Siamo Ecologisti

Più che la pianta poté l’estetica

di Graziano Consiglieri  Si Fa Presto A Dire…

Si fa presto a dire… siamo ecologisti. Alzi la mano chi non ama avere un po’ di verde in città Dai, siamo onesti, che sia una sparuta pianta lungo un viale o un parco rigoglioso e fiorito, un po’ di natura riconcilia lo spirito, varia il paesaggio e arreda un ambiente urbano a volte altrimenti grigio.

Già, fin qui tutti d’accordo, ma cosa succede se quella pianta dobbiamo curarla, accudirla e, a volte, fare in modo che cresca sana, senza rischiare che le radici marciscano e il tronco si schianti al suolo?

Troppa fatica, troppa attenzione richiesta, troppi soldi da destinare a bilancio.

E allora la soluzione arriva da Ventimiglia dove, in pieno slancio ambientalista (ora c’è anche il ministero) si sta allestendo un tratto di pista ciclabile lungo qualche centinaio di metri, piacevolmente ornato di palme altissime e, pertanto a rischio di ondeggiamenti e con un baricentro elevato che ne potrebbe compromettere la stabilità.

Qui la pensata geniale: una bella colata di cemento dell’invaso del fusto, manco fossero un pilone dell’autostrada.

E poi, se la pianta si strozza, se le radici non respirano, oppure se l’albero si ribella e trova la forza di spaccare tutto, in fondo, a noi che abbiamo fatto il lavoro, che importa? Ci saranno altre amministrazioni, altri operai, altre piante, altro lavoro che “gira”.

D’altra parte è già successo così per la passeggiata a mare, con una colata di cemento armato fatta alcuni anni fa e ora divelta a forza di martelloni pneumatici montati su ruspe, perché intanto, a questo mondo, nulla ormai è fatto per durare, a parte l’idiozia umana

Già, perché quest’ultima, oltretutto, non solo non si estingue, ma trova il modo di proliferare e dare il meglio di sé. Passeggiando per la già citata Ventimiglia si pensava di aver visto il peggio quando le basi di altri alberi più piccoli erano state ridotte ai minimi termini grazie all’installazione di mattoncini che cingevano fino alla base il fusto della povera pianta. Forse per evitare le defecazioni dei cani? Per strappare qualche metro quadro calpestabile in più? Perché c’era un lotto di mattoni da smaltire? Mistero.

L’importante è che l’albero, se si rompe, non “rompa”, ma rimanga al suo posto, come i vicini di casa, i figli, i colleghi di lavoro, i migranti… e l’elenco potrebbe continuare, a lungo.

L’unica certezza è che qualche alberello più ribelle e più intraprendente sta già mandando all’aria, dopo due mesi, i primi mattoncini. Loro, gli alberi, quanto meno sanno ribellarsi all’idiozia.

⇒ Foto: Graziano Consiglieri ≈ Prossimo Appuntamento: Mercoledì 17 marzo

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