Diario Dell’Isolamento

In questi giorni dove siamo costretti a rimanere il più tempo possibile in casa, come redazione abbiamo deciso di raccogliere impressioni e riflessioni su cosa succede nelle nostre città. Augurandoci che questo spazio abbia breve durata, iniziano con due testi, il primo di Antonino Di Bella di Chiavari, il secondo di Umberto Scopa di Ferrara.

Esserci E Sperare

Mi viene in mente una frase per commentare questa situazione: sembra un film di fantascienza! Forse anche altri lo hanno pensato. Fino ai primi di gennaio sentivamo solo che questo virus si era sviluppato in Cina come di una delle tante notizie che arrivano da tanto lontano. Seppur con una, permettetemi, maledetta globalizzazione e con aerei che ci permettono di arrivare in poche ore in Asia pensavamo di essere immuni almeno mentalmente da questo virus. Non entrerò nelle scelte, spesso politiche, di prevenzione adottate nei primi giorni perché ognuno ha le proprie “sensibilità”. Quello che mi colpisce è la sensazione di sgomento, già lo sgomento che non sapevamo ci potesse “contagiare” almeno quanto il coronavirus. Quei gesti che ci sembravano naturali sono diventati vietati. Giusto che sia così, solo che uno non se lo aspettava! Perché se darsi la mano era un gesto di rispetto e di educazione l’abbraccio era simbolo di amicizia. Oppure che tristezza ci da il vedere chiusi i centri di aggregazione che non sono solo i bar o i circoli ricreativi ma anche oratori o gli altri luoghi d’incontro come persino i giardini con le panchine per gli anziani o le altalene per i bimbi. Forse nel tempo ci interrogheremo anche sulle poche biblioteche che abbiamo nelle nostre città, chissà se finita l’emergenza qualcuno proporrà anche di investire in questi presìdi. Come in tutte le situazioni negative l’ottimista vede qualcosa di positivo, io che ho nel dna il pessimismo, spero solo che questo flagello ci aiuti a capire quello che da davvero valore nella vita. Ognuno di noi darà la propria risposta a questa “mancanza di normalità”. Saremo più attenti al Sistema Sanitario Nazionale e lotteremo perché non venga “smobilitato”? Al primo accenno di tagli al sociale ci metteremo sul chi va là come le marmotte sentinelle quando avvertono che un estraneo sta invadendo il loro territorio? Ritorneremo alla normalità o a una “normalità di comodo” che è fatta di convenzioni e falsi sorrisi? Quanti interrogativi che mi pongo in mezzo ad una situazione avvelenata anche da tante false notizie e da finti esperti. Come cantava Giorgio Gaber in Far finta di essere sani potrebbe essere uno dei pensieri quotidiani, per gli appassionati di film Western invece potrebbe valere la famosa frase “ hei amico cerchiamo di portar salva a casa la pelle”. Dal Tigullio, e da Chiavari in particolare, al momento è tutto.

ANTONINO DI BELLA

Foto: Giuseppe Rissone

Nuovi Spazi E Tempo Per Pensare

L’isolamento apre nuovi spazi e tempi per pensare, e i miei pensieri, che occupano questo tempo in una casa di 45 metri quadrati con mia moglie (santa donna!) ve li voglio affidare. Da ieri il mio isolamento è diventato più rigido, ma solo perché spontaneamente ho chiesto ferie. Mi spiego, sono un dipendente pubblico di un servizio non essenziale, lavoro dentro una biblioteca. Le biblioteche sono chiuse al pubblico, eppure, stando alle disposizioni ultime, non si dice che i dipendenti pubblici devono stare a casa. Quindi per onorare il mio contratto di lavoro oggi dovrei essere in servizio, finché il mio datore di lavoro non dica qualcosa di diverso. Il mio datore di lavoro non mi dice di stare a casa, ed è un organo dello Stato, quello stesso Stato che impone di distinguere servizi essenziali e non essenziali per lasciare a casa chi lavora in questi ultimi. Forse ci sta pensando, non so, ma tempo di pensare tanto non ci sarebbe, e nel frattempo alcuni miei colleghi sono in servizio perché hanno fatto una valutazione diversa dalla mia che rispetto. Altri alacremente lavorano, senza violare la legge, ma anche contravvenendo a tutte le disposizioni governative anticontagio (strano paradosso), e lo fanno per il completamento imminente e urgente (?) di un allestimento museale (i musei sono chiusi!) che tanto interessa Vittorio Sgarbi. Ma non corrono rischio perché Sgarbi li rassicura, avendo da poco pubblicato un video nel quale irride l’emergenza dichiarandola ridicola e invitando a violare le norme restrittive anti contagio. Lo ha visto tutta Italia il video, magari anche qualcuno che per lavoro deve valutare col pallottoliere quanti reati ci sono in quel video, e sarebbe questo, sì, un servizio essenziale. Non solo multare chi non rispetta il metro di distanza per strada. Sgarbi usa peraltro un linguaggio che non onora la sede museale che forse, nella sua mente, dovrebbe onorare lui. A Trento, che dista qualche centinaio di chilometri da qui, hanno chiesto le sue dimissioni, ma qui tutto tace per ora. Strani paradossi. Il mio datore di lavoro è notoriamente al fianco di Sgarbi, quindi capisco il suo imbarazzo e gli rivolgo un affettuoso abbraccio… ah no, già, non si può. Io potrei andare a lavorare senza rischio, stando in una biblioteca vuota, ma ho preferito chiedere ferie. Così sono in casa, che significa 45 metri quadrati in un condominio, e vi dico subito che esco per attività motoria in luoghi non frequentati, perché la mia salute psicofisica me lo impone davvero. Poi rientro ai domiciliari e dedico lunghe ore a suonare i miei strumenti musicali. Suono tromba, flauto e chitarra, ma i miei condomini apprezzano soprattutto le tromba e chiedo di usare un occhio di riguardo verso di loro se escono di casa disperati. Poi dipingo e disegno vignette. Ne faccio tantissime, quelle che vedete pubblicate nello spazio Esc… Vie D’Uscita del nostro sito.

UMBERTO SCOPA

Foto: Umberto Scopa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.