Storia Di Un
Eco Villaggio

di Giuseppe Rissone torrisuperiori.org

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Da circa quarant’anni un ecovillaggio in un borgo medievale ligure

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Dopo il piacevole incontro con Heidi Aellig dello scorso appuntamento, dalle Marche mi sono spostato in Liguria, esattamente nel villaggio medievale di Torri Superiore, un piccolo gioiello di architettura popolare situato ai piedi delle Alpi liguri, a pochi chilometri dal mare di Ventimiglia e dal confine francese. Il borgo è originario del XIII secolo, strutturato in tre corpi principali con più di 160 stanze, tutte collegate da un intricato labirinto di scale, terrazze e vicoli, con soffitti a volta (a botte o a crociera). La superficie totale coperta sfiora i 3000 mq. La pietra utilizzata per le costruzioni è di origine locale ed è stata ottenuta da depositi marini presenti nella valle, oppure dall’alveo del fiume Bevera. La calce naturale utilizzata nella malta proveniva da pietre rinvenute anche nell’alveo del fiume, dove veniva estratta la sabbia.

Il paese di Torri è citato per la prima volta in un documento del 1073, l’origine dell’insediamento è incerta e potrebbe risalire alla fine del XIII secolo, periodo di grandi disordini sociali e religiosi. Questo spiegherebbe il suo aspetto peculiare, una rocca che potrebbe offrire protezione ai suoi pochi abitanti, ed è notevole per la sua altezza (otto livelli dalle fondamenta ai tetti) e larghezza. Le ultime parti del borgo furono costruite presumibilmente intorno alla fine del 1700, quando il paese raggiunse la sua massima popolazione. Rimangono tracce della vita in comune, un ampio salone adibito forse a cucina comune, un forno a cielo aperto e un intricato e fitto schema di stanze e terrazze che creano effetti inaspettati e suggestivi.

Prima di descrivervi questo interessante incontro devo porvi una domanda, sapete cosa sono gli eco villaggi? In Italia sono oltre 40, realtà comunitarie nella quale più persone, non tutte appartenenti alla stessa cerchia familiare, decidono di vivere e costruire delle basi comuni per portare avanti un progetto di vita sostenibile, a livello ecologico, sociale, spirituale ed economico. Alcuni di essi sono coordinati dalla Rete Italiana Villaggi Ecologici.

70 esploratori italiani, divisi in gruppetti da 4 o 5, sono andati alla scoperta degli eco villaggi in tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di raccontare attraverso le pagine di un libroVivi gli ecovillaggi d’Italia– scritto da 23 coautori – queste esperienze, il progetto nato nel giugno 2020 è quello di scoprire e comunicare al grande pubblico la progettualità e le soluzioni della vita comunitaria in Italia. La vita negli eco villaggi non è solo un’alternativa alla vita cittadina, i modelli di cooperazione che propongono e le migliori pratiche che le persone realizzano ogni giorno vivendo in comunità e nella natura, hanno ispirato gli obiettivi per il 2030 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Dopo questa breve spiegazione possiamo tornare alle porte di Ventimiglia per conoscere dettagliatamente il villaggio di Torri Superiore. Il villaggio è stato in gran parte restaurato ed è ora aperto all’ecoturismo, per corsi, incontri e programmi di educazione ambientale, ed offre anche una struttura ricettiva per soggiorni e vacanze in un ambiente ricco di suggestioni. Le attività a Torri Superiore sono gestite da tre organismi interrelati e in parte sovrapposti: l’Associazione, la Cooperativa e la Comunità.

L’Associazione è stata fondata nel 1989 con lo scopo sociale di restaurare e ripopolare il villaggio medievale in stato di abbandono, di sostenere la creazione di una comunità residente, e di contribuire alla creazione di un eco villaggio e di un centro culturale aperto al pubblico.

La Cooperativa fondata nel 1999 da membri dell’Associazione Culturale, è un’impresa non a fini di lucro, che crede nei valori della partecipazione diretta dei soci, in cui potere e responsabilità siano condivise. Dal maggio 2020 sì è trasformata in  “Cooperativa Sociale di Comunità”, forma societaria che riflette meglio la natura dell’ impresa comunitaria e consente una più efficace collaborazione con altre cooperative sociali del territorio, come la SPES di Ventimiglia. La Ture Nirvane è formata da 7 soci ed impiega 5 persone, in maggioranza soci e donne. Viene sostenuta a titolo volontario dalla comunità residente in compiti quotidiani come gli acquisti, le pulizie e la cucina.

La comunità residente a Torri Superiore è partita con un primo piccolo gruppo nel 1993, ed ora conta circa 20 membri permanenti, tra cui 8 bambini e adolescenti. Un progetto comune di ricostruzione del paese abbandonato, educazione e vita responsabile a basso impatto ambientale. Ogni nucleo familiare ha un’unità abitativa con cucina propria, ma i pasti vengono quasi sempre consumati insieme nei locali comuni della foresteria, pratica interrotta dalla pandemia. I residenti della comunità seguono le attività quotidiane, l’organizzazione di eventi, celebrazioni, feste, attività artistiche, coordinano le gestione dei cantieri di restauro, e sviluppano i programmi di agricoltura (che al momento comprendono una produzione di olio di oliva in collaborazione con agricoltori locali, verdura e frutta per autoconsumo). La comunità si incontra una volta alla settimana e prende le proprie decisioni in base al metodo del consenso.

Così la comunità spiega sul proprio sito il “metodo del consenso”: Il metodo decisionale del consenso si fonda sulla responsabilità di tutti i membri del gruppo ed evita le spaccature tra maggioranza e minoranza che possono minare il clima interno e la fiducia tra le persone. Richiede la disponibilità al dialogo e all’ascolto reciproco, per cercare punti di incontro e accordi che soddisfino il più possibile le esigenze di tutti i membri. La prima fase di ogni decisione è il dibattito: ogni proposta viene presentata da un referente e discussa apertamente da tutti i partecipanti, che possono apportare modifiche, anche sostanziali, fino a giungere ad una formulazione finale condivisa da tutto il gruppo. In fase decisionale si possono assumere tre posizioni: chi dà il proprio consenso garantisce anche una partecipazione diretta alla realizzazione del progetto; chi sta da parte si dichiara d’accordo, ma non partecipa per motivi personali. La terza posizione è il blocco, una posizione che deve essere spiegata apertamente a tutti. In presenza di un blocco (anche espresso da una sola persona) la proposta non viene approvata. La nostra comunità usa il metodo del consenso da molti anni, con risultati soddisfacenti. Nel caso di nuovi residenti, per noi vale anche il blocco per motivi personali.

Per entrare a far parte della comunità è necessario frequentare l’ecovillaggio in modo continuativo, conoscere personalmente tutti i residenti e quanti più soci non-residenti possibile. Dopo un primo periodo di conoscenza reciproca, è possibile presentare domanda come “candidati residenti” e, se la comunità è d’accordo, iniziare il periodo dell’anno di prova. Ogni tre mesi il percorso di inserimento del candidato/a viene esaminato e si decide se proseguire o meno l’esperienza. Al termine, se l’esito è favorevole, si entra a far parte della comunità a tutti gli effetti. I candidati, come tutti i residenti, devono assumersi l’onere del proprio mantenimento (cibo e spese di alloggio).

Un progetto particolare e articolato, che v’invito a conoscere meglio attraverso il sito e all’articolo di Daniel Tarozzi scritto per Italia Che Cambia. L’esperienza degli eco villaggi oppure progetti alternativi alla vita in città, rispondono a una domanda non banale e non così minoritaria o utopistica.


Tempo Lento ritorna martedì 3 maggio

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