In Cerca Di Senso

Diario di bordo al 15° mese della deriva. Non adatto ad un pubblico depresso.

di Gian Michele SpartanoTempio Aperto

Siamo giunti al quindicesimo mese di una guerra muta e sorda. E chiarisco il termine bellico usato: la natura si rivolge col suo nuovo atroce accidente all’insensatezza umana, che pretende di combattere la malattia e non il male che ne sta alla radice. Se non comprendiamo i termini di un conflitto che intanto l’uomo deve vincere contro sé stesso, dovremo attendere molto tempo ancora perché si ristabilisca un nuovo equilibrio.
Unica certezza è che, come nel romanzo di José Saramago, ciecamente non vediamo l’ora di uscirne purché sia, migliorati o meno.

Nella nostra Italietta di migliore si legge che è rimasta la denominazione affibbiata al governo Draghi, che al suo secondo mese e poco più si è assunto un paio di responsabilità mica da ridere: la parziale “riapertura” del 26 aprile contro ogni logica che non sia data da un ignoto “rischio calcolato”; una cinica indifferenza alla puntuale ecatombe di immigrati nel mediterraneo, ignorati dopo due giorni di S.O.S. e 20 minuti di resistenza alla fatale ipotermia.
Intanto dalla terraferma ci carezza infida e vivida la dolce aria  primaverile ed ancor più un’atmosfera da ultimo giorno di scuola per tutti… Ho colto qualcuno confondere la giornata del 25 come la Liberazione da un nemico che non c’è… e così tutti giù per le strade, evviva evviva, a rifarci di solare vitamina D e di spritz da pucciarci dentro le mascherine per suggerne l’ultimo sorso dalle 22 o 23 chissenefrega, in poi!

Vorrei trovare un senso, come dice il Vasco nazionale; leggo ed ascolto ogni fonte per sapere come comportarsi, come sia oggi ragionevole agire per l’indomani: vorrei assecondare le notizie sulle decisioni prese; il salvifico vaccino se poi fra sei mesi potrei dover ripetere l’operazione magari contro una o più varianti d’opera più micidiali delle presenti.
Cerco anche alla TV e mi pento di offendere la vista e la mente con immagini che neanche  la prima RAI del 1954 si sarebbe sognata per unire un’Italia ancora stordita e frantumata dalla guerra, intorno allo scudo crociato maggiorente.
La donna che vedete in fotografia è la signora Marina Nalesso, mezzobusto che da tre anni siede al TG delle 13 esibendo orgogliosa rosario e crocifisso al collo. Sorda ad ogni polemica, si avvale della laicissima libertà di dress code recitando il notiziario e mi sforzo di rimuovere il caustico pensiero che per un minimo senso di par condicio dovrebbe laicissimamente seguirla una collega avvolta in un elegante burka.
Per superare immediate accuse di maschismo faccio zapping sul sempiterno Vespa: annichilito da questa performance di alcune settimane addietro, sarebbe ragionevole chiederci a quali livelli sia giunta l’informazione di Stato, evocata libera e plurale. Il giornalista che premedita lo show e si fa non solo politico ma anche scienziato e poi giudice, condanna ed espelle in diretta chi osa esprimere un’informazione non conforme.

Non mi aiutano tantissimo di più organi di stampa che reputo ben più degni. Tutti ripiegati ad esprimere tutto ed il suo contrario.
Spiacente, ma per questo appuntamento le porte del Tempio restano spalancate ad ogni rischio… ma si deve rimandare qualsiasi altra riflessione al primo stormir di senso.

⇒ Foto: Gian Michele Spartano ≈ Prossimo Appuntamento: mercoledì 26 maggio

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