Storie Di Biciclette Partigiane E Di Grandi Donne

l rapporto tra bicicletta e lotta partigiana fu importante, anzi in alcuni casi fu vitale. La bicicletta serviva per muoversi in città agilmente, era considerata dai partigiani una vera e propria arma. I partigiani in bicicletta ebbero lo stesso ebbero lo stesso ruolo fondamentale dei Ciclisti Rossi, che grazie alle due ruote ebbero riuscirono nel far girare le notizie ai contadini durante l’occupazione delle terre romagnole e marchigiane.

Il 24 aprile del 1945 a Milano l’annuncio dell’insurrezione fu trasmesso ai vari punti della città grazie alle staffette in bicicletta. Un ruolo importante lo ebbero le donne, in particolare quelle che aderirono ai Gruppi di difesa della donna, un movimento di donne antifasciste sorto nel novembre del 1943 che con grande coraggio trasportavano la stampa clandestina e i messaggi ai gappisti. Tra tante testimonianze, una mi ha colpito particolarmente, si tratta di Onorina Brambilla, nome di battaglia “Sandra”. “Ero giunta all’altezza di Porta Lodovica a Milano, quando vidi un posto di blocco fascista. Io ero in bicicletta e provenivo da Mazzo frazione di Rho, dove operava un gruppo di bravissimi gappisti. Grassi, uno di loro, mi veniva incontro al limite di un bosco e mi consegnava quello che avrei dovuto far avere ai compagni a Milano. In genere bombe a mano, rivoltelle, detonatori e dinamite. Imboccai Viale Gian Galeazzo; nel cestino di vimini montato sulla mia bicicletta (sempre coperto da uno strofinaccio), quel giorno avevo due rivoltelle. Giunsi in piazza, i marò mi sbarravano la strada, erano ragazzi di 20 anni circa, volti da bambini, non potei cambiare strada, li avrei allarmati, decisi quindi di proseguire, ero impaurita, ma non potevo fare altro che proseguire. Uno di loro mi sorrise, risposi con un sorriso anch’io, l’altro mi disse “vai bella. Restai immobilizzata, stentai a pedalare, ci volle un momento perché rientrassi in me e ripresi a pedalare.

Visto il gran ruolo che le biciclette partigiane svolgevano, il prefetto della provincia di Milano emise un’ordinanza che impediva la libera circolazione in bicicletta, una decisione decisamente impopolare, visto che il mezzo a due ruote veniva usato da tutti, operai che andavano in fabbrica, gente che usava la bicicletta in città per i suoi spostamenti. Di li a poco infatti, fu ritirata.

A Ricordarci il ruolo importante delle donne in bicicletta durante la Resistenza, c’è un capitolo del libro Pane Nero di Miriam Maffai. “La Cesarina imparò tutte le strade per andare da Modena a Bologna, ci andava fino a cinque giorni la settimana, portando comunicazioni, stampa clandestina, armi, una volta portò perfino una ricetrasmittente. Ogni volta si trattava di superare quattro, cinque posti di blocco… Fece per mesi avanti e indietro Modena-Bologna: quaranta chilometri in bicicletta ogni volta con il brutto tempo, la pioggia, la neve, i mitragliamenti in una campagna dilaniata dalle rappresaglie partigiane e dai rastrellamenti tedeschi”.

Per Giovannia Zangrandi, la staffetta delle brigate comuniste, che faceva la spola tra Cortina d’Ampezzo, dove insegnava e il Cadore, dove si erano concentrati i partigiani, i nazifascisti misero una taglia di 50 mila lire, vista la sua abilità a sgattaiolare.

Lo sciopero a Milano del 28 marzo 1945 assume un carattere istituzionale, cortei, manifestazioni dei lavoratori; scendono in strada con cartelli e bandiere, la “rivolta” viene appoggiata dalle forze armate Sap. Il comando Garibaldi aveva predisposto un piano per la protezione delle fabbriche nel caso di interventi dei fascisti e dei tedeschi, attorno alle fabbriche infatti aveva steso una rete di mille uomini in bicicletta. Il questa occasione la bicicletta ebbe un rilievo decisivo per il pieno successo dell’iniziativa.

Vari personaggi si schierarono con la Resistenza in bicicletta, Alessandro Vai, combattente della guerra di Spagna, comandante partigiano nelle Marche e membro del comitato istituzionale di Milano, prima fiancheggiando gli operai della Fiat e in tutto il Piemonte e poi a Genova e a Milano. L’artista Aligi Sassu, che da Milano si recava a Como in bicicletta per ritirare pacchi dell’Unità che arrivavano dal confine svizzero, come ricorda Raffaellino Degrada, condannato nel 1938 a scontare una dura pena in carcere per diffusione di stampa comunista clandestina: “Con Sassu, che come me si esercitava nel ciclismo dilettante, ci siamo recati più volte a Como, dove Scavino, il custode di Villa Olmo, ci portava pacchi voluminosi de l’Unità e del Nuovo Avanti, che compagni ferrovieri nascondevano nei treni provenienti da Lugano. Prendevamo i pacchi e poi via verso Milano e il cuore della rivolta”.

Una storia d’altri tempi, che vale la pena ricordare e ricordarsi, tramandare e tramandarci, perché il passato non va mai dimenticato.

GUIDO BIGOTTI

Foto: Guido Bigotti – wikipedia.it

Diario Della Bicicletta ritorna lunedì 1 luglio

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