Topolino (P.F.M.)

Forse mi ripeterò, ma chissà se questo è dovuto all’età. Non ho un profilo Facebook per rinuncia: lo avevo aperto tempo fa, in pratica quando era nato per poi chiuderlo quando mi sono reso conto che mi arrivava di tutto.

Richieste di amicizia di coloro che erano già miei amici, con i quali avevo già un rapporto almeno dialettico, con i quali condividevo idee, emozioni o attività.

Insomma, era un modo diverso di tenere rapporti.

Però potevo entrare anche in altri “profili” per verificare se potevano in qualche modo interessarmi, e questo lo potevano fare anche altri nei miei confronti.

Così quando mi è arrivata la richiesta di “amicizia” da parte di un noto esponente politico, un leader fascista presentatomi da chissà quale dei miei contatti, ho detto basta, ne dovevo assolutamente venire fuori.

Così ho cancellato il mio profilo, con annessi e connessi.

I miei amici reali e non solo virtuali li avrei comunque conservati mantenendo con loro i normali rapporti avuti fino allora.

Non ho mai, quindi, rimpianto di non avere quel tipo di profilo social.

Fino a quando non è nato WhatsApp.

Grazie agli smartphone, alla loro possibilità di essere collegati in internet, con quest’applicazione è possibile tenere una conversazione scritta, vocale, video con tutti gli altri utenti collegati allo stesso servizio, inviare foto, filmati e allegati vari in maniera semplice e veloce, oppure fare videochiamate o telefonate normali da tutto il mondo una volta collegati, creare gruppi ai quali inviare contemporaneamente quanto scritto sopra.

Ma questo lo sapete meglio di me quindi non mi dilungherò oltre.

Ed ecco il perché di questa introduzione: faccio parte, come sapete, di un bellissimo gruppo WA, voluto per ricordare momenti legati a un passato comune, ma soprattutto, per continuare a condividere un presente ricco di nuove esperienze ed emozioni.

Sto scrivendo del già più volte ricordato gruppo nato dall’esperienza vissuta in seno al gruppo scout Torino23, nato oltre cinquanta anni fa.

E il bello di questo gruppo è che non si limita solo a messaggini, è che periodicamente si ritrova, nelle occasioni allegre e in quelle tristi, si ritrova fisicamente e non solo virtualmente.

Così capita che, grazie a fotografie ritrovate in chissà quale cassetto o ad appunti scritti su vecchi quaderni, qualcuno riesce a ripescare aneddoti dimenticati.

E qui inevitabilmente, ti rendi conto dell’età che avanza e di quanto la tua memoria a volte ti faccia difetto.

A cosa è dovuto questo?

Forse la risposta la può dare il messaggio che ho ricevuto e che vi riporto sotto.

V’invito a leggerlo con molta attenzione, potreste anche voi riconoscervi.

Inutile dire che lo abbiamo condiviso nel gruppo.

SADAE è la Sindrome da Attenzione Deficitaria Attivata dall’avanzare dell’Età. Si manifesta così:

Poniamo il caso che tu decida di lavare la macchina. Mentre ti avvii al garage vedi che c’è della posta sul mobiletto dell’entrata. Decidi quindi di controllare prima la posta. Lasci le chiavi della macchina sul mobiletto per buttare le buste vuote e la pubblicità nella spazzatura e ti rendi conto che il secchio è strapieno. Tra la posta hai trovato una fattura e decidi di approfittare del fatto che esci a buttare la spazzatura per andare fino in banca, visto che sta dietro l’angolo, per pagare la fattura. Cerchi in tasca il portafoglio, ma non c’è. Sali in camera a prenderlo e sul comodino trovi una lattina di coca che stavi bevendo poco prima e che avevi dimenticato lì. La sposti per cercare il portafoglio e senti che è calda. Allora decidi di portarla in frigo. Mentre esci dalla camera vedi sul comò i fiori che ti ha regalato tua figlia e ti ricordi che li devi mettere in acqua. Posi la coca sul comò, e lì trovi gli occhiali da vista che è tutta la mattina che cerchi. Decidi di portarli nello studio dopo aver messo i fiori nell’acqua. Vai in cucina a cercare un vaso e con la coda dell’occhio vedi un telecomando. Ti ricordi che ieri sera siete diventati pazzi cercandolo e decidi di portarlo in sala, al suo posto!! Appoggi gli occhiali sul frigo, non trovi nulla per i fiori, prendi un bicchiere alto e lo riempi di acqua… intanto li metterai qui dentro. Torni in camera con il bicchiere in mano, posi il telecomando sul comò e metti i fiori nel recipiente, che non è adatto e naturalmente… ti cade un bel po´ di acqua… mannaggia!!! Riprendi il telecomando in mano e vai in cucina a prendere uno straccio. Lasci il telecomando sul tavolo della cucina ed esci… cerchi di ricordarti che cosa dovevi fare con lo straccio che hai in mano…

Conclusione: – sono trascorse due ore;

– non hai lavato la macchina;

– non hai pagato la fattura;

– il secchio della spazzatura è ancora pieno;

– c’è una lattina di coca calda sul comò;

– non hai messo i fiori in un vaso decente;

– non sai dove hai messo il portafoglio;

– non trovi più il telecomando della televisione; non trovi più nemmeno i tuoi occhiali;

– c’è una macchiaccia sul parquet in camera da letto e…

– non hai idea di dove siano le chiavi della macchina!!

Ti fermi a pensare: come può essere? Non ho fatto nulla tutta la mattina, ma non ho avuto un momento di respiro… mah!!

Fammi un favore rimanda questo messaggio a chi conosci perché io non mi ricordo più a chi l’ho mandato.

Se c’è qualcuno che ha meno di 10 anni non rida perché la sindrome vi colpirà.

La canzone scelta per dare il titolo a questo articolo è tratta dall’album “Suonare, suonare” della Premiata Forneria Marconi del 1980.

Pubblicato sul blog il 12 febbraio 2018

Foto e Immagini: wikipedia –  cittaceleste.it

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