Il Guado Di Un’Alternativa Politica

Il dibattito sui diritti che oggi anima l’opinione di chi ancora vuole farsela è fuorviante. Ecco perché.

diGian Michele SpartanoTempio Aperto

Nel congedarsi in questa estate resa vivace dai soli temporali amazzonici, Tempio Aperto vi racconterà il motivo per cui il governo Draghi, al di là di qualche schermaglia, navigherà vento in poppa verso la naturale scadenza di legislatura.
E per farlo non potrà che puntare la sua prua sulle manovre ed i registri della comunicazione amica dei poteri che ci dominano.
L’enfasi su cui l’opinione pubblica vien fatta ragionare è quasi tutta incentrata sui temi dei cosiddetti diritti civili, in realtà solo parzialmente nell’agenda dell’esecutivo o meglio di Super Mario. Riforma della giustizia ovvero riaggiustamento dei termini di prescrizione dei reati; voto ai diciottenni per l’elezione del senato; tutela delle minoranze LGBT, delle donne e dei minori; chissà perché, resta al momento sotto le sabbie parlamentari una nuova legge elettorale.
Non entriamo nel merito di essi né a far parte degli ultras pro o contro dette iniziative;
dedichiamo invece queste fiaccate energie alla categoria dei diritti “sociali” su cui stampa, tv ed i famigerati “social influencers” non osano metter mano, non diciamo in modo minimamente serio ed efficace, ma come se non ne esistesse rilievo.
Ricordate la giovane Luana divorata da un orditoio pisano qualche mese fa: palate di orrore, sdegno ed indignazione a gogò per un paio di settimane e poi.. poi i soliti atroci trafiletti dedicati alle morti bianche quotidiane.
L’ agonia su chiusure e ristrutturazioni delle produzioni metalmeccaniche in tutte le aree industriali del Paese vengono raccontate come mera cronaca, sopratutto localistica, e mai come fenomeno sociale che falcia redditi e induce migliaia di famiglie ad inventarsi un futuro improbabile. Vogliamo o non riteniamo sia innanzitutto un terrificante reato omissivo quello di considerare “quotidianità” il nostro mare come una specie di fossa comune per migranti?
Da qualche settimana respiriamo aria senza obbligo di mascherine, ma chi di voi sa cogliere l’olezzo nauseabondo rilasciato dalla perdita dei diritti ‘sul’ ed ‘al’ lavoro, di sicurezza nei suoi luoghi per chi lo ha  – ritenendosi già “fortunato” il mantenerlo – per chi si pascia ai ripari delle mura domestiche dello smart working, ‘ché così non si vedono e sentono cose brutte in giro e riesco-al- meglio-ad-organizzare-la-mia-vita..?
Chi ha scritto la nostra Costituzione dopo aver combattuto a morte per conquistarne lo spazio di libertà necessario, ha posto in prima riga il principio repubblicano e democratico “fondato sul lavoro”, per tutti e non a caso. È dall’obiettivo del lavoro che la persona, nei suoi multicolori caratteri di genere, provenienza e credenze, si promuove al centro di sé stesso e della socialità. E non troverebbe movente potenziale alcuno per nuocere al suo prossimo.
Sarà opportuno, per chi non digerisce bene il piattume un po’ sornione, quel percorso carsico e divisivo che Super M imprime alla sua manovra di governo, che si tiri via il manto untuoso di buonismo salottiero sui diritti dei più deboli e si rivendichino con forza i diritti collettivi smarriti.
Le nostre leggi penali già tutelano la persona per quella che essa è, nella sua sacralità di creatura unica ed irripetibile. Le aggravanti che scatenano violenze, molestie e soprusi sono già ora corredo a disposizione del giudice per soppesare la sanzione che, non lo scordiamo mai, non ha funzione “punitiva” ma di rieducare in sicurezza l’autore al contesto civile. Tutti noi, aggressori ed aggrediti, si è “vittime” sociali, se non proprio “gigli di questo mondo”…
Se non perdiamo o se riacquistiamo questa visione e la lucidità nel saper graduare i valori di civile convivenza, può ancora crearsi un’alternativa di sensibilità, uno spazio politico ove pronunciarsi e far prevalere idee di solidarietà e progresso concreto. Buona estate a tutti.

⇒ Foto: Edward Hopper gettyimages.it (particolare) ≈ Prossimo Appuntamento: Tempio Aperto ritorna a settembre

2 Comments

  1. Stefano Reply

    Pongo due domande all’estensore dell’articolo. i diritti dei più deboli e quelli collettivi non vanno di pari passo?
    Lo smartworking è tutta questa cosa meravigliosa?
    Grazie e a rileggerla dopo l’estate.

  2. Gian Michele Reply

    Gentile Stefano,
    l’illuminismo e quindi le sue elaborazioni filosofiche ci hanno insegnato che certamente tutti i diritti debbono avere contestuale pari riconoscimento e tutela, ragione per cui sono stati poi sanciti nelle Carte Costituzionali delle democrazie. Altro aspetto è la loro piena attuazione che può essere più o meno immediata. Come ho cercato di spiegare, dei diritti sociali, in particolare quelli connessi al lavoro, di libera associazione politica e sindacale ne è permeata tutta la nostra Carta, a partire dai primi 4 articoli. Perché il lavoro non è banale dire che nobilita, eleva la persona in tutta la sua peculiare individualità. Se lo Stato non cura il riconoscimento e l’esercizio di tali diritti “collettivi”, troveremo una società disgregata, diseguale; e non sarà mai una legge penale contro omotransfobie e per l’identità di genere che potrà vincere un disagio sostanzialmente sociale.
    Per quanto riguarda lo smart-working, la mia è amara ironia, in una condizione di normalità sanitaria sono apertamente avverso a questa modalità, di cui ho dedicato un precedente intervento.
    Un caro saluto

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