Status Democratiae

Sul filo provocatorio dei nostri equilibrismi, avanziamo con un tema di cui poco o nulla si discute sui nostri media.  Quanto meno su quelli che si proclamano liberali e progressisti. E rendiamo a questi signori il ricordo delle tre parole forti del luglio 1789: libertà, uguaglianza e solidarietà. Il processo democratico in occidente è nato giusto 230 anni fa, cresciuto attraverso percorsi storici tutt’altro che lineari.
Revanscismo di stampo populista, focolai neo-nazi, etnofobie di ogni sorta, ci fanno comprendere come oggigiorno quei princípi proclamati sotto le fiamme della Bastiglia non sono ancora pienamente entrati nell’esercizio corrente delle società civili, in breve nel nostro DNA. Una condizione democratica ancora debole quindi, a tratti rarefatta: ed è proprio in aree del nostro arcipelago sociale là dove le prevaricazioni del più forte sono più marcate, che assistiamo da un 40ennio a questa parte al fenomeno che definirei di “democrazia drogata”.
A quello che Winston Churchill definiva “il peggiore dei sistemi politici, esclusi tutti quelli che lo hanno preceduto”, ogni tanto viene iniettata una dose botulinica nei punti in cui esso denuncia le falle ed i cascami più allarmanti. Con quali esiti?
Facciamo degli esempi.
La questione femminile. Ero bambino quando il mio già incuriosito udito subiva “Tremate tremate, le streghe son tornate…!!” ed altre rispettabilissime  amenità che hanno ben confuso le mie mappe mentali fra eros e thanatos; trascorsa la bellezza di due generazioni abbiamo il contatore dei c.d. “femminicidi” e lì, per buona sorte, io non contribuisco. Parrebbe che l’altra metà del cielo abbia così subìto un clamoroso arretramento nelle sue prerogative, anche osservando una scarsa presenza nelle professioni apicali sia pubbliche sia private. Quali le soluzioni ritrovate? Qualche buon ministero, un bell’assessorato regionale o comunale, alle Pari Opportunità; altra splendida trovata, sia pur con timido seguito imposto per legge nei c.d.a. delle imprese pubbliche, le Quote Rosa. Nelle aziende private?! via libera senza frontiere anatomiche al dress code e più sorridi più vai avanti. Nonostante tutto ciò, il vento uxorofobico segna tempesta.
Altro esempio. La Democrazia Esportata.
Restando alle nostre vicinanze, abbiamo “normalizzato” i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, seguito dalla frantumazione della Jugoslavia (col vivace contributo dei nostri Tornado sul Kosovo). Una piccola sosta e lo Zio Tom fa piazza pulita di una serie di antipatiche presenze, dal martoriato Afghanistan, dove proprio il nemico fondamentalista ha grandemente stimolato i “nobili” tentativi di democratizzare quell’area mediorientale; passando per Saddam, Gheddafi con buona parte del Maghreb.

Quanta democrazia è stata lì introdotta al prezzo di immani distruzioni e morte? Basta vedere cos’è rimasto di ogni area investita dal turbine yankee & C., desolanti contrade sradicate dalle loro culture plurimillenarie, spianate a dovere in attesa che si plachi la polvere e montare nuove giostre del capitale più rampante.
Terzo ed ultimo esempio, epilogo e summa. La fobia delle migrazioni. Il modello di chi presume di rappresentare (ed esportare) autentica democrazia e libertà pare non sopporti alcun genere di ostacolo o diversità che si frapponga alla fatidica “crescita”; come il TAV non ammette curve o saliscendi nel suo percorso, la società dei 2 e 4 e poi 6.0 deve presentarsi un omogeneo appiattito terreno sociale e politico. Stabilità, sicurezza, ordine pubblico sono i mantra che hanno soppiantato il triplice motto della rivoluzione francese. Così, crollato quello di Berlino si sono eretti nuovi muri,  materiali e morali, a protezione delle nostre democrazie blindate; l’Europa quasi un fortilizio, dove chi ci sta già dentro, donne, gay, trans, colorati compresi tutti, paiono per certe manifestazioni più uguali e liberi degli altri. Chi ne è fuori, è irrimediabilmente reietto. Ci ergiamo presuntuosi a presidiare confini politici, contro irreversibili flussi migratori succedutisi dacché comparve l’homo sapiens sapiens.
Ma tutti in riga e coperti, altrimenti botte da orbi, ‘ché se si protesta al prossimo G8 o 35, altre Genova2001 – non scordiamo anche il suo 18° anniversario – sono sempre in agguato.

GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: www.pixabay.it – Gian Michele Spartano (Marc Chagall, mostra “Chagall. Colore e Magia”, Asti-Palazzo Mazzetti 2018-2019) Keith Haring, mostra a Palazzo Reale di Milano 2017)

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