Il Giorno Che Verrà

Confusione interna e esterna, provocata e auto prodotta… attesa di un giorno diverso… possibilmente che apra noi tutti a nuove scelte a nuove abitudini…

Confusione: un particolare stato psicologico in cui non si riesce a interpretare ovvero organizzare in percezioni coerenti le sensazioni, le quali producono impulsi contraddittori, anche solo per avvertita urgenza di reazione… così può essere riassunto il termine “confusione”, uno stato che sembra pervadere tutti, in primis chi dirige e governa – non solo in senso politico – questa situazione emergenziale, uscire sì uscire no, mezzi pubblici sì mezzi pubblici no, vacanze sì vacanze no, scuola sì scuola no, riaprire non riaprire… e noi in attesa di sapere cosa poter e non poter fare. Le nuove disposizioni varate dal Governo e presentate domenica sera, non hanno chiarito granché, è buona parte della comunità scientifica ci mette in allerta, attenzione a non allentare troppo, si rischia di dover chiudere nuovamente tutto, e questo significa aumento delle vittime. Quindi a noi tutti rimane in mano la bomba e decidere che fare?

Le categorie in stato confusionale sono tante, forse non da oggi; in questi giorni siamo più attenti e siamo maggiormente in grado di riconoscerle, chissà che questo non ci aiuti in futuro quando dovremmo decidere chi scegliere tra chi ci deve governare, e questo essere più attenti ci indichi strade nuove per le scelte di vita quotidiana e nei rapporti con il nostro prossimo.
Un’unica considerazione, la salute viene prima di tutto, quindi se il rischio contagio è ancora alto stiamo tutti a casa – almeno per chi può farlo – allo stesso tempo usiamo il buon senso, è da quello che si legge e si vede, il buon senso non è sempre in prima linea, si sono viste troppe scene che hanno riportato alla mente logiche da paesi sotto dittatura, o dove quantomeno la libertà è limitata, sto esagerando? Non credo, alcuni esempi: droni che sorvegliano pericolosi atleti solitari intenti a correre o prendere il sole sulla spiaggia; giovani in sella alle loro biciclette intenti a consegnare cibo a domicilio, multati perché hanno preso una scorciatoia; piccoli gruppi di persone, con mascherine e a distanza di sicurezza, intente a depositare mazzi di fiori alle lapidi in ricordo dei partigiani caduti, fermati e identificati, operai multati durante la pausa pranzo; e potrei continuare… storie che oserei chiamare di ordinaria follia, e dove non sempre è il cittadino a non voler rispettare le regole, ma è spesso chi dovrebbe farle rispettare che non sa riconoscere dove è in atto un atteggiamento pericoloso e dannoso oppure è una normale e non “nociva” attività.
A fronte di questo notevole zelo, auspicherei altrettanto controllo sulla vendita e sul prezzo delle mascherine – l’indicazione 0,50 è già stata contestata – sull’aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari, sul pressappochismo e in alcuni casi dolo nella gestione della sanità pubblica.
Lo stato confusionale personale non arretra uscire o non uscire? Limitarsi solo alle incombenze urgenti oppure dedicare tempo al semplice svago? Domande che non hanno – almeno per me – risposte nette e chiare.
Ho “sognato” di potermi recare in assoluta libertà – niente mascherine, niente guanti – in un parco, incontrando persone che non vedevo da tempo, tutte occupate in diverse attività, chi faceva ascoltare attraverso un vecchio juke box i gruppi degli anni ’70, chi consigliava film, libri e nuovi cantautori, chi organizzava un giro in bicicletta, chi da una vecchia radio faceva ascoltare le voci delle prime radio libere, altri posizionati davanti ai loro cavalletti intenti a disegnare vignette, paesaggi e volti, altri ancora intenti a scrivere poesie e brevi racconti da regalare ai passanti… altri che discutevano su come realizzare un progetto politico aperto e attento ai bisogni di tutti… e poi una lunga tavola dove torte, focacce, biscotti erano donati senza chiedere nulla in cambio, una festa che potrei definire con un vecchio slogan la fantasia al potere.
Ho avuto modo – tranquilli da distanza di sicurezza, e non da solo, con me la mia consorte, uscita di casa dopo quaranta giorni, ma questa è un’altra storia che forse racconterò in un’altra occasione – di vedere quel parco – si chiama piazza d’Armi e potete vederlo, fotografato da lontano, nella foto dell’articolo – vuoto, silenzioso, dove nessuno può entrare, nessuno gioca a petanque o a bocce, le giostre non compiono i loro innumerevoli giri, nessuna palla a rotolare nel prato, nessuna bicicletta o skate, qui nemmeno chi possiede un cane può accedere, il chiosco chiuso e i tavolini come le sedie accatastate, così come il vicino Stadio Comunale – oggi si chiama Olimpico Grande Torino, queste sostituzioni di nomi non mi convincono, per me è sempre il Comunale, con la curva dei tifosi granata Maratona, è quella dei juventini Filadelfia – nessuno seduto sulle panchine, deserta anche l’area militare, e guardandolo da lontano mi sono chiesto quando tutto questo “deserto” finirà, e contemporaneamente mi sono tornate in mente le parole de L’anno che verrà di Lucio Dalla, ho evidenziato alcune parti del testo, da cui emergono – questo è la mia reazione nel leggerle – le nostre condizioni di isolamento e di timore e di attesa per il futuro:
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’/e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò./Da quando sei partito c’è una grossa novità,/l’anno vecchio è finito ormai/ma qualcosa ancora qui non va./Si esce poco la sera compreso quando è festa/e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,/e si sta senza parlare per intere settimane,/e a quelli che hanno niente da dire/del tempo ne rimane./Ma la televisione ha detto che il nuovo anno/porterà una trasformazione/e tutti quanti stiamo già aspettando/sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,/ogni Cristo scenderà dalla croce/anche gli uccelli faranno ritorno./Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,/anche i muti potranno parlare/mentre i sordi già lo fanno./E si farà l’amore ognuno come gli va,/anche i preti potranno sposarsi/ma soltanto a una certa età,/e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,/saranno forse i troppo furbi/e i cretini di ogni età./Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico/e come sono contento/di essere qui in questo momento,/vedi, vedi, vedi, vedi,/vedi caro amico cosa si deve inventare/per poterci ridere sopra,/per continuare a sperare./E se quest’anno poi passasse in un istante,/vedi amico mio come diventa importante/che in questo istante ci sia anch’io./L’anno che sta arrivando tra un anno passerà/io mi sto preparando è questa la novità…
L’anno – preferisco pensare al giorno – che verrà ci annuncerà che possiamo tornare alle nostra quotidianità ognuno come gli va…

GIUSEPPE RISSONE

Foto: pixabay.con – Giuseppe Rissone

Piccole Storie Quotidiane ritorna lunedì 25 maggio

4 Comments

  1. Erica Reply

    La prima parola di questo testo interpreta benissimo gli stati d’animo e le situazioni che stiamo vivendo: confusione! Ascoltiamo politici, scienziati, virologi, medici che dicono tutto e poco dopo altri che affermano il contrario di tutto……come non essere confusi!

  2. GianMi Reply

    Lo situazione di incertezza e confusione sta tanto bene a chi fa comodo lo status quo ante Covid. Lasciamo a questi soliti noti piagnistei, sterili critiche e ipocrisie. Chi sta prendendo decisioni oggi si arrabatta ma guai a rendere più torbida l’acqua col bambino dentro. Noi piccoli bradipi mettiamoci resilienza e idee di cambiamento, ognuno per quello che è in grado di dare.

  3. Umberto Scopa Reply

    Occorre accettare l’idea che sia nell’umana natura anche la debolezza di noi tutti, governi compresi, verso cose più grandi di noi. Anche se è più facile a dirsi che a farsi, possiamo farcela, o dobbiamo, se vogliamo uscirne in modo morbido, come invocando una sorta di pacificazione nazionale. Dopo però cosa succede? siamo già pronti a dimenticarci questa nostre umana fragilità per tornare ad essere gli incontrastati dominatori e manipolatori dell’universo tutto? domanda aperta…

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