Taylor

di Andrea Sbaffi Andrea Sbaffi


Foo Fighters, Area Expo, Rho 14/06/20-12/06/22, Taylor Hawkins (Fort Worth 17/02/72 – Bogotà 25/03/22)


Alla mia età, sono ormai consapevole che alcuni eventi possono portarci a cambiare i nostri programmi. Il contributo di oggi avrebbe dovuto essere riferito al concerto dei P.I.L. del settembre 1987, ma la triste notizia dei giorni scorsi, mi ha portato a rivedere in corsa la scaletta degli articoli. Il 25 marzo ci ha, purtroppo, lasciato Taylor Hawkins, cinquantenne batterista dei Foo Fighters.

Questa rubrica non vuole certo essere una collezione di necrologi o coccodrilli, nonostante siano troppi gli artisti che non ci sono più e che non potremo più ammirare dal vivo. Ma in questo caso, mi sento di fare un’eccezione.

La motivazione principale è che avrei dovuto vedere il concerto dei Foo Fighters già nel giugno 2020, come si evince dalla scansione del biglietto: la pandemia aveva costretto a rimandarlo al 2021 e poi al giugno di quest’anno. La scomparsa di Taylor ha indotto il gruppo ad annullare tutte le date del tour, proprio come accadde nel lontano 1980 ai Led Zeppelin con la morte di John “Bonzo” Bonham, tragedia che sancì anche lo scioglimento del gruppo.

Consapevole che non avrò più l’opportunità di vedere questo concerto, non posso che apprezzare e sostenere questa scelta, riconoscendo che abbiano prevalso l’affetto e lo sgomento, piuttosto che le bieche regole dello show business!

I Foo Fighters sono una creatura di Dave Grohl, batterista dei Nirvana, la cui storia si è anch’essa interrotta brutalmente quel maledetto 5 aprile del 1994 con il suicidio di Kurt Cobain.

Quindi, questa si potrebbe anche definire una storia che oscilla fra vuoti improvvisi e fortissimi legami, fra tragedia e affetto, fra cristallizzazione di un’esperienza e coraggiose scelte dettate dall’amore e non dal denaro, come direbbe il nostro De André….

Alla morte di Cobain, Dave Grohl si trovò a un bivio: continuare la carriera di apprezzato batterista o intraprendere nuovi progetti personali? Per fortuna, scelse la seconda strada e, facendo tesoro delle sue capacità di polistrumentista, registrò di getto e praticamente da solo 15 tracce, 12 delle quali furono pubblicate l’anno seguente nel primo album omonimo Foo Fighters.

Dovendo completare la formazione, Grohl pensò prima di tutto a Krist Novoselic dei Nirvana, ma entrambi valutarono che non fosse opportuno ricostituire la formazione orfana di Cobain.

Vennero, quindi, coinvolti Nate Mendel al basso e William Goldsmith alla batteria, oltre a Pat Smear, già turnista alla chitarra coi Nirvana. La collaborazione con Godlsmith non diede i frutti sperati e per il secondo album Foo Fighters le batterie furono tutte registrate nuovamente dallo stesso Grohl: The Colour And The Shape fu pubblicato nel 1997 e, a quel punto, si ripropose il problema di trovare un batterista. Grohl chiese così a Taylor Hawkins, batterista di Alanis Morrissette, se conoscesse qualcuno di affidabile da coinvolgere, rimanendo piacevolmente spiazzato quando Taylor candidò se stesso! E fu felicemente integrato nel gruppo.

Da quel momento, nonostante i soliti avvicendamenti di formazione tipici del mondo del Rock…, i Foo Fighters rimasero sostanzialmente questi e proseguì, con gli album e i tour successivi, la crescita di consenso di critica e pubblico per un Rock maturo, moderno e creativo, capace di proporre atmosfere differenti e mai banali.

Una caratteristica dei Foo Fighters è sempre stata l’attenzione alla realizzazione dei video dei propri brani, sempre caratterizzati da micro-storie divertenti e con la partecipazione di tutti i componenti del gruppo con travestimenti e gag (sembra proprio che abbiano visto con attenzione il video di I Want to Breack Free dei Queen….): per questo rimando davvero a una semplice ricerca su YouTube, segnalando uno dei video più iconici, di cui parleremo meglio più avanti: Learn To Fly

I Foo Fighters hanno portato avanti fino ad oggi, o meglio fino al 25 marzo scorso…, un’intensa attività Live, coinvolgendo in ogni concerto un ospite diverso, a seconda della data, e proponendo sempre qualche cover pertinente alla location del concerto.

In questo, Taylor Hawkins, grazie alle sue notevole qualità canore, ha sempre giocato un ruolo fondamentale, ad esempio nelle versioni di Under Pressure dei Queen, per le quali lasciava la batteria a Grohl e si prestava al ruolo di vocalist e front man, confrontandosi egregiamente con l’icona di Freddy Mercury! Vedi, ad esempio, questa versione con alla batteria lo stesso Roger Taylor, batterista dei Queen.

Un altro momento che ricordo con grande piacere è la cerimonia di conferimento del premio Kennedy Honor, che si svolge ogni anno col patrocinio del presidente USA, ai Led Zeppelin nel 2012, nella quale i Foo Fighters hanno eseguito uno dei brani più iconici del gruppo, Rock’n’Roll, con la consueta inversione di ruoli: alla batteria Grohl e alla voce Taylor Hawkins. 

In rete si trovano anche tanti tutorial o clinics di batteria di Taylor, mai banali e sempre interessanti, almeno per un batterista.

Concludendo questo breve ricordo di Taylor, mi piace ricordare l’esperienza di Rockin’1000: il 26 luglio del 2015, alcuni pazzi di Cesena (e non solo), per convincere i Foo Fighters ad andare a suonare in quella città, si inventano un evento in cui 1000 musicisti sono stati chiamati a suonare insieme il brano Learn to Fly: ne scaturisce un video virale, con quasi 60 milioni di visualizzazioni, che riesce a convincere il gruppo a tenere un concerto proprio al Carisport di Cesena qualche mese dopo, il 3 novembre 2015.

Successivamente, l’esperienza del collettivo Rockin’1000 ha, probabilmente, imboccato una deriva prettamente commerciale, poco consona all’obiettivo originario… Resta, però, comunque un’esperienza unica ed emozionante.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui Taylor Hawkins ci mancherà….

Quando ci lascia un artista, è inevitabile ricordare le emozioni che ci ha regalato e rammaricarsi di non poterlo più ammirare su un palco, ma credo sia importante avere il massimo rispetto per la perdita dell’uomo e per il dolore dei suoi compagni di viaggio, il cui percorso non potrà più essere lo stesso, non solo a livello musicale ma, soprattutto, umano.

Il tempo ci dirà quale sarà la forza di Dave Grohl, che dopo aver perso un compagno come Kurt Cobain ed essersi così splendidamente rialzato, dovrà affrontare un’altra incolmabile perdita.


 Io C’Ero ritorna venerdì 20 maggio

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