L’Arte Di Raccontare Storie Senza Tempo

di Sara Migliorini Sara Migliorini

Un’immersione ad occhi aperti nel mondo della fantasia

Una delle cose che più mi è mancata nei mesi di pandemia tra divieti di spostamento e chiusure? Il poter bighellonare da un museo all’altro alla ricerca di sempre nuove suggestioni e scoperte nel mondo dell’arte. Era inevitabile, quindi, che una delle prime abitudini da riprendere, aboliti divieti di spostamento e fasce variamente colorate, fosse quella di tornare a visitare mostre. Vorrei parlarvi di un’esposizione che avevo in programma di vedere già l’anno scorso, alla vigilia del lockdown che ha paralizzato l’Italia intera. Be’, le cose sono andate come tutti sappiamo e non se ne è più parlato fino a questo autunno, quando le sale, allestite e “congelate” per più di un anno, sono state finalmente riaperte al pubblico. Tra le tante offerte potete trovare “Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo”.

La mostra si tiene a Milano, che, per chi non vi abita, è un’ottima scusa per organizzare una gita fuori porta, dal momento che la città offre innumerevoli altre occasioni d’intrattenimento. Le opere sono ospitate negli spazi del Mudec, il museo delle culture, dove, oltre agli eventi temporanei, sono ospitate le collezioni etnografiche e antropologiche del comune di Milano. Il museo merita già di suo una visita, ospitato negli stabilimenti dell’ex-acciaieria Ansaldo, riqualificati dal progetto dell’architetto inglese David Chipperfield e resi accessibili alla cittadinanza come nuovo polo culturale della città.

Torniamo, però, alla nostra mostra. Sgombero subito il campo da possibili equivoci: se avete bambini piccoli e pensate di portarli con voi al magico rintocco del nome Disney, commettereste un errore clamoroso. La mostra è pensata più per gli adulti che per i bambini. Ci sono, è vero, alcune postazioni multimediali con le quali interagire, ma davvero troppo poco per pensare d’intrattenere i bimbi per un paio d’ore. Semmai potrebbe rivelarsi una buona occasione per uscire con i propri figli pre-adolescenti e adolescenti, soprattutto se frequentano un liceo artistico o una scuola di grafica. I lavori in mostra potrebbero esser per loro una fonte di stimoli inaspettati.

L’intento dei curatori della mostra è quello di far conoscere al pubblico i vari passaggi che portano alla realizzazione dei film d’animazione della Disney. Si tratta di un percorso ben più lungo di quanto normalmente si possa pensare. Il primo passo è l’ispirazione per la creazione della storia. Walt Disney e tutti gli sceneggiatori che si sono avvicendati dopo di lui hanno tratto spunto dalle più molteplici tradizioni letterarie e culturali, dalle fiabe di Esopo all’epica greco-romana, dalle favole dei fratelli Grimm e di Perrault al nostro Pinocchio, dalle leggende norrene a quelle orientali. Per tutti i film presenti in mostra, da Hercules a Robin Hood, da La spada nella roccia a Frozen, da Pinocchio alla Sirenetta, e tanti altri, ci vengono illustrate le origini letterarie che hanno guidato gli artisti nella stesura della sceneggiatura e come queste siano state re-interpretate alla luce di una sensibilità più moderna.

Dopo l’elaborazione della storia viene la parte più importante per uno studio di animazione, ossia la trasposizione in immagini dei luoghi e dei personaggi. Un lavoro lungo, di pazienza certosina, che richiede anni di lavoro da parte di intere equipe. Perché dietro le immagini che noi vediamo scorrere sullo schermo ci sono migliaia e migliaia di bozzetti preparatori, realizzati con i più disparati strumenti: matita, pastelli, acquerelli, grafite, inchiostro, colori acrilici, a resina, anche pittura digitale. In mostra sono presenti numerosi esempi  di questi bozzetti e si può vedere come, oltre che la letteratura, anche pittura, scultura e architettura siano fonte inesauribile d’ispirazione. E’ bellissimo attraversare una sala dopo l’altra e cercare d’individuare dietro i vari disegni preparatori le fonti a cui hanno attinto gli artisti dello studio Disney. I castelli celeberrimi che compaiono nei film nascono sulla falsariga del castello di Neuschwanstein, realmente esistente nel sud-ovest della Baviera e commissionato dal re Ludovico II come ritiro personale. O ancora, Trilli, la fatina con le ali che compare in Peter Pan, e il Brucaliffo di Alice nel paese delle meraviglie hanno un chiaro debito nei confronti delle illustrazioni del pittore di epoca vittoriana Arthur Rackham. Le matite su carta preparatorie alla storia della Bella addormentata nel bosco ricordano nella minuzia dei dettagli e nei caratteri gotici i codici miniati degli amanuensi di epoca medievale. E così via all’infinito, un piccolo scrigno di tesori si dispiega davanti ai nostri occhi.

Due piccole chicche: la marionetta di Pinocchio, costruita e usata per il lancio del film nel 1940, dimenticata e ritrovata solo in anni più recenti negli archivi degli studios e l’ultima sala della mostra, immersa nel buio più profondo e piena di cristalli sospesi nel vuoto, per farci immergere nel mondo incantato di Frozen.

È una scoperta continua, di film in film, vedere la genesi e i retroscena che si nascondono dietro le pellicole che hanno segnato l’immaginario di tanti di noi. Spesso si tende a considerare i film d’animazione poca cosa rispetto al cinema tradizionale, ma questa mostra mette ben in luce quanto questo pregiudizio sia errato. Dietro ogni storia c’è un processo lungo e meticoloso di studio e rielaborazione e questa mostra è qui per ricordarcelo e farci scoprire un mondo di fantasia e immaginazione che non avremmo mai creduto potesse esser così profondo. Non perdetevi l’occasione unica di tornare, con la consapevolezza degli adulti, un po’ bambini. La mostra rimane aperta sino al 13 febbraio 2022.

Da Battere Le Zampe ritorna lunedì 13 dicembre


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One Comment

  1. Paolo Santangelo Reply

    Grazie Sara sembra davvero una mostra molto interessante anche per chi non è più bambino, almeno all’anagrafe…

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