Singolare Maschilista

Venti di neo femminismo dal sapore retrò e nuove generazioni alla ribalta della contestazione anti machismo ed anti sistema. Uno scenario sugli anni ’20.

Avanti! è iniziato un nuovo anno, nel corso del quale noi uomini confermeremo tutta la capacità di fuoco nello spargere soprattutto machismo, traducibile in violenza, discordia, ingiustizia. Dietro le nostre debolezze, macerie. Tutto vero.
Questo nella vulgata di una sempre più ampia schiera di donne artefici di un neo femminismo lievemente manierista, talune di esse probabilmente gattonavano a mala pena nelle assemblee anni ’70 mentre le madri urlavano il loro diritto alla parità ed all’emancipazione dal potere maschio.Tutto encomiabile. Allora.
Oggi, per dirvi la mia prendo spunto da una lettera pubblicata su La Repubblica del 12 dicembre scorso sulla rubrica “Scrivete a Concita” (De Gregorio) scritta dalla Signora Claudia Tosi, brava ed appassionata realizzatrice di lungo/cortometraggi e documentari su tematiche civili.
Questa signora si stringe alla Concita poiché gli uomini apprezzerebbero le donne emiliane, lei che è modenese, più per leggendarie abilità erotiche e culinarie, piuttosto che per le loro capacità imprenditoriali ed intellettive. Passando quindi a ricordare le tappe della conquista dei diritti di parità di genere, in sintesi proclama che si mantenga ancora ben alto per le più giovani il testimone del comando della contestazione, che si intoni ai megafoni il sostegno ad un femminismo (e gli altri generi..?) direi old fashion, fino all’ultimo respiro, di fronte all’ondata populista (maschilista) che avvelena la società e la politica in particolare. Prego verificare il pezzo citato se il senso è riportato qui fedelmente.
Penso di intrattenere un simpatico rapporto con il genere femminile nell’arcipelago delle diverse relazioni; anche se non sempre fin sulle vette dell’empatia, ognuno con la sua epidermide e la scia chimica che rilascia, temo che con la Signora Tosi & C non siano le più compatibili.
Non so se quella lettera sia stata riportata dal giornale nella sua integralità, ma a fine lettura ho cominciato ad accusare un alito di insofferenza al cospetto di un ragionamento che non appartiene a quelle che con presunzione ritengo siano le migliori sensibilità al femminile, in particolare nel corredo delle ultime generazioni. E se ne offre distorta enfasi mediatica, fra coetanee…
Tesi: Se una rivoluzione va condotta per una società ove i generi prosperino in condizioni di armonia, facciamola con le armi mentali ed emozionali che ci sono proprie. Spiego.
Il lamento contro un machismo da filmetti anni ’70 sulle emiliane, come sulle svedesine (che se ne fregavano di tali dicerie), non porta molto lontano; non è più unendo al cielo indici e pollici o minacciando il ritorno delle streghe che le donne potranno ritenersi parimenti protagoniste delle società 2,4,6.0 . È palpabile, ed assaporo con quel tipo di discorso anche un certo qual vittimismo unito a genericità di logiche: Signore Claudia e Concita, mie quasi coetanee, nel lavoro che mi sfama il mio diretto capo ed il suo superiore sono gradevoli signore più giovani di me e non parlo immodestamente di ruoli di basso profilo. Così succede nell’impresa privata come nella P.A.
Certo che esistano realtà simili anche in Emilia, cadrò secondo voi nel trappolone se aggiungo che se le emiliane hanno anche quei talenti in cucina ed in camera da letto -come mi industrio ad averli anch’io- tanto di guadagno per la mia come per la vostra salute, care modenesi e così care pisane..
E, aggiungo, se ancora assistiamo ad un certo tipo di recriminazioni forse, sottolineo il forse, l’indice accusatore non andrebbe puntato solo a questa mia metà del cielo, con buona pace delle sue sfumature…
Sotto la volta celeste incombe un’altra realtà e se tutt’oggi, dopo otto/nove lustri contiamo con troppi zeri uxoricidi, stupri e violenze, stupisce come non si (voglia) comprenda(ere) quanto tutta questa furia sia scatenata da fenomeno sottoculturale immensamente più ampio, variegato e non riducibile semplicisticamente -come una certa narrazione anche un po’ pelosa ama commentare – alla sola solita bestiale espressione del maschio dominatore. Ve lo dico da sinistra “Sinistra” (sono “diversamente” giovane e quindi credo ancora a queste distinzioni politiche), che il ragionare di Claudia Tosi dai pruriti emiliani alle vampate neo-populiste, la dice lunga su quanto la società civile debba trovare altri registri e nuove formule per fermare e altrimenti utilizzare quelle energie regressive. Non già  contestando l’imperante maschilismo tout court, ma invocando un differente modello di società sotto ogni aspetto, culturale, politico, economico. Sono, gentile Claudia Tosi, proprio le ragazze dei Friday for future e di ogni festoso corteo per una mondo che sopravviva alle nostre miopie, a scuotere le coscienze insieme ai loro imberbi compagni, allegre e non trucide, danzanti e non sguaianti; ribelli a “tutte e una” le violenze che questo sistema alimenta e che ostacola il loro naturale divenire donne, compagne e madri; un modello di società cui il machismo è connaturato. E questo sistema sociale, nelle più truculente manifestazioni presenta il suo capitolo ultimo ed estremo; le nostre ragazze lo hanno capito ed il testimone è già nelle loro mani e lo stanno vibrando con modalità di lotta non in esclusivo antagonismo, ma “per” un mondo di pari, ben a braccetto dei loro compagni maschi. E sarà unicamente in questa veste “gentile”, irridente, variopinta e fantasiosa, ma ferma, risoluta e irreversibile di protesta, l’unica strada che consentirà loro di poter giungere a deporre, tutti vittoriosi, un fiore sulle visiere delle avverse polizie.

GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: wall-art.it

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