Grazie Gino

di Sara Migliorini Sara Migliorini

La testimonianza dell’orrore della guerra nelle parole di un semplice, grande uomo

Ero appena scesa da un rifugio in montagna, una delle tante passeggiate rigeneranti di quest’estate. Il cellulare, abbandonate le alte quote, riprende a esser raggiungibile e arrivano le prime notifiche. Tra queste uno degli ultimi lanci delle agenzie: la morte di Gino Strada. La notizia mi ha congelata in un istante di attonita sorpresa. Mi sono ritrovata, ingenuamente, a pensare che non fosse giusto, che il mondo avesse ancora troppo bisogno di persone come lui.

Una volta rientrata a casa, le mie mani si sono dirette in automatico verso lo scaffale della libreria dove sono riposti i suoi libri, “Buskashì” e “Pappagalli verdi”. Ho sentito prepotente il bisogno di rileggerli, come una sorta di ringraziamento per tutto quello che Gino Strada ha costruito per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Li avevo letti entrambi una quindicina e più d’anni fa, li ho riletti d’un fiato e mi sono sembrati scritti in questi giorni, mai così drammaticamente attuali.

“Buskashì”, che significa letteralmente “acchiappa la pecora”, il nome con il quale si identifica lo sport nazionale afgano, sempre ammesso che di sport si possa parlare, dal momento che consiste nella contesa della carcassa di una capra decapitata da parte di due squadre di cavalieri. “Buskashì”, il racconto del viaggio verso la guerra di un medico che la guerra la odia, un viaggio controcorrente, dritti nel cuore del conflitto mentre il resto del mondo da quel conflitto cerca di scappare il più lontano possibile. “Buskashì”, una storia che ci racconta le peripezie affrontate da Gino Strada per raggiungere l’Afganistan, un viaggio rocambolesco e in parte clandestino per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei talebani e della riconquista del paese da parte dei mujaheddin dell’Alleanza del Nord. “Buskashì”, una testimonianza lucida dell’orrore della guerra, un’attestazione d’amore per un popolo e una nazione tormentati da una storia secolare di violenze e soprusi. “Buskashì”, dedicato all’amata figlia Cecilia, con un accorato appello a non cadere mai nel tranello del credere in guerre “giuste” o “umanitarie”, perché mai nessuna guerra avrà ragioni, umanità, giustizia o pietà, ma sempre e solo carichi dolorosi di morte e di miseria.

“Pappagalli verdi”, questo il nome che viene associato ad alcuni tipi di mine anti-uomo, caratterizzate da alcune alette e da una colorazione verde, che proprio per queste particolarità vengono associate agli omonimi volatili. “Pappagalli verdi”, stralci di appunti e annotazioni presi in anni e anni trascorsi in prima linea nei conflitti disseminati ad ogni angolo del globo, dalla Bosnia al Ruanda, dal Kurdistan iracheno al Perù. “Pappagalli verdi”, che ci racconta come le conseguenze delle guerre siano uguali ovunque, uno strascico impossibile da dimenticare, perché, laddove il conflitto cessa, le mine con cui è stato disseminato il territorio continuano a mietere vittime negli anni a venire. “Pappagalli verdi”, un nome e un aspetto graziosi per oggetti che seminano morte, soprattutto tra bambini, donne e uomini della popolazione civile impegnati nel lavoro dei campi o mentre pascolano il gregge. “Pappagalli verdi”, dedicato all’altra donna della vita di Gino Strada, Teresa Sarti, co-fondatrice di Emergency, una dedica commovente, perché senza l’amore incondizionato, il sostegno e la pazienza della moglie nulla avrebbe potuto esser realizzato.

Non c’è conflitto negli ultimi trent’anni a cui si sia sottratto Gino Strada. Laddove tutti abbandonavano il campo per mettersi al sicuro, arrivava lui, prima in servizio nella Croce Rossa Internazionale, poi con la fondazione di Emergency. Non si è mai arreso, anche senza attrezzature e medicine, ha sempre allestito campi di fortuna e curato, assistito e avviato alla riabilitazione migliaia di vittime di guerre e di mine anti-uomo. Queste due brevi opere sono una piccola testimonianza del lavoro di un semplice, grande uomo e leggerle, ora e sempre, un doveroso omaggio alla sua memoria.

Il Bradipo Legge ritorna lunedì 8 novembre

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2 Comments

  1. Paolo Santangelo Reply

    Un omaggio sentitissimo a un uomo che ha sempre pensato che lanciare un sassolino in mare non fosse un gesto inutile ma fosse il primo passo per il cambiamento

  2. Susanna Reply

    Brava Sara che ci ricordi che se Gino Strada non può più operare i suoi libri restano ad educare e a smuovere le coscienze.

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