetto? Sono tutti importanti. Gli appartamenti protetti sono forse la più genuina rappresentazione di come Cena dell’Amicizia impatta sulla vita dei suoi “Ospiti”: la casa, una vera casa, infatti è il miglior viatico per ritornare a essere una parte attiva della società e iniziare una nuova vita. Tante persone lo hanno già fatto.

In base alla vostra esperienza, la vita delle associazioni nel nostro paese è sostenuta oppure ci sono delle difficoltà che ne impediscono la crescita e in alcuni casi la sopravvivenza? Le organizzazioni di volontariato sono un presidio che integra l’attività della pubblica amministrazione. A volte purtroppo è costretta a sostituirsi all’ente pubblico, là dove quest’ultimo non è in grado di raggiungere i cittadini meno fortunati e più difficili da contattare. Il nostro è un lavoro a bassa soglia. Detto questo la collaborazione con il Comune di Milano è duratura e positiva. In termini più generali, il limite più evidente della cosiddetta sussidiarietà sono i vincoli di bilancio delle pubbliche amministrazioni e una certa… lentezza della burocrazia.

Bradipodiario è un progetto che fa della lentezza, della sobrietà, della solidarietà, dell’ironia i suoi punti di riferimento, quali sono i vostri? La capacità collettiva. L’associazione Cena dell’Amicizia è tale perché è fatta di tante persone con talenti ed esperienze diverse. Dove non arriva uno l’altro può risolvere i problemi che via via si devono affrontare. E poi una storia radicata in un pensiero solidale ma non paternalista. Ci mettiamo a un livello paritario con le persone che incontriamo, ad esempio sedendoci a tavola con loro nella “Cena del martedì”, la prima nata delle nostre attività.

Come sono cambiate le vostre attività in questo periodo di isolamento e di restrizioni? L’attività che ma maggiormente risentito delle restrizioni per l’emergenza sanitaria è stata la Cena del Martedì, il nostro momento di condivisione di cibo, parole e amicizie tra volontari e ospiti. Nel 2020 e metà 2021 non si è potuta svolgere “normalmente” ma i volontari non si sono mai fermati! Hanno organizzato una distribuzione di pranzi e soprattutto una rete di assistenza telefonica. I Centri residenziali e gli appartamenti protetti invece sono riusciti a portare avanti le proprie attività in tutto il periodo.

Per terminare l’intervista… vi lasciamo uno “spazio bianco” per raccontarci quello che preferite…

Siamo felici di portare bene i nostri 54 anni e che tanti volontari e persino alcuni operatori professionali siano in Cena da una vita e che siano passati da noi un incredibile numero di volontari dai giovanissimi ai senior: vuol dire che la nostra causa è coinvolgente per tutti.


Gli Altri Siamo Noi ritorna martedì 1 marzo


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2 Comments

  1. Giorgio Trojsi Reply

    Una presentazione efficace di una importante associazione che da oltre 50 anni lotta contro la grave emarginazione

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