Scuola Chiama
Educazione Civica Risponde

di Laura Martini google.com


Il cambiamento è una porta che si apre solo dall’interno (Tom Peters)


Dall’anno scolastico 2020/2021 è stata reintrodotta, dopo essere stata rimossa nel 1990 dai programmi scolastici, l’Educazione Civica come disciplina d’insegnamento in tutti i gradi d’istruzione.

Tutti gli Insegnanti sono coinvolti nella fase di programmazione, ogni disciplina infatti contribuisce e sceglie quali aree tematiche seguire e le conseguenti linee guida: studio della Costituzione e Legalità, Sviluppo Sostenibile e Cittadinanza Digitale.

Ciascun macro-argomento, si declina poi in contenuti di apprendimento che sviluppano le capacità individuali in termini di educazione alla socialità, consapevolezza dei propri diritti e doveri, del ruolo delle Istituzioni e di come vivere la Cittadinanza.

Attraverso lezioni di teoria e pratica si cerca di inquadrare ogni problematica in atteggiamenti di apertura e sguardo verso il futuro, attraverso una didattica il più possibile attiva e coinvolgente.

Aprire la scuola al mondo circostante consente, non solo di attuare progetti interessanti, di rottura didattica rispetto alle solite programmazioni, dove gli studenti troppo spesso sono passivi durante le lezioni, ma soprattutto apre la strada alla possibilità di cambiamento, seguendo finalmente una linea innovativa che implica la volontà di ciascun Docente di rinunciare in parte alla propria zona confort.

In questo senso e, non lo dico solo per esperienza personale, l’Educazione Fisica è l’ambito privilegiato dove rendere visibile il contributo dell’Educazione Civica nel sistema scolastico: l’alleanza tra Educazione Civica e Sport è un legame imprescindibile, dato soprattutto dall’immediatezza che offre l’azione pratica nella relazione con gli altri, che è in fondo la base primaria di tutte le regole della convivenza civile.

Tradurre queste regole attraverso il movimento ludico, aiuta a comprendere il motivo per cui devono essere perseguite e accettate, il linguaggio del corpo infatti le valorizza completamente, in quanto l’aspetto morale e civile passano direttamente attraverso una presa di coscienza personale.

Fin dalla prima infanzia educare al movimento significa educare alla responsabilità, ad assumere il proprio ruolo nel mondo, a confrontarsi con gli altri e a rispettarli; la funzione sociale dello Sport sta proprio nell’usare l’azione per gestire conflitti, fare squadra e rendere la scuola più moderna, sostenibile e inclusiva.

Dato che la politica non ci viene certo in aiuto su questo fronte, visto il comportamento imbarazzante che ci ha trasmesso anche durante un’elezione così importante come quella del Presidente della Repubblica, i Docenti possono invece utilizzare l’Educazione Civica come veicolo coraggioso verso un cambiamento che possa avvicinare i nostri studenti al mondo reale come cittadini del mondo.

Rivitalizzare la scuola significa quindi guardare con fiducia al futuro, impegnarsi in prima linea anche oltre le 33 ore annuali richieste dal Ministero, accompagnando i ragazzi/e con passione e con l’esempio personale verso il raggiungimento di valori importanti, dove diritti e doveri non siano una banale lista della spesa, ma un modo solidale di agire non solo per se stessi ma per il bene comune.

Non serve istituire un Comitato tecnico-scientifico di esperti che generino un nuovo livello di riflessione sul nostro vivere civile, ultima idea del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, ma è meno dispendioso e più utile creare, nei limiti dettati ancora oggi dalla pandemia, occasioni d’incontro con persone qualificate che spieghino professionalmente argomenti importanti come il cyberbullismo, l’Agenda 2030, la Costituzione e stimolino i nostri studenti a una riflessione che li porti ad essere protagonisti della vita sociale.

Questo approccio potrebbe creare all’interno della singola classe un semplice governo dove dare spazio a un confronto di idee che promuova un apprendimento cooperativo, che parta da esperienze vissute e li educhi ad essere sempre se stessi.

Credo quindi che al di là delle singole competenze, degli obiettivi didattici e formativi, dei contenuti e delle conoscenze, che servono a volte solo per arrivare a formulare una valutazione finale, il vero motivo di insegnare Educazione Civica a scuola, stia nella speranza di poter abbattere alcuni muri, spesso invisibili, per costruire invece dei ponti, che siano un passaggio solido di crescita culturale, umana ed emotiva.


Sportivamente Prof ritorna venerdì 29 aprile


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