Un Giornale Nato Tra Coriandoli e Pizzi

di Antonino Di Bella Antonino Di Bella


Quando il carnevale era il simbolo di un’intera città


Il carnevale 2022 si è concluso da poche settimane e ancora in qualche parco pubblico si possono trovare i coriandoli e le stelle filanti che i bambini, veri protagonisti di questa festa, hanno lanciato ignorando che noi adulti siamo tutti in ansia per ciò che sta succedendo a qualche migliaia di chilometri da noi. Qui nel Tigullio solo i bambini hanno colto la gioia del momento e complice il bel tempo si sono riversati in passeggiata mare o nelle vie centrali per far volare quei magici pezzettini di carta e le lunghe strisce colorate. Così è stato anche a Chiavari soprattutto in Caruggio Dritto, la centrale Via Martiri della Liberazione, il salotto buono della città.

Ma c’è stato un periodo durante il quale tutta la città era un viavai di maschere e anche gli adulti concorrevano al momento carnevalizio con costumi di ogni tipo, erano i fantastici (permettetemi di dirlo) anni ottanta. Certo, nel decennio prima complice l’austerity e il clima degli anni di piombo nessuno aveva più voglia di festeggiare in strada e tralasciando Venezia, Viareggio o località storicamente percorse dai carri mascherati, nelle altre città si respirava un clima triste. Anche nella Riviera discoteche e locali da ballo erano gli unici luoghi che organizzavano feste in maschera. Mentre solo a scuola i bambini potevano trovare uno spazio e momenti di gioia in libertà dove tra costumi da Zorro, Arlecchino, Colombina e molti altri festeggiavano con la rottura della pentolaccia l’ultimo giorno prima del mercoledì delle Ceneri e l’inizio della Quaresima.

A Chiavari c’era lo stesso clima malinconico e se transitavi in centro gruppi di ragazzi si “divertivano” a darsi delle manganellate e a lanciare uova marce. Di certo non era un bel divertimento e neppure un bello spettacolo! Vedendo ciò un gruppo di amici, alcuni commercianti e semplici chiavaresi, non certo contenti di quello che accadeva, decise di “fare qualcosa di diverso” organizzando assieme all’amministrazione comunale il ritorno in grande stile del Carnevale nella città “dei portici”. Era proprio il 1982, già, quarant’anni fa! Ricordo di essere arrivato alla sera del Martedì Grasso in piazza Mazzini, centrale nonché attigua al Caruggio, e di aver notato che finalmente c’era tanta gente che aveva voglia di divertirsi in modo diverso. Musica e coriandoli… e tante risate come non se ne vedevano da anni. Dopo il primo anno le cose si fecero più interessanti e più estese tanto da coinvolgere anche i quartieri periferici di Chiavari che organizzarono pomeriggi di festa per i più piccoli e serate per giovani e adulti.

 Ma le domeniche erano riservate alla passeggiata a mare e al centro storico perché dalle altre zone della città si riversavano oltre che centinaia di persone anche molti carri allegorici che seppur non grandi come quelli di Viareggio avevano però l’inventiva e la freschezza della presa in giro in semplicità. All’interno del gruppo organizzatore qualcuno ebbe l’idea di realizzare anche un giornale umoristico – nella foto potete vedere la copertina del 1987 – da far uscire proprio in vista del periodo carnevalizio. Chiavari aveva già avuto dal 1946 al 1952 una rivista brillante nonché goliardica che col nome di Chiavareide usciva poco prima delle feste natalizie, nel 1953 mutò il nome in Carnevaleide e chiaramente cambiò anche il periodo di pubblicazione. Ci fu poi un periodo di sosta forzata. Dopo alcuni anni e precisamente nel 1984 rinacque a cura del nuovo comitato organizzatore e diventò quindi la rivista ufficiale del Carnevale Chiavarese. Gli illustratori furono dei validi fumettisti e disegnatori della città, mentre il direttore era Sandro Sansò. La redazione era guidata da Anna Gori, mancata prematuramente, che metteva a disposizione il suo negozio di intimo femminile come quartiere generale del giornale. Assieme a lei ecco Franco Casoni e Marco Branchetti. Proprio con quest’ultimo ripercorriamo quegli anni durante i quali Carnevaleide diventò una pubblicazione “temuta”, seppur in modo satirico, ma molto apprezzata dai chiavaresi, e non solo perché gli strali arrivavano anche alle cittadine vicine… ne sanno qualcosa i politici allora in carica a Lavagna.

Ma era ai chiavaresi che si dedicavano gli stornelli più intensi, le poesie più emozionanti, le battute più acide e le caricature più ironiche. Non c’era infatti persona in vista o che ricoprisse un ruolo di spessore che non fosse simpaticamente tenuta d’occhio per poi immortalarla, sotto mentite spoglie, sulle pagine patinate della rivista accanto a foto più o meno osè o fotomontaggi che facevano letteralmente sganasciare i lettori. Nessun episodio di un certo rilievo accaduto in città sfuggiva alla decine di collaboratori che assieme alla redazione formavano l’equipe editoriale di Carnevaleide. Come riportava l’amico e giornalista Mario Bertelloni, purtroppo recentemente scomparso, nel suo libro Chiavari qui Chiavari là (Feguagiskià Studios Edizioni): In queste pagine, attraverso vignette, epigrammi e filastrocche, i chiavaresi ci passano tutti, un po’ alla volta; ed è per questo che si dividono in due partiti: quelli che farebbero carte false per non passarci e quelli che fanno carte false per passarci. Marco Branchetti ci dice che purtroppo nel 1991 il comune non volle organizzare il carnevale, il periodo era quello della prima guerra del Golfo con l’Iraq, ma loro caparbiamente in estate diedero vita al Carnevale d’Agosto.

Nella stessa Piazza Mazzini si diede appuntamento il comitato organizzatore del Carnevale Chiavarese sempre in maschera e sempre con la stessa voglia di far festa in simpatia e semplicità. Assieme a loro alcuni in costume, sia anni ’30 che anni ’80 mentre tanti altri si presentarono semplicemente solo per curiosità o per ballare. All’evento fu presente anche Miss Balnearia 1991 appena eletta, questa era la vincitrice del concorso ideato dal marchese Giuseppe Pino Rivarola persona stimata, animatore delle estati chiavaresi e della riviera nonché cultore di vita circense. Il testimone in seguito venne ripreso, anche in questo caso, da un gruppo organizzatore di cui facevano parte anche Anna Gori, Casoni e il nostro Branchetti. Parallelamente uscì la rivista Balnearia, nata decenni prima, una quasi versione estiva del Carnevaleide. Ma di questo, se vorrete, parlerò nei mesi più caldi. Ritornando al periodo classico carnevalizio e cioè febbraio dovete immaginare la bottega di Anna come una pentola pronta a scoppiare piena di costumi, paillettes e stelle filanti ma anche covo di organizzatori di scherzi fatti ma anche subiti. Famosa fu quella volta che si trovò una tazza del wc murata davanti al negozio! Ma ci stava anche questo perché tanti chiavaresi considerati di poche parole e poco propensi agli scherzi durante il carnevale lasciavano la corazza per travestirsi in modo originale magari proprio come il Rebello e la Rebellunna, le maschere caratteristiche di Chiavari indossando cioè vestiti da contadini e sul volto u cossu, una copertura ricavata dalla parte esterna della zucca. Giorni concitati quelli che si trascorrevano per le vie e le piazze, fino ad arrivare all’ultima domenica quando, finita la Bambineide a cura di Radio Aldebaran, c’era lo spettacolo dello scoppio della Pentolaccia che chiudeva il pomeriggio… ma negli anni migliori il giorno festivo si concludeva in serata quando con una cerimonia semiseria e all’insegna della musica e del ballo si svolgeva in uno dei quartieri più antichi, Rupinaro, la morte del Re Carnevale.

Questo almeno fino all’inizio degli anni novanta poi come tutte le belle cose anche quel tipo di carnevale cessò come cessarono le uscite di Carnevaleide. E se quella pubblicazione ritornasse? L’amico Marco Branchetti mi guarda e sfodera un sorriso sibillino, che abbia qualche idea nel cassetto? Ai posteri l’ardua sentenza! Appuntamento tra otto settimane, sempre in diretta dalla Riviera.


Gente Di Riviera ritorna martedì 17 maggio


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