Tre Uomini In Barca

L’ultima volta vi avevo consigliato di tornare bambini… questa volta, vi invito alla lettura di un piccolo, grande romanzo, che vi regalerà risate e buon umore… nel più classico humor britannico, elegante, garbato, fine…

Dall’ultima volta in cui ci siamo ritrovati su queste pagine virtuali la situazione non è cambiata molto. Il virus si aggira ancora subdolo tra di noi e le preoccupazioni che dominano i nostri pensieri sono ancora ben presenti in ognuno. Bisogna resistere, avere fiducia e pazienza, mai come ora la nostra resilienza è stata messa a dura prova.

L’ultima volta vi avevo consigliato di tornare bambini e d’immergervi nel mondo delle fiabe, perché “…le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontano che i draghi esistono, ma perché affermano che si possono sconfiggere.“ Sagge parole di Chesterton. Quando mai potremo aver più bisogno delle storie a lieto fine, no?

Questa volta, invece, vi invito alla lettura di un piccolo, grande romanzo, che sono sicura vi regalerà risate e buon umore. Intendiamoci subito: non grasse risate con umorismo becero e volgare. Qui siamo nell’ambito del più classico humor britannico, elegante, garbato, fine. “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome: questo romanzo vi invito a scoprire o ri-scoprire. Apparentemente la trama è semplice: tre amici (l’ipocondriaco J., il dormiglione George e lo scaricabarile Harris), insieme al pestifero fox-terrier Montmorency, decidono di imbarcarsi in un viaggio sulle acque del Tamigi. Decisione presa pur non avendo i requisiti minimi per una simile impresa: zero spirito di adattamento accompagnato da svariate nevrosi. Facile immaginare cosa possa saltar fuori da questa micidiale accoppiata! Lotte all’ultimo sangue con barattoli di ananas e bricchi del tè, esperimenti culinari, bagni fuori programma nelle acque gelide del fiume, tentativi non proprio ortodossi di lavaggio biancheria, per non parlare delle rievocazioni di episodi, se possibile, ancora più esilaranti delle disavventure dei nostri tre. Impagabile il racconto dello zio Podger alle prese con un quadro da appendere.

Originariamente il romanzo era stato concepito come una vera e propria guida di viaggio, con l’intento di condurre i lettori alla scoperta delle bellezze del Tamigi e delle cittadine rurali dell’Inghilterra che si affacciano sul grande fiume. La straordinaria inventiva e verve comica dell’autore ha fatto sì, però, che il racconto si arricchisse di aneddoti, racconti, riflessioni più o meno filosofiche e trasformasse la natura profonda dello scritto, regalandoci il romanzo che abbiamo noi ora tra le mani. Vero è che l’ambientazione del romanzo è quella dell’Inghilterra di fine Ottocento, ma, come sempre quando siamo di fronte al talento vero, le vicende narrate assumono carattere universale e ancora a distanza di più di un secolo riescono a strapparci ore di risate e buon umore. Non aggiungo altro per non guastarvi il piacere di scoprire con i vostri occhi quali mirabolanti avventure vi attendono addentrandovi nella lettura. Soprattutto in questi tempi difficili non negatevi un momento di pura spensieratezza ed intelligente divertimento.

SARA MIGLIORINI

Foto: Sara Migliorini

Il Bradipo Legge ritorna giovedì 28 maggio

2 Comments

  1. Teresa bozzi Reply

    Sara ha ragione. Bisogna leggerlo è piacevolissimo. A cominciare dall’ipocondriaco protagonista e il suo “ginocchio della lavandaia”

  2. Susanna Tamplenizza Reply

    Brava Sara, fai sempre venir voglia di leggere i libri che proponi e non si rimane mai delusi.
    Questa volta davvero per riscoprire un modo di ridere elegante e intelligente, con una recensione anch’essa elegante e intelligente.

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