L’Inquinamento Atmosferico

di Giovanni Bresciani

 

L’articolo è stato pubblicato il 2 novembre 2023

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L’aria che respiriamo può “condizionare” il sistema respiratorio

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Il fumo è una delle cause che danneggiano il nostro organismo – sull’argomento concentreremo la nostra attenzione in uno dei prossimi appuntamenti – ma sono anche altri i motivi che provocano danno al nostro organismo, come l’inquinamento atmosferico. Come sempre dalle relazioni di Ernesto Bonini – giornalista, che da oltre sei lustri svolge attività nei settori medico-scientifico, socio-sanitario e socio-assistenziale – tratte dalle Conferenze organizzate dall’Associazione Più Vita In Salute, pongo alla vostra attenzione l’intervento della prof.ssa Caterina Bucca, specialista in Medicina Interna, Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Torino, sul tema Malattie delle vie aeree e stili di vita.Vi ricordo che sono riprese le conferenze, periodo autunnale 2023qui trovate il programma completo. Buona salute a tutti.

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«Facciamo i conti non solo con il fumo – ha esordito la professoressa Bucca – ma anche con l’aria che respiriamo a causa soprattutto dell’industrializzazione, in quanto produttrice di sostanze gassose e particolate e che hanno una tossicità tale da “condizionare” il nostro sistema respiratorio. Respiriamo particole che costituiscono materiali trasportati dall’aria quale conseguenza di emissioni di polveri, fumi, fuliggine e quant’altro». I riferimenti sono al particolato sospeso che è costituito dall’insieme di tutto il materiale non gassoso in sospensione nell’aria. 

Il rischio sanitario legato alle sostanze presenti in forma di particelle sospese nell’aria dipende, oltre che dalla loro concentrazione, anche dalla dimensione delle particelle stesse.  «Le particelle di dimensioni inferiori – ha spiegato la relatrice – costituiscono un pericolo maggiore per la salute umana, in quanto possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. Approssimativamente: le particelle con diametro superiore ai 10μm (micrometri) si fermano nelle prime vie respiratorie, le particelle con diametro tra i 5 e i 10 μm raggiungono la trachea e i bronchi, le particelle con diametro inferiore ai 5 μm possono raggiungere gli alveoli polmonari». Nell’agglomerato urbano i veicoli a motore sono responsabili del 70-80% dell’inquinamento dell’aria che respiriamo. In effetti l’inquinamento è la maggior causa ambientale di malattie e morti premature (9 milioni all’anno), soprattutto tra i soggetti poveri ed emarginati, oltre all’infanzia. Fattori che influenzano le dosi di particelle inalate sono quelli individuali: pazienti con bronco-pneumopatia-cronico-ostruttiva (BPCO), asma bronchiale, enfisema e altre malattie dell’apparato respiratorio; ma anche l’incapacità di detersione delle vie aeree favorisce maggiormente l’inalazione di inquinanti. I sintomi di queste inalazioni sono irritativi delle vie aeree, tosse, ipersecrezione di muco (catarro) tali da ripercuotersi sulla funzione respiratoria. L’inquinamento atmosferico, inoltre, ha un costo molto elevato per la morbilità e la mortalità a causa delle malattie respirtatorie non trasmissibili.  Cosa fare, dunque, per arginare il problema?  «Se si investisse anche un solo dollaro per la riduzione degli inquinanti atmosferici – ha suggerito la relatrice – si prevederebbe un possibile miglioramento della salute e quindi un beneficio economico.  La rimozione del piombo dalla benzina (1975), ad esempio, ha prodotto la riduzione della concentrazione di piombo nel sangue della popolazione, cui è seguito l’aumento della capacità cognitiva nei bambini ed un altrettanto conseguente notevole beneficio economico».

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In effetti, un programma di prevenzione dell’inquinamento atmosferico dovrebbe rientrare in una adeguata pianificazione del Paese. L’impatto degli inquinanti sull’uomo dipende dalla zona di produzione degli inquinanti e dalla loro dispersione. Le grandi sorgenti localizzate lontanto dai più grandi centri abitati, disperdono nell’aria a grandi altezze, mentre il riscaldamento domestico ed il traffico producono inquinanti che si liberano a livello del suolo in aree densamente abitate. Come conseguenza, le sorgenti mobili e quelle fisse di piccole dimensioni contribuiscono in modo maggiore all’inquinamento dell’aria nelle aree urbane e attentano alla salute pubblica molto di più di quanto non si potrebbe supporre facendo un semplice confronto quantitativo fra i vari tipi di emissioni. Ma non solo. Secondo la relatrice un programma di prevenzione dovrebbe prevedere la riduzione delle fonti di riscaldamento, limitare gli spostamenti per il lavoro, limitare l’inquinamento domestico (ad esempio sostituire le stufe a pellet), areare costantemente gli ambienti avendo cura di non avvalersi di arredi che contengono formaldeide in quanto incrementerebbero l’atmosfera di esalazioni, pulire gli impianti di condizionamento, etc. La prof.ssa Bucca è andata oltre suggerendo di alimentarsi con cibi antiossidanti al fine di incrementare le difese immunitarie, esporsi al sole più sovente… per quanto possibile. È bene, infine, combattere anche l’obesità in quanto la stessa favorisce le apnee notturne, abolire l’assunzione di droghe (eroina e cocaina in particolare) che, se inalate, possono causare gravi malattie respiratorie.

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Foto di copertina: pixabay.com

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2 Comments

  1. Enea Solinas Reply

    Domanda di rito, di cui ho avuto modo di sentire diversi pareri ma quasi tutti concordi.

    A scanso di equivoci e per completezza la pongo anche qui su Bradipodiario: le mascherine servono a qualcosa per l’inquinamento in città nel traffico?
    Solo parzialmente?
    Per nulla perché troppo sottili le polveri e i gas inquinanti?
    E se sì, che tipo di mascherine s’intende?
    Le diventate famose per via del Covid FFP2 sono valide?

    Io ho il ricordo di periodi non brevi ( un mese almeno) passati lontano dalla città in campagna o in vacanza marittima e la netta sensazione di crampi all’ addome a seguito della fatica respiratoria…

    Mi sovviene un’ altra domanda che sembra sciocca ma forse non lo è: l’inquinamento atmosferico urbano dà assufazione?
    Intendo: l’organismo si abitua – magari indebolendosi – a certe tossine fino al punto di non darci segnali di malessere o difficoltà quando ne siamo immersi?

    Ecco su questi punti vorrei un parere di un esperto. Meditato lentamente.

    Grazie
    E buona salute ai bradipolettori di città e di campagna
    Che avrete capito invidio un po’

    1. BRESCIANI Giovanni Reply

      Caro Enea, con il tempo dei bràdipi rispondo e molto parzialmente in quanto non sono di mestiere un esperto di questa materia.
      – Le mascherine FFP2 credo siano valide.
      – L’organismo si abitua – indebolendosi – a certe tossine fino al punto di darci segnali di malessere che purtroppo non sono effettivamente espliciti e di conseguenza non sono possibili una chiara diagnosi ed una cura adeguata.
      Però tutte queste interessanti domande potresti venire a farle di persona domani pomeriggio (6/11/2023) verso le 17 al M.B.C., ovvero per l’inizio della seconda conferenza (I lunedì pomeriggio della Prevenzione e della Salute), direttamente al Relatore prof.ssa Caterina BUCCA specialista in Tisiologia e Malattie dell’apparato respiratorio (pneumologa), e certamente avrai le risposte accurate in proposito.
      A presto, Giovanni

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