Come Un Dio Greco

di Andrea Sbaffi Andrea Sbaffi


Sting, Modena (30 aprile 1988)


Attendevo da qualche anno un concerto di Sting….
Adoravo i Police e ho amato l’esordio solista del “pungiglione” di Newcastle a partire da The Dream of The Blue Turtles del 1985 e Bring on The Night, reportage del tour d’esordio dell’anno successivo.
Il concerto di Modena arrivava al momento giusto, nonostante la crescente tensione per l’imminente maturità, come chiusura di un cerchio fatto di tanti ascolti, solitari o collettivi, che aveva alimentato la nostra voglia di comprensione e condivisione di un percorso comune.
Avevamo divorato i primi due album e l’uscita di Nothing Like The Sun nel 1987 aveva confermato che la vena compositiva di Sting non si era affatto esaurita con lo scioglimento dei Police.
Anzi, in questa ritrovata libertà aveva trovato nuova linfa: coadiuvato da alcuni fra i migliori jazzisti di quegli anni, era riuscito a convogliare la sua immensa capacità espressiva in un rock contaminato e maturo, capace di dialogare con diversi generi, coniugando la potenza tipica del rock con la raffinata “misura” tipica del Jazz.
Avevamo amato senza remore la formazione dell’album d’esordio: ad accompagnarlo c’erano Omar Hakim alla batteria, Daryl Jones al basso, Kenny Kirkland alle tastiere, Branford Marsalis ai sassofoni, Dolette McDonald e Janis Pendarvis ai cori.
Troviamo questa formazione nel docu-film Bring on The Night: seppur a tratti un po’ stucchevole ed autocelebrativo, ci conduce però efficacemente all’interno del delicato percorso di preparazione ad un tour mondiale, rappresentando abbastanza fedelmente le relazioni e le dinamiche di una super Rock-Band.
Il concerto di Modena fa parte del tour successivo alla pubblicazione di Nothing Like The Sun, ennesimo tassello di grande vena compositiva di Sting, impreziosito da chicche come Englishman in New York e Fragile su tutte, oltre alla meravigliosa cover di Little Wing, con l’arrangiamento del grande vecchio del Jazz Gil Evans.
La formazione vista a Modena, purtroppo, era orfana di due capisaldi come Hakim e Jones…
Ad accompagnare Sting, oltre ai fedelissimi e imprescindibili Kirkland e Marsalis, ci siamo trovati come strumentisti Jean Paul Ceccarelli alla batteria, la (per noi) sconosciuta Tracy Wormworth al basso, James Taylor Lewis alla chitarra, Delmar Brown (già visto nell’orchestra di Gil Evans) alle tastiere, Mino Cinelu (anche lui prodotto della big band di Evans) alle percussioni, oltre alla consueta e impeccabile Dolette McDonald ai cori.
Confesso che abbiamo faticato un po’ ad entrare in sintonia con questa formazione, per certi versi inaspettata….
Ma erano tutte/i grandissime/i professioniste/i e non si poteva davvero obiettare alcunché di fronte ad esecuzioni davvero impeccabili, calde e coerenti, proprio come ci attendevamo: ci hanno portato facilmente dalla loro parte e sono riuscite/i a farci superare i nostri stereotipi, le nostre pregresse aspettative, proiettandoci con calore nello show, portandoci a superare facilmente la delusione per non aver trovato alcuni dei nostri musicisti preferiti.
E’ stato, innegabilmente, un grande concerto, capace di miscelare efficacemente la nuova produzione di Sting con alcune chicche del passato dei Police.
Lo stesso Sting non è mai stato così istrionico ed etereo: un Dio ancestrale, bellissimo e (forse fin troppo…) consapevole di esserlo, pur senza evidente apparente eccessivo autocompiacimento…, ma concedendosi la celebrazione del suo fisico perfetto di 37enne, nel teatrale gesto di liberarsi della giacca e proseguire il concerto a torso nudo, per quanto ingentilito da leziose bretelle.
Tanta era la consapevolezza dei propri mezzi, da indurre il nostro pungiglione ad arrischiarsi addirittura in una paracula esibizione di una romanza del ‘700 di Tommaso Giordani, Caro Mio Ben. Fortunatamente seguita da un liberatorio evergreen dei Police: Every Breath You Take.
Di quella formazione, siamo purtroppo orfani del talentuoso Kenny Kirkland, scomparso prematuramente solo 10 anni dopo, nel novembre 1998.
Qualche giorno dopo, il 6 giugno, il concerto successivo del tour, all’Arena di Verona, fu trasmesso in diretta dalla RAI: ecco i link part 1) e part 2.
Posso dire di essere grato di aver visto questo concerto: la produzione di Sting, sia coi Police che negli anni successivi con altri splendidi musicisti, ha sicuramente profondamente condizionato la mia cultura musicale ed il mio modo di suonare, aiutandomi a comprendere la forza dirompente della contaminazione nella musica, a prescindere dai generi e dagli stereotipi.

Appuntamento fra quattro settimane, con il prossimo articolo: Led Zeppelin, 40° Atlantic Records (14 maggio 1988).


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2 Comments

  1. Vittorio Gonella Reply

    Ciao, a quel concerto c’ero anch’io e, dopo tanti anni, non ricordo se le madri di Plaza de Mayo erano realmente sul palco (come ho sempre pensato…) o presenti solo nei maxi schermo. Chiedo aiuto!
    Grazie.
    Vittorio

  2. Andrea Reply

    Ciao Vittorio,
    bello sapere di condividere occasioni e ricordi.
    A Modena (e Verona, il concerto dei video linkati) le madri di Plaza de Mayo non c’erano e, sinceramente, non ricordo neanche maxi-schermi: i tempi non erano ancora maturi…
    Forse ricordi quelle immagini per il tour mondiale a sostegno di Amnesty International (“Human Rights Now!”) che nello stesso 1988 intraprese Sting con Peter Gabriel, Tracy Chapman, Bruce Springsteen e Youssu’n’Dour.
    Quel tour si concluse ad ottobre proprio a Buenos Aires e, in quell’occasione, salirono sul palco le madri di Plaza de Mayo.
    Mi sembra di ricordare che Sting le avesse già incontrate comunque in un precedente tour e, probabilmente, si sovrappongono ricordi e immagini di più occasioni…
    Magari, dedicherò uno dei prossimi contributi proprio al tour di Amnesty.
    Ciao,
    Andrea

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