Come Un Film Dell’Orrore

di Guido Bigotti wikipedia.org

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Un viaggio nel passato tra Olimpiadi e cortometraggi dove lo sport diventa l’indiscusso protagonista


Leni Riefenstahl è deceduta nel 2003, all’età di 101 anni. Forse non a tutti questo nome suona familiare; fu la regista di un film drammatico realizzato sulle Olimpiadi del 1936, anni in cui i giochi si tennero a Berlino. La regista non si fece mancare nulla dato che per girare utilizzò 30 cameraman e 300.000 metri di pellicola, tre quarti dei quali furono scartati. Con la restante parte, però, Reifenstahl creò Olympia, uno dei più importanti film dedicati allo sport mai realizzati. Il capolavoro della regista tedesca raccolse però diverse critiche, e così anche lei, a causa dell’evidente celebrazione di Adolf Hitler e del nazismo.

Tuttavia quando Guy Lapébie vide la pellicola, non si concentrò poi molto su questo aspetto del film, piuttosto fu attratto da come Leni lo aveva presentato nella gara ciclistica. Lapébie era il più giovane e debole, anche se più carino di due fratelli francesi che parteciparono al Tour de France. Roger, un tipo difficile e polemico, corse cinque volte prima della guerra e arrivò terzo nel 1934; anche Guy si classificò terzo ma dopo la guerra nel 1948. Al contrario Roger lo superò nel 1937 vincendo il Tour. Guy, in ogni caso, era andato a vedere il film della Riefenstahl e dopo diversi spezzoni drammatici di tuffatori e corridori, arrivò il suo turno, al traguardo della gara su strada sul circuito dell’Avus, nella periferia della capitale tedesca.

La corsa consisteva in un percorso semplice di 10 chilometri: alta velocità e poco tempo per azioni spettacolari e uno sprint finale. Lapébie lo aveva capito e, di volata verso il traguardo, proprio in quel momento si ritrovò in testa. Infine a 30 metri dalla linea di arrivo, rallentò improvvisamente. Fu un altro ciclista francese, Robert Charpentier, a superarlo e ad aggiudicarsi l’oro. Lapébie si classificò secondo, con uno svantaggio di 0,2 secondi. Perse d’un soffio il primo posto.

Fino a quel momento, Lapébie non era mai riuscito a spiegarsi cosa fosse accaduto, come Charpentier fosse riuscito a superarlo. E poi, d’improvviso tutto fu più chiaro. Sullo schermo vide che il compagno di squadra lo aveva afferrato per i pantaloncini, dandogli una bella spinta indietro. Chiaramente, non solo si sentì imbrogliato, Lapébie andò su tutte le furie.

Non gli era mai stato simpatico Charpentier, uomo che spesso veniva dipinto in giro come molto leggero, incredibilmente sicuro di sé e forte come un toro. Sicuro di se per intenderci come uomo arrogante e sbruffone e Charpentier era arrogante e sbruffone persino durante gli allenamenti della domenica con gli altri ragazzi.

Secondo quello che pensava Lapébie, era chiaro che questo Charpentier non era il tipo di atleta in grado di accettare una sconfitta almeno da un compagno francese, ma tantomeno da chiunque alle Olimpiadi durante la corsa su strada.

I giornalisti che assisterono alla gara avevano già avuto questo dubbio riguardo la vittoria di Charperntier e a quel punto Lapébie potè puntare il dito contro quella che era una prova. Da qual giorno Guy si considerò vincitore morale delle Olimpiadi. Ma Charpentier non aveva alcuna intenzione di farsi spodestare della vittoria conquistata sul campo.

La disputa intrattenne il panorama del ciclismo francese per anni, tanto i corridori quanto i loro sostenitori e persino quelli che in precedenza non avevano mostrato il minimo interesse per l’accaduto non vedevano l’ora di tirare fuori l’argomento e discutere della guerra tra i due campioni lagnosi, con tanto di schiere di fan infervorate ancora più dei diretti interessati.

Alla fine, entrambe le parti si resero conto che si stava creando più risentimento di quanto si stesse effettivamente facendo; inoltre avrebbero dovuto gareggiare insieme in futuro. La cosa migliore da fare a quel punto era una tregua.

Lapébie dichiarò alla stampa che avevano mal riportato le sue parole, dato che addossare la colpa ai giornalisti era la cosa più semplice da fare. Quello che il ciclista aveva affermato, il realtà era che lui era stato tirato, ma che non si era mai riferito a Charpentier. In questo modo misero fine alla diatriba; ma con molta probabilità i due non andarono più d’accordo.

Il giornalista francese René del Latour parlò dell’incidente dando nella sua versione la vittoria meritata a Charpeniter. Ma, in fin dei conti, de Latour non si trovata sulla pista in quel momento, a differenza di Lapébie. Lapébie aveva visto il filmato e sapeva che quella vittoria era sua.

Molti proposero una nuova sfida tra i due francesi per determinare il vero vincitore così da scoprire se Lapébie aveva ragione riguardo a quanto da lui affermato quel giorno nella sala buia del cinema, se davvero fosse stato imbrogliato e privato della medaglia oppure no.

Spesso era possibile incontrare Lapébie a bordo pista quando il Tour si concludeva a Bordeaux, vicino a casa sua. A chi gli rubava un paio minuti chiedendogli quello che aveva visto, lui rispondeva solo se chi lo interrogava fosse d’accordo con la sua versione e cioè che fosse stato imbrogliato. Probabilmente non voleva sentire altra versione.


Diario Della Bicicletta ritorna martedì 10 maggio


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6 Comments

  1. Alberto Reply

    Bella storia di rivalità.. i valori dello sport dovrebbero sempre esaltare la correttezza e la lealtà ,ma in questo caso non mi pare.

  2. Maria Rita Reply

    Non è “connaturato” con lo sport, qualsiasi esso sia, il saper perdere!? Qui, è stato snaturato il principio stesso di tutte le discipline sportive: misurarsi con l’altro, competere, riconoscendo però e accettando sempre che l’altro possa essere migliore di te…

  3. Serenella Reply

    Bel pezzo Guido. Non conoscevo la storia e per associazione di idee leggerla mi ha riportato alla mente Achille Compagnoni e Walter Bonatti quest’ultimo nella bufera per più di cinquant’anni con l’accusa di aver tentato di sabotare la salita dei compagni per ambizione personale. Calunnie bugie e tribunale, l’amara storica prima salita al K2 è ricordata anche per questo.

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