Baricco

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.»

Il proemio dell’Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti… e in un istante ci ritroviamo proiettati tra i banchi di scuola! Quanti di noi lo ricordano dai lontani o vicini (dipende dall’età) ricordi scolastici? Probabilmente molti, nonostante il fatto che ora si prediligano traduzioni più moderne e vicine all’italiano corrente. Quindi, questo cos’è? Un invito a leggere l’Iliade? L’Iliade?! No, dai, scherziamo, vero? Non è stato sufficiente sorbircelo a scuola ‘sto mattone d’un poema?! Eh, già le sento queste obiezioni.
In realtà, più che dell’Iliade vorrei parlarvi di una rivisitazione, o meglio di una riscrittura del poema, tentata più di una decina d’anni fa da Alessandro Baricco. Partendo dal suo sogno di portare l’opera di Omero in teatro, lo scrittore piemontese ha trasformato la poesia in prosa e ha creato ventun monologhi in cui a raccontare l’assedio e la caduta di Troia sono i protagonisti stessi. Omero prima di tutti era un aedo, il cantore delle gesta di dei, uomini ed eroi e nella versione di Baricco ogni protagonista canta la “sua” versione della guerra.
La lacerazione che vive Elena, costretta a diventare sposa del rapitore Paride e a convivere con il rimpianto di non aver avuto il coraggio di abbracciare la morte pur di risparmiare lutti infiniti a greci e troiani. L’orgoglio spropositato di Achille, che rifiuta qualsiasi supplica ad abbandonare la propria ira e si rifugia in un’asettica contemplazione della battaglia. Patroclo, che vede morire i suoi compagni ad uno ad uno e prende la decisione che lo porterà inesorabilmente alla morte. Il dolore di Andromaca, che vede il suo amato sposo, Ettore, scontrarsi con Achille, certa che soccomberà ad un tragico destino. La morte di Achille, a cui partecipano, disperati, anche i cavalli che lo hanno riportato in battaglia: “…avevano cavalcato a fianco dell’uomo, e da lui adesso imparavano il dolore: perché non c’è nulla sulla faccia della terra, nulla che respiri o cammini, nulla di così infelice come l’uomo.”. E poi, commovente, a parlare è il fiume che divide greci e troiani, che non scorre cieco in mezzo agli uomini e che è stanco di tutto il sangue versato in tanti anni di guerra, che chiede una tregua a tanta insensata violenza.
In questo coro di voci, umanissime, che si alternano, in realtà ad emergere come protagonista incontrastata è la guerra. D’altra parte l’Iliade è il poema della celebrazione della guerra, dell’eroismo a tutti i costi, degli scontri all’ultimo sangue. Perché, tesi che sostiene Baricco, anche se si è restii ad ammetterlo, la guerra esercita sull’uomo una fascinazione a cui difficilmente si riesce a sfuggire. Anche se la guerra è un inferno, è un inferno al quale gli uomini non riescono e non vogliono sottrarsi. Solo quando l’uomo troverà una Bellezza altra, più chiara, e sublime, e accecante della guerra, ecco, solo allora l’uomo rinuncerà per sempre alla guerra e accetterà la pace come destino ultimo dell’umanità.
Si può essere o meno d’accordo con la tesi di Baricco, che l’uomo non riesca a sottrarsi alla guerra, perché essa in realtà sia bella ed affascinante. Una cosa per me è sicura, a distanza di tanti anni, nel ritrovarmi immersa nella lettura di queste vicende di antichi eroi. Gli scontri corpo a corpo, l’efferatezza dei gesti, l’implacabilità dell’odio in queste gesta così antiche, eppur così vicine a noi, gridano forte a tutti noi l’insensatezza della guerra, di tutte le guerre. Alla fine della lettura proprio il poema celebrativo della guerra, secondo me, è il miglior manifesto possibile contro la guerra. E forse ricordarcelo male non fa, in questi tempi bui in cui odio, razzismo ed egoismo rinfocolano ovunque nuovi conflitti.

SARA MIGLIORINI

Foto: Sara Migliorini

Il Bradipo Legge ritorna lunedì 17 Giugno

One Comment

  1. Paolo Santangelo Reply

    Grazie Sara per questo ricordo dell’iliade che mi fa rivivere le emozioni dei suoi eroi con tutte le loro fragilità umane. Come si può dimenticare l’incontro struggente tra Ettore e Andromaca così attuale a distanza di quasi 3 mila anni. Le emozioni non hanno tempo. Grazie Sara

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