Storia

Si fa presto a dire Storia, anzi, a volte non si fa neanche presto, vista la fatica con cui molti l’hanno studiata… o hanno provato a farlo, durante i lunghi anni di scuola…

Si fa presto a dire Storia… anzi, a volte non si fa neanche presto, vista la fatica con cui molti l’hanno studiata, o hanno provato a farlo, durante i lunghi anni di scuola. Eppure, il disastro di quel mancato studio affiora proprio adesso, quando dall’epoca dei banchi scolastici sono trascorsi decenni e da quella degli eventi studiati (o più spesso non studiati) sono passati anche secoli.

Troppo difficile ravanare nella melma del passato per cercare di capire cosa fosse successo, di chi fossero le responsabilità, quali idee avessero generato i fatti e quali fatti avessero dato vita ad altre idee…

E le conseguenze si vedono oggi, con tutto un corollario di “si fa presto a dire…” che sono lì, appostati, in agguato, pronti a scattare. Quali? Semplice: revisionismi e negazionismi, libere interpretazioni e nostalgie, odi non ancora risolti e desideri di rivincite tuttora latenti se non espressamente dichiarati.

Scioriniamo qualche esempio, giusto per non lasciare malintesi. Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria. Dall’apertura dei cancelli di Auschwitz sono passati 75 anni eppure… eppure ancora c’è chi nega e grida al complotto sionistico che ha voluto far apparire campi di sterminio quelli che alcuni filati nazisti montati ad arte volevano dipingere come “ameni luoghi di villeggiatura per famiglie”. Ma i lager sono solo l’esempio più eclatante.

Si fa presto a dire “esiliato”, se vediamo le celebrazioni per la dipartita di un ex leader politico socialista, morto in Tunisia non da esule incompreso ma da latitante inseguito da ogni forza di polizia italiana e accusato di sottrazione di fondi nell’ordine di svariati miliardi di lire, sottratti all’epoca ai bilanci nazionali e occultati in Svizzera…

Si fa presto a dire tante altre cose, come giustizia, progresso, onestà, quando il revisionismo colpisce ogni sentenza, sia essa per appropriazione indebita, illecito sportivo, timbro abusivo di cartellini, assenteismo, corruzione, divieti di sosta (e potrei continuare a lungo), nel momento in cui il fatto sancito dalla storia (e anche da un tribunale, de L’Aja, Tar o vigile urbano che sia) trova il revisionista fortemente convinto di aver subito un’ingiustizia e una lesa maestà: quella di ritenere che il proprio punto di vista e il proprio operato siano al di sopra di ogni giudizio altrui, siano liberi dal peso dell’oggettività di ogni legge e che ogni provvedimento a lui contrario sia solo motivato da complotti, mistificazioni e travisamenti.

Perché, in fondo, si fa presto a dire “Storia”, quando quella che vorremmo fosse eletta come verità è in realtà solo la storia che ci farebbe comodo che fosse accaduta…

GRAZIANO CONSIGLIERI

Foto: Pixaby – Graziano Consiglieri

Si Fa Presto A Dire… ritorna giovedì 20 febbraio

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