La Costola Quella Maledetta!

di Guido Bertolusso mosaico-cem.it

Eva e la costola di Adamo, un racconto doppio nella Bibbia

Ritorniamo ora a Eva e alla costola di Adamo che fanno parte della storia di cui voglio continuare a raccontare. Andiamo per ordine! La narrazione della creazione dell’uomo e della donna risulta nella Bibbia come un clamoroso doppione: nel primo capitolo di Genesi si dice: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò, poi, nel secondo capitolo, pare abbia avuto un ripensamento e in Genesi 2, da 7 in avanti è scritto che prima piantò un giardino, lo popolò di ogni sorta animali da compagnia, fece zampillare dall’albero del bene e del male i quattro fiumi storici, il Tigri, l’Eufrate, il Nilo e il Gange (d’altronde l’America non era ancora stata scoperta e del Rio delle Amazzoni e del Mississipi non si sapeva nulla), fece germogliare fiori profumati ed alberi da frutto di cui cibarsi, creò Adamo e lo sistemò nell’Eden come un criceto nella gabbia, affidandogli tutto il creato e rendendolo vegetariano, ma negandogli il frutto proibito, quello forse più gustoso, quindi al versetto 22 finale, gli procura la donna come aiuto, per non farlo vivere solo e triste, prelevandola da una sua costola! Ma come? Sono confuso io o era confuso il padreterno?

Fatto sta che l’analogia sugli errori di traduzione delle parole vale anche per la parola “costola”. Gerolamo aveva nuovamente tradotto male, inconsciamente o dolosamente non lo sapremo mai: la parola aramaica “tzelà” non significa propriamente costola, ma “lato”, “divisione”, “la metà”: scegliendo uno dei due versetti simili ha tradotto quello che faceva più comodo al maschio.

Il Corano è sempre preciso e puntiglioso perché sostiene che Adamo non  fu creato in un giorno, ma da fango invecchiato da tempo, scuro e opaco che, con il passare degli anni, diviene polvere o sabbia, insomma una terra “salsal” simile al coccio! Come afferma la Sura LV chiamata “Il Compassionevole”: creò l’uomo da una terra tintinnante simile al coccio. E non ditemi se questa affermazione non è profetica del carattere del maschio. Lo proclamò “califfo” spianando la strada a cantautori italiani de XX secolo. Gli Iman Sciiti negano che Eva sia stata creata dalla costola, che non viene mai citata nel Corano, ma dalla stessa terra con fu creato Adamo, ma di lei non si parla quasi mai.

Il racconto della creazione della donna avrebbe potuto contenere un enorme insegnamento di parità tra i sessi se fosse prevalsa la tesi: maschio e femmina li creò, dicendo che la fece prendendo la metà di Adamo avrebbe insegnato che la donna era davvero “come una che gli sta di fronte”, una il clone dell’altro e viceversa, uguali sebbene diversi, ma la struttura del DNA a quei tempi  non era nota e il traduttore  risolse il problema con l’infelice traduzione in costola che ancora oggi la santa romana chiesa cattolica ci propina, ma anche gli ebrei non furono da meno nelle questioni riguardanti l’eguaglianza se si legge l’ultimo verso di una loro antica preghiera tradizionale che ringrazia dio perché: …non mi ha fatto pagano, schiavo, donna.

Caso strano, ma vero, è che sia nella Bibbia CEI ufficiale, in quelle che si chiamano Nuova Riveduta, Luzzi Riveduta – in uso nelle chiese protestanti – e infine in quella di monsignor Martini, amico di mio zio S.J., è scritto che dopo aver creato gli animali Iddio scoprì che: …l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. E, sempre in Genesi 2, 18-24, è scritto: Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile, condannando così la figura della donna a manovale per l’uomo muratore e sancendo con: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”, (ma quando mai lascerò mammà!?!) l’indissolubilità del matrimonio fino all’arrivo di Marco Pannella.

Sta scritto: …sei carne della mia carne e ossa delle mie ossa…, sempre roba mia sei, allo stesso modo sia il Talmud che Filone di Alessandria, il filosofo ebreo, in “Questioni a Genesi” sostengono che la creazione di Eva non fu contemporanea a quella di Adamo, ma a posteriori e da una costola di lui affinché la donna non  potesse rivendicare nessuna parità con l’uomo: era solo un aiuto, un manovale appunto! Tanto è vero che ne ”Apocalisse di Mosè” è scritto che era solo Eva a dare da mangiare agli animali: un salto professionale da manovale a bracciante agricolo….

Gran parte delle differenze fisiche e intellettive tra i due sessi sono state ascritte nei secoli alla questione che Adamo fu tratto dalla terra ed Eva da una sua costola: così le donne hanno bisogno di profumarsi perché la carne necessita del sale per conservarsi, la terra invece non ha odori, la voce della donna è stridula, non quella dell’uomo perché quando si cuociono cibi morbidi non si sente alcun rumore, ma le ossa crepitano se messe in pentola, l’uomo si lascia placare facilmente perché sono sufficienti poche gocce d’acqua per ammorbidire una zolla di terra, mentre un osso puoi tenerlo a bagno finché vuoi, ma sempre duro così resta; è poi l’uomo che deve chiedere in moglie la donna perché la costola era sua e ha l’ansia di ritrovarla, (chissà dove e in chi… e se per caso sbagliasse la portatrice di costola?).

Lo stesso vale per le antiche fogge degli abiti e nelle convenzioni sociali e religiose: la donna si deve coprire i capelli per nascondere l’onta che Eva portò il peccato nel mondo (e in questo precetto concordano sia ebrei che cristiani), e sempre le donne devono precedere gli uomini nel corteo funebre perché furono loro a portare la morte nel paradiso terrestre, dando così la possibilità all’uomo di chiacchierare di calcio durante il funerale. Ma la differenza fisica più eclatante e più discriminante nella religione è dovuta per la donna al ciclo mestruale! E qui entriamo nel campo minato del sacro e del profano e dell’impurità femminile e a stabilire che la donna sia impura durante le mestruazioni saranno sempre i testi sacri, ma questa è di nuovo un’altra storia. (4. continua…)


 Apostata Per Vocazione ritorna venerdì 11 marzo


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3 Comments

  1. Claudio Savergnini Reply

    Nella puntata odierna della tua storia, Guido, hai finalmente trattato argomenti a me più familiari grazie a quella infarinatura di catechismo che ho potuto ricevere da bambino; questo mi ha consentito di seguire con meno fatica la tua narrazione e, avendo sottomano una vecchia edizione della Bibbia, sono anche andato a rileggere alcuni passi che tu hai citato. Un passaggio in Genesi 2. 22 mi ha colpito (cito testualmente) “…e dalla costola che aveva tolto da Adamo ne fabbricò il Signore Dio una donna; e menolla ad Adamo”
    Ora, secondo l’analisi logica, nella seconda parte di questa frase “Adamo” figurerebbe come complemento di moto a luogo (perchè Dio fabbrica la donna e poi la conduce da lui…) però in questo versetto la preposizione che introduce il “moto a luogo” dovrebbe essere la particella: “da”; rileggendolo con attenzione io mi sono accorto che il versetto invece recita: … e menolla ad… e non “da” come inizialmente mi era parso! Quel “ad” potrebbe cambiare il senso della frase? Faccio un esempio: se io dico “ho compilato il modulo ad Andrea” vuol dire che io ho fatto l’azione al posto suo, in sua vece, mentre Andrea magari era in giro con gli amici. In quest’ottica quel “menolla ad Adamo” potrebbe allora significare ben altro… non è che prima di presentare Eva al futuro sposo Dio glie l’ha già malmenata un pochino? In fondo siamo ancora nell’eden, Adamo non aveva ancora idea di cosa volesse dire lavorare e affaticarsi… e il Signore avrà voluto sollevarlo da certe incombenze che di lì a non molto sarebbero comunque diventate una prassi abbastanza diffusa in tante famiglie.
    Ora non voglio dire che sia a causa della Bibbia se oggi ci sono tanti casi di violenza domestica, ma bisognerebbe indagare se qualcuno non abbia inteso troppo alla lettera certi passaggi delle Scritture dimenticando che esistono, oltre l’allegoria e la metafora, anche gli svarioni tipografici!
    Un altro episodio abbastanza eloquente è quello dove Adamo si trova per la prima volta al cospetto della donna. Sappiamo che il creatore gli asportò una costola per produrre Eva: per un intervento così invasivo Adamo avrà sofferto di qualche lieve effetto collaterale (un dolorino al fianco, una febbriciattola, un po’ di nausea) e avrà avvertito la sensazione di essere stato in qualche modo danneggiato. La Bibbia non dice chiaramente quanto tempo trascorse tra la creazione di Adamo e quella di Eva ma sicuramente furono due eventi molto vicini, al punto che il corpo del primo uomo era ancora nuovo di zecca quando subì il prelievo della costola; sappiamo anche che un manufatto, ancorchè nuovo, perde la garanzia se non viene restituito integro al rivenditore e così, quando Adamo si accorge che gliene manca un pezzo, sente una fitta dolorosa alla cassa toracica, non è più in garanzia e oltretutto realizza che da unico locatario del paradiso terrestre d’ora in poi dovrà invece dividere gli spazi con l’altra metà del cielo, gli sarà venuto un coccolone!
    Nel vedere la nuova creatura avrà esclamato: “questa per me è un danno!”
    Ma San Gerolamo, distratto, traducendo scrisse: donna…. e il resto è storia.

  2. Gian Reply

    Caro Guido, seguo sempre volentieri i tuoi articoli dove, giustamente fai notare a quanti errori di interpretazione l’uomo sia incorso col passare degli anni, nella rilettura dei libri sacri.
    Non va dimenticato che la narrazione, prima di essere trascritta, veniva tramandata vocalmente e ben sappiamo, ricordando l’ormai vetusto gioco del passaparola eseguito sottovoce all’orecchio di chi ci sta a fianco, che spesso la frase finale ha poco a che vedere con quella iniziale.
    Figuriamoci poi per un racconto vecchio di millenni.
    Comunque va anche ricordato che i racconti biblici erano dedicati alle genti che non avevano radio, televisioni e giornali con i quali cercare di ampliare la loro conoscenza e che, nella moltitudine dei casi erano pure analfabeti.
    Oltre al passaparola, per meglio far capire un concetto, si adottavano dei simboli o metafore che avevano lo scopo di colpire, di accendere la fantasia e, quindi di provocare attenzione.
    Come sai dai miei racconti sull’esperienza africana, ho avuto modo di venire a contatto con popolazioni che ancor oggi vivono nella situazione sopra riportata e, per dar loro qualche spiegazione anche sulle cose che a noi sembrano banali, con i volontari e con i padri missionari, spesso si ricorreva a simboli che potevano essere meglio assimilati.
    Ricordo che, ad esempio, per la Messa il celebrante anziché utilizzare le piccole ampolle per la benedizione dell’acqua e del vino, per farsi vedere anche alle ultime file, aveva utilizzato due bottiglie di grappa di una nota marca dalla forma particolare con l’occhiello, che gli avevamo donato.
    Comunque tornando al tema principale, fa pensare che siamo arrivati al 2020 per vedere modificata la formula del Padre Nostro per avvicinarla di più al testo originale tradotto dal greco e se poi consideriamo che le tre religioni monoteiste partono tutte dalla stessa matrice iniziale che poi ognuna ha adattato al popolo e al luogo in cui veniva raccontata chissà quante altre modifiche andremo ancora a vedere, leggere.
    Quando sono stato sul monte Sinai, mentre si aspettava l’alba, c’era una grande moltitudine di gente, ebrei, mussulmani, cristiani, atei, tutti comunque insieme a ripercorrere quei sentieri che, per i credenti avevano la comune matrice di Abramo, e per gli atei quei sentieri calpestati in ogni caso dalla storia.
    Una storia che, a differenza delle sacre scritture, era stata, ed è , confermata dalle cronache di cui siamo a conoscenza.
    Un’esperienza che invito, quando si potrà di nuovo viaggiare con più serenità, è quella di recarsi in Giordania, ripercorrendo le strade del Cristo e una visita a Gerusalemme, per conto vostro, senza guide, per entrare in una realtà avvolta dal mistero, ma reale.
    Concludo allegandoti un link di un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa che evidenzia di quanto possano essere importanti le parole.
    Una versione “clericale” del film “Immaturi”.
    Un abbraccio
    https://www.lastampa.it/esteri/2022/02/16/news/il_prete_si_dimette_dopo_aver_sbagliato_migliaia_di_battesimi_i_fedeli_dovranno_rifarlo_a_rischio_anche_i_matrimoni-2856491/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM5-S7-T1

  3. Gabriele Monacis Reply

    Guido carissimo, la narrazione della nascita di Eva da te magistralmente trattata, mi ha fatto venire alla mente le descrizioni delle piacevoli chiacchierate di alcuni antichi greci dopo avere cenato, mentre prendevano il fresco a casa di Agatone, come racconta Platone nel ” Simposio”. Erano presenti Fedro, il poeta, Pausania, il generale, Eusimaco, il medico, Socrate, il filosofo. Aristofane, il commediografo, spiega il mito dell’Androgino. Erano di tre tipi: Uomini uomini, donne donne e uomini donne. Erano goffi, grossi, con due facce, quattro gambe, correvano sempre ed erano immortali. Ingelosirono gli dei dell’Olimpo. Zeus non volle eliminarli come aveva fatto con i Titani, perché essi facevano sacrifici agli dei, così li divise in due con delle saette, aiutato da Apollo. Nacque così l’amore, quel desiderio di ricercare l’anima gemella. Senza distinzione di genere. Desiderio di riunificazione, di essere completi. Si ritrovavano e morivano. Potevano generare figli. Venne lasciato loro l’ombelico. Il centro, il segno della loro origine. Narra Socrate di un banchetto sontuoso degli dei per festeggiare la nascita di Afrodite. Satollo Poros, dio dell’abbondanza, si addormenta sotto un albero. Giunge nei pressi Poenia, la miseria che lo vede, si innamora e si congiunge con lui generando EROS, figlio dell’abbondanza e della penuria. Eros è a metà, come l’ombelico; è tra l’ignoranza e la saggezza. Socrate distingue, quindi cinque livelli dell’amore: l’amore per i corpi belli, l’amore per l’anima, l’amore per le leggi e la Polis, l’amore per l’universo, l’amore per il bene. Per raggiungere tali obiettivi il metodo è la maieutica: il ragionamento critico libero da ogni condizionamento. Conosci te stesso. Socrate fu accusato di corrompere i giovani e condannato a bere cicuta. Molti secoli dopo, nel 1600, un altro filosofo Giordano Bruno fu bruciato in Campo dei Fiori a Roma per non essersi piegato ai dogmi ecclesiastici del tempo, al pensiero unico, tanto di moda ultimamente, come afferma Igor Sibaldi. La parità di genere è un obiettivo difficile da raggiungere. Per questo ti ringrazio Guido. Attendo di leggerti nelle prossime puntate.

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