Di Ritorno Da Un Lungo Viaggio

Un viaggio di mare degno di un romanzo…. non un barcone, ma una nave da crociera con viaggiatori benestanti… ha vagato per i mari del mondo poi si sono spente le sue luci…

Un viaggio di mare degno di un romanzo si è concluso pochi giorni fa nel porto di Ancona. La nave è quella ritratta nelle foto qui pubblicate (le foto sono state scattate da un mio familiare residente ad Ancona dalla finestra di casa). Non era un barcone partito dal terzo mondo. Si trattava di una nave da crociera con migliaia di persone a bordo. Viaggiatori benestanti in grado di pagarsi una confortevole crociera. La nave ha vagato per i mari del mondo, poi si sono improvvisamente spente le luci della festa. Da quel momento – per un tempo dilatato all’infinito – è stata respinta da ogni porto in alto mare a svaporare la quarantena di questo virus che sembra non conoscere confini. I malcapitati turisti hanno provato sulla loro pelle l’umiliazione del reietto, la diffidenza del prossimo, lo sradicamento dalla loro terra, il disorientamento del tempo sospeso sempre uguale, la sfuggente fluidità di un futuro che è sempre lì a pochi metri, ma non arriva mai. Alcune di queste cose non sono state estranee neanche a noi rimasti sulla terraferma. Certo, per loro l’esperienza è stata più drammatica, proiettati dalla vacanza da sogno nell’incubo senza fine.

Che però ora finisce con l’approdo sofferto sulla terra ferma, meta ultima di ogni avventura di mare. La letteratura dei viaggi di mare è un filone inesauribile. C’è qualcosa nel mare che cattura da sempre l’immaginario dei lettori: forse l’ignoto, l’avventura, l’assenza di confini, le leggi del mare, più antiche e più forti di quelle dell’uomo. Conrad, Poe, Stevenson, London, Defoe, Melville, Swift, Verne e quanti altri! hanno cavalcato il mare leggendo dentro di noi. Dentro l’immaginario umano sono entrati senza uscirne per secoli, anche se questo secolo sarà per loro dura prova, sotto i colpi di un futuro sempre più povero di lettori, e sempre meno incline a queste seduzioni letterarie. Ma di certo l’avventura di mare non si esaurisce con la letteratura, si perpetua e si lega in modo inscindibile alla storia vissuta dell’umanità. Naturalmente si evolve, come tutto. I nuovi protagonisti non saranno più Gordon Pym, o Robinson Crusoe, Gulliver, Long Jhon Silver, il Capitano Nemo, i pirati della Malesia, Corto Maltese o chi volete. Ci saranno altri protagonisti.

Fino a pochi mesi fa erano i volti anonimi e spauriti di chi ha scommesso sulla propria vita affrontando le onde dentro il fragile involucro di un barcone malmesso, respinto ad ogni porto, guidato da pirati molto poco romantici. I fondali marini conoscono meglio di tutti noi la reale entità di questa tragedia epocale. Saranno questi viaggi la narrativa del futuro che darà conto dei decenni appena trascorsi, e racconterà la speranza, il terrore, l’umanità e disumanità di chi li ha vissuti. I posteri lettori ne saranno sconvolti e affascinati; molto più interessati a queste avventure incredibili rispetto a quelle dei navigatori del Web o dell’alta finanza o dell’economia globale che sono i padroni attuali del mondo. Ma nulla accade per durare in eterno. Forse, nell’altalena incessante della storia, ci vuole davvero poco, un attimo, perché i figli del benessere siano spogliati della propria invincibilità presunta e possano tramutarsi in viaggiatori clandestini, costretti a sfidare le leggi per appagare le più elementari necessità di vita. Come muoversi o tornare a casa, ricongiungersi agli affetti lontani. Tutti gli ingredienti che da sempre affascinano i narratori e i lettori. Forse, e non avremmo mai voluto, stanno tornando interessanti da raccontare.

UMBERTO SCOPA

Foto: Valentina Scopa

L’Ago Nel Pagliaio ritorna martedì 9 giugno

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