Diario Dell’Isolamento 9

In questi giorni – oramai diventate settimane, mesi… – dove siamo costretti a rimanere il più tempo possibile in casa, come redazione abbiamo deciso di raccogliere impressioni, riflessioni e storie su questo anomalo periodo. Augurandoci che questo spazio abbia breve durata, proseguiamo, in questo nono appuntamento, con un contributo di Guido Bigotti di Milano.

Dylan e Davide

Non è il momento di gareggiare ma di aiutare gli altri… Voglio sfruttare questo momento per cercare di crescere di testa, voglio pensare che dopo tutti vivremo un po’ più serenamente, avendo capito quali sono le cose importanti nella vita. E, per quanto mi riguarda, che non tutto ruota intorno allo sport… Ho voluto iniziare questo mio articolo con due pensieri di due grandi ciclisti del mondo professionistico. Il primo è di Dylan Groenewegen, uno super campione che nel 2019 ha totalizzato ben quindici successi nella sua bacheca personale e quattro tappe negli ultimi tre Tour de France disputati. Il secondo pensiero invece è di un ciclista nostrano, precisamente lombardo nato e cresciuto nel bresciano, Davide Martinelli, lui ha respirato da sempre l’aria del ciclismo, il padre e’ il direttore sportivo più titolato (cinque Giri d’Italia e due Tour de France al suo attivo), e lui, l’erede dopo quattro anni passati alla Quich Step, dal 2020 è passato all’Astana. Quando la pandemia ha cominciato a travolgere tutto e tutti, Dylan e Davide, il virus ha chiuso la stagione del ciclismo e i due campioni hanno trovato il modo di essere utili. Groenewegen, grande velocista, appare sempre sorridente nella sua nuova missione, lui, professionista dal 2015, ha trovato un altro scopo di proseguire la sua vita da ciclista, coinvolgendo anche i suoi sponsor con donazioni di  pane e verdura, carne, generi vari insomma, da consegnare alla persone anziane che lui fornisce direttamente tutti i giorni in questa nuova veste, recapitando cibi ed altri beni di consumo in bici alle persone che non possono e non devono muoversi in questo particolare periodo della nostra vita. Dylan era in forma smagliante prima dello stop imposto per evitare l’allargarsi del virus, stava forse per inaugurare la stagione più bella per la sua carriera, ma non demorde, in questo modo di reinventarsi, si sente utile, per se stesso e per gli altri, sicuro di trovarsi pronto per il Tour de France che presumibilmente si svolgerà ad agosto e per il Giro d’Italia che sarà ad ottobre. 

Martinelli invece, quando la pandemia ha iniziato a travolgere tutto, e la sua terra, il Bresciano, ancor di più, non ha esitato a inventarsi volontario per la consegna di farmaci e cibo alle persone anziane di Lodetto, il suo paese. Si sposta anche fino a Rovato per le consegne giornaliere, solo esclusivamente in bici, sostenendo Lodetto Solidale, nata per aiutare i più bisognosi in questo triste periodo. 

La giornata di Davide è così organizzata, due o tre ore di giri per il paese, le frazioni e Lonato dove sono presenti i negozi e le farmacie. Pedala alla media di quaranta chilometri all’ora, il resto sono code ai negozi, consegne, ecc. Mentalmente sono forse più duri di un allenamento “normale”, in queste giornate percorre in media quattordici km, ma lo fa volentieri e i “grazie” che riceve in cambio, valgono come una tappa vinta al Tour o al Giro. 

Che dire due storie lontane ma forse così vicine fra loro per la semplicità e per la voglia di essere utili in qualche modo, che tu sia un campione oppure no. Due storie che mi hanno fatto pensare e credere forse che dopotutto qualcosa in noi può cambiare nei momenti bui e tristi che capitano nel cammino della nostra intensa vita. 

GUIDO BIGOTTI

Foto: giornalettismo.com – tuttobiciweb.it

Diario Dell’Isolamento ritorna mercoledì 6 maggio

14 Comments

  1. bigotti daniela Reply

    ♥️?belle storie lo sport non è solo passione o divertimento ma anche sostegno e solidarietà all’Uomo

  2. Giuliano Reply

    Persone che dedicano il loro tempo libero agli altri ce ne sono sempre più, senza il volontariato saremmo persi, basta pensare alle autoambulanze, chi distribuisce pasti ai poveri, chi si occupa degli anziani o dei disabili.
    Dare è soprattutto ricevere.

  3. Katya Reply

    Grazie Guido. Questo è l’Italia che vorremmo che rimanesse anche dopo la fine, se fine ci sarà, della quarantena forzata …. un Italia solidale dove riscoprire il valore del noi. Troppa gente si lamenta per il gusto di farlo, l’Italia è sommersa da Bastian contrari. E arrivato il momento di mettere al centro le persone, ci salveremo solo tutti insieme … non dobbiamo lasciare in dietro nessuno …

  4. Paolo Santangelo Reply

    Bellissimi racconti Guido, 2 storie di sportivi ma soprattutto 2 storie di uomini. Quello che mi arriva da questi racconti è che si può cambiare, in qualsiasi momento e a qualsiasi età. Grazie Guido di ricordarcelo sempre

  5. Andrea M. Reply

    Grandi esempi di altruismo, speriamo che dopo questa pandemia gli Italiani imparino ad essere piu’ solidali e meno ruffiani

  6. Gino Granata Reply

    Grazie Guido per i tuoi illuminanti articoli e per farci conoscere storie che sicuramente avremmo perso.
    Ciao
    Gino

  7. Laura Bigotti Reply

    Belli questi esempi di solidarietà e amore verso il prossimo. Grazie Guido per averli messi in risalto. S

  8. Mauro Reply

    Lo sport unisce molti uomini, anche se diversi e molto lontani tra loro.
    Grazie Guido per questa bella storia, storia che pochi di noi conoscevano.

  9. Silvano Brambilla Reply

    Fa piacere leggere bei momenti di solidarietà da parte di professionisti della bici. Non dimentichiamoci però i tanti ragazzi e adulti, sconosciuti, che pedalano di giorno e di sera per portare cibo, non alle persone bisognose, ma a chi se ne sta comodamente sul divano di casa, magari assalito dalla pigrizia a cucinare.

  10. laura martini Reply

    Ciao Guido….. io da sempre ciclista convinta e legata al mito della bicicletta e di ciò che essa mi rappresenta come filosofia di vita, penso che mai come oggi il suo sentimento/ messaggio di LIBERTA’ faccia rima con SOLIDARIETA’…..il ciclismo è uno sport di grande fatica e chi lo pratica sa trovare sempre il modo di restituire la gioia e le emozioni della pedalata, a chi ha bisogno di una spinta, di un aiuto, per non cedere al desiderio di mollare prima del traguardo finale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.