Tanto Rumore Per Nulla
(O Quasi)

di Gian Michele Spartano clusteralisei.it


Racconto dell’Elefante che partorì il Topolino


Alla fine Sergio Mattarella non ce l’ha fatta. Circola sul web una vignetta emblematica col suo busto ed il commento: Quando sei ad un passo dalla pensione ma ti dicono che ti mancano ancora sette anni!
La sua rielezione testimonia tutt’altro che la corrispondenza della volontà del Parlamento con quella del popolo sovrano; questo sarà il commento  dell’informazione mainstream. La realtà sta nel ricorso all’ennesima toppa occorrente a farci credere che la nostra Repubblica sia fondata sul lavoro e rappresenti il popolo.
Significa ancora una volta la conferma che in Italia non è concesso neanche l’avvicendamento della figura garante della nostra apparente democrazia.
Significa che in Italia, la volontà che conta è quella che con ipocrisia viene definita come “volontà atlantica” e che il vostro scrivano traduce in “volontà a stelle e strisce”. Quella bandierina è conficcata nelle profondità del nostro stivale con la ramificazione di un ulivo pluricentenario.
E guai, guai a chi sgarra: tutti in riga a seguire le “istruttive” maratone quirinarie della tv e giù manganellate ai ragazzi che invece scendono in piazza per chiedere di studiare in sicurezza; ancora una volta l’ineffabile signora Lamorgese dopo i fatti della sede CGIL di Roma, avalla stavolta su dei giovani il modello da Stato di Polizia. Una donna delle istituzioni, una madre.
Poteva essere interessante la salita al Colle di qualche nome minimamente alternativo a quello della vecchia guardia democristiana e che si è pur fatto nel corso di questa sei-giorni di chiamate al voto. Ma il penoso gioco di veti incrociati, interni alle stesse forze politiche soggiogate da interessi di bassa lega e di alte finanza e strategia internazionale, sigillano l’impossibilità di una libera espressione delle dinamiche istituzionali.
La fotografia che viene fuori è la solita all’insegna del continuismo, che dai più è invece scambiata per “stabilità”.
Ma non solo in negativo: il truppone senza arte né parte dei 5stelle è allo sbando e si è ad un passo dal definitivo crollo del castello virtuale del grillismo &C. L’impazzimento (Conte) è giunto al punto di arrivare alla proposizione della capa dei servizi segreti (sigh!). Mancava solo questo e le Banane della Repubblica erano lì solo da cogliere!
Tutti danno il voto negativo ai dimenamenti di Matteo TestadiLegno: psichedelico il suo attivismo nel proporre teste su teste destinate ad essere puntualmente ghigliottinate. Ma i calcoli del nostro Statista del Burghy (le biografie dicono che abbia lavorato da giovane, lí) sono sempre gli stessi: fai vedere coi riflettori sparati a mille di darti un gran daffare; che vada bene o male poco importa, conta far crescere i sondaggi ed i mugugni del popolo dei forconi!
Giò Boccadirose: la stratega fuori orbita ha puntato su questo appuntamento per mandarci allo scioglimento delle Camere ed incassare dalle Urne dei Patrioti i margini guadagnati all’esclusiva opposizione. Le è andata male, perché con tutta la buona volontà non può scrostarsi di dosso quel calibro fasciopopulsovranista de’ borgata che la accomuna al Padano concorrente sopra citato.
L’armata Brancaleone del centrodestra si completa con i Bunga Bunga Boys: archiviato lo Psiconano, anche le loro donne sono state ritenute tanto attrattive quanto divisive. Almeno avessero proposto l’istituzione di Corazziere-Amazzoni, come già esistenti all’Eliseo… game over!
Concludiamo la rassegna: MatteoCapoScout, in gran spolvero, punta alle prossime Quirinarie col presidenzialismo; si è riscattato “rasserenando” Enrico Letta, alias l’Ologramma di Stato. Questi sono gli autentici artefici della “svolta”: quella verso la confort-zone del nulla più assoluto.
Ne esce nuovamente indenne sempre e solo Lui, l’unico vero garante, SuperMario con tutina blu, stars and strips. Pensate, con altissimo senso e soprattutto “rispetto” della nostra Costituzione, si fa per dire, è partito a cercare personalmente i consensi per spostare le sue scartoffie da Chigi al Quirinale, ritirandosi in buon ordine non appena ha capito che marcava male. Ed ora, se ha compreso che la politica oltre confine lo ha messo lì dov’è senza svasare, può applicare a piacimento nel giardino assegnatogli la regola di Carlo Magno: divide et impera.
Tutto per il superiore interesse del Potere e del Danaro.


Tempio Aperto ritorna lunedì 21 febbraio

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