Ospitalità

di Enea Solinas

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Un po’ di antica saggezza per continuare a volare stando coi piedi per terra.

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Uso deliberatamente l’incoerenza in modo un po’ surreale. Ma penso che l’azzardo riveli qualcosa di vero (molto più facile e d’effetto che non una effettiva tensione al sublime… il surrealismo ha sempre un ché di puerile più che di onirico).

Giocare con le parole è molto più facile (talvolta scivoloso) che non con il sentire. Ma tra l’uno e l’altro dovrebbe corrispondere un’istanza se non di verità (concetto angusto anche quando umilmente ridotta alla v minuscola, cioè relativizzata), quantomeno di sincerità.

Si può volare stando coi piedi per terra se si accetta il gioco metaforico. In uno sketch di famoso trio comico milanese ho recuperato questa definizione (che forse è un’originale citazione passata per invenzione estemporanea, surreale appunto): la metafora è una bugia beffarda al servizio della verità.

Non approfondisco qui la filosofia della finzione, l’illusione, l’inganno, l’ambivalenza del senso o l’ambiguità esibita.

Maya e il suo Velo ha una ricca tradizione orientale e certe scuole di pensiero attestano valore di verità sia alla realtà che alla sua elusione o infrazione.

Mi piace intendere come fertile la metafora del virus e investigare, senza esagerazioni, le sue pertinenze col vivere e col sentire.

Questo sia perché la questione trascende l’individualità … sia perché ahimè il resto delle cronache storiche ci riporta a fare i conti con i rimossi del ‘900: persistenza della divisione Est – Ovest; guerre che si estendono su più piani d’azione; dislivello e speculazioni conseguenti che la presenza di una lotta di classe in atto, che da decenni si svolge aumentando le disparità.

Il virus è una chiave metaforica interessante e apre a nuove possibilità e visioni.

Innanzitutto è fenomeno globale biosociale. Riguarda l’ecosistema biosociale e quindi presuppone Darwin a Marx.

Questo intreccia un’analisi politica più affine con il tempo e le crisi che stiamo vivendo. Non esclude il piano economico, ma include questo in un orizzonte più vasto, incerto ed indeterminabile. Ma ci invita quanto mai all’attenzione verso le implicazioni e alla corresponsabilità di fronte a fenomeni apparentemente Macro, che però possono essere reciprocamente influenzati dalla volontà di comprensione e conoscenza.

Un virus è un organismo estremamente reattivo e diverso da altre categorie biologiche. Si propaga e moltiplica per ospitalità.

Questo ci rammemora che siamo ospiti innanzitutto del presente – essendo costituiti di tempo, oltre che di un corpo. Ma che siamo anche ospiti del passato e delle possibilità future.

Poi che ancorché animali sociali, siamo – al di là di qualsivoglia teoria psicologica e costrutto culturale – animali e basta… in noi sopravvive e si esprime più o meno latente una parte primitiva, preistorica.

Poi siamo ospiti della Terra che vola nel vuoto interstellare insieme al resto del sistema solare e della galassia.

Basterebbe questa caratteristica peculiare a renderci cara la caratteristica che ci rende analoghi al virus. Non è la prima volta che ci penso e che lo scrivo.

Occorre sottolineare a scanso di equivoci e vuoti di senso, esplitare la duttilità di questo termine “ospite”, che indica sia il soggetto ospitante che quello ospitato. E bisogna aggiungere “transitorio”, come per abituarsi all’idea di indeterminatezza e impermanenza che assurgono a paradigmi significativi.

E tuttavia siamo animali sociali (cioè politici) e non bisogna denigrare questa caratteristica, se è vero che al di là di strutture e organizzazioni, ciò che ci contamina culturalmente e a livello antropologico, sono le comunità. E la loro intrinseca necessità di un’autoregolamentazione. (Altrimenti si correrebbe il rischio di anomia, più che anarchia).

Al termine comunità paradossalmente si può contrapporre il termine immunità (evidenziato in modo più degnamente argomentato da Esposito nella dicotomia Comunitas/Immunitas).

Forse più che un antivirus, le comunità dovrebbero intendersi proprio come la risposta antica e saggia all’immunità dettata da scelte opinabili e cause di forza maggiore. Un virus anch’esso che può offrire occasione di contagio, empatia e diversamente da tanta indifferenza anche di compassione. Come fosse una malattia grazie alla quale ci si rafforza reciprocamente.

In questa parziale e incerta declinazione non pietistica, forse ci sono gli anticorpi di qualcosa di più problematico e meno fisiologico dell’anarchia (che è anche indice di sana rottura). Il nichilismo, che certo m’inquieta perché conferma lo status quo e non fa altro che reiterare perversamente lo stallo e la tendenza che non ha portato altro se non disastri.

Dubito fortemente che si possa esprimere di questi tempi una possibilità di rifuggire dal nichilismo, se non innanzitutto resistendo alla tentazione di considerare tutto perduto o prestabilito.

Come dice un saggio canto popolare “How l’ing? Not long! ‘cause what you reap is what you sow”.

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Foto: Enea Solinas

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Cronache Del Dopo Virus ritorna lunedì19 dicembre

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