Scarpe

Un nuovo sito, novo luogo, vita nuova? Si parte per un’altra strada, o è piuttosto la continuazione della precedente, in direzione di altre mete?
Primo passo: assicurarsi di avere calzature adeguate. C’è chi va a piedi nudi, anche fuori dal parco, chi invece si ostina a guardare la marca. Altri camminano con l’immaginazione (dei voli pindarici della fantasia tornerò a scrivere in Attraverso lo specchio). Non è il caso di focalizzarsi sul colore, né sulla foggia. L’essenziale è che calzi comoda e sia adatta al viaggio che desideriamo intraprendere, perché è facile immaginare che questo sia imprevedibile. I viaggi senza sorprese e imprevisti sono vani, sconvenienti e noiosi.
Lo scorso Natale ho avuto in dono due paia di scarpe. Il primo risale a dieci anni fa: scarpe invernali, dalla tinta chiara, piuttosto sostenute. Le avrò indossate per tre o quattro inverni. Quando cambiò la mia camminata, non tollerai più la para rinforzata e il tacco un po’ troppo alto.
Recuperare un paio di vecchie scarpe in buono stato è un ottimo affare. Sono adatte a passeggiate urbane, tenendo distensive, senza frenesia.
La tinta solare dona un tocco di allegria alle giornate plumbee e senza neve. La primavera è prossima, il clima è mite e il cielo terso.
L’altro paio arriva invece da più lontano, nel tempo e nello spazio. Ad agosto compiono venti anni. Sono scarpe da ginnastica di fattura robusta, con tela imbottita, poco usurate.
Le comprò mio padre (non alla fiera dell’est, nel nordest vicino al confine). Un acquisto in terra friulana, a Gemona, cittadina prealpina dall’aria vagamente austroungarica. Un’occasione colta durante un viaggio verso le capitali della mitteleuropa. Di Gemona, serbo in memoria l’aspetto molto discreto, e le tracce quasi invisibili del terremoto del 1976.
A parte foto e archivi che ne documentano gli avvenimenti, la sensazione è ben strana. Le cronache accanto alla tragedia, testimoniano la dedizione e la tenacia della comunità locale, impegnata nella solidale ricostruzione. È una narrazione con venature inevitabilmente retoriche, ma fu affascinante ripercorrerla in una cittadina dall’atmosfera limpida.
I terremoti sono eventi imprevedibili. La cura del territorio, del paesaggio (compreso quello urbano) dovrebbe essere considerata una prevenzione e non un vezzo, a vantaggio di tutta la cittadinanza. Quante volte in anni recenti, in molte parti d’Italia, simili eventi naturali hanno sottolineato per contrasto le numerose incurie. In una puntata di Antigone – Liberi di raccontare ho proposto alcune riflessioni in merito.

Il paesaggio umano è composto di cultura e relazioni, che cambiano nel corso del tempo. Se alcuni buoni principi valgono, sulla carta, in ogni stagione, è anche vero che il diverso clima o le contingenze inducono dei cambiamenti.
Il racconto della ricostruzione di Gemona seguiva una logica attenta alle priorità: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese. Un auto-sostentamento responsabile che pur richiedendo attenzione, non attende l’assistenzialismo e si fa responsabile per le generazioni future. Un atto opportuno nel momento successivo alla catastrofe.
Oggi mi sento di dare importanza e voce a quell’esigenza preventiva – talvolta agendo d’intuito, senza fretta – da intendere tanto quanto riflessione che come cautela.
Scegliere o assicurarsi la giusta calzatura, non è solo un fatto di gusto o di comodità. È connesso alla salute della camminata e al proprio passo soggettivo, per non metter troppo a rischio e tutelare il proprio stato d’animo, ed evitare di avventurarsi in luoghi inadatti. È più onesto ammettere: it is not my cup of tea!
Premessa di un superamento o affrancamento, è un gesto che ha a che vedere con la cura e il modo di stare al mondo e vivere le relazioni. Non qualcosa che ci spinge a raggiungere banalmente una meta ambita, desiderabile magari solo a evocarne il nome. Indossate le rinnovate scarpe, dalla soglia incomincia un nuovo sentiero. Bella parola per i camminatori (più o meno meditabondi): include nel suo suono, sentimento e pensiero.
Ritrovare il proprio passo è il proposito di questa rubrica, nella nuova casa (sito). Ascoltando, dal presente, il passato e guardando al futuro. L’esigenza di sensibilizzare attenzioni e memorie prima della partenza, nasce dalle svariate vicissitudini dell’anno scorso, per me travolgente e ottundente, denso di situazioni disorientanti. Da tutte ho raccolto il fermento positivo e il tremendo, l’autentico e l’insolito. Molte rimangono vivide nella memoria, il passo pur rimanendo silente felpato, è più equilibrato.

C’è da dire che non tutti i viaggi s’intraprendono a piedi. Gli ambienti sono vari. Andar a zonzo e per tanto tempo per strade, vie e sentieri, salite e discese, mi ha fatto intuire si può “camminare” anche su corsi d’acqua, o sul mare. Sto delirando? No, è un gioco metaforico, surreale, e la similitudine mi risuona particolarmente simpatica. In questo caso, più che badare alle calzature occorre predisporsi alla navigazione. L’inizio del viaggio coincide in questo caso col salpare l’ancora. Di possibili metafore tra il camminare e il navigare, scriverò nelle prossime avventure pedestri.

ENEA SOLINAS

Foto: Enea Solinas

Avventure Pedestri torna mercoledì 3 Aprile

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