Rivoluzione & Città

Cuba: una meta agognata, un popolo mai sottomesso alle grandi potenze, un viaggio del 2015 raccontato in 6 appuntamenti.

Saliamo nuovamente sui camion e attraverso una strada simil mulattiera, raggiungiamo il pullman con il quale proseguiremo il viaggio. Abbiamo ancora modo di osservare che sui fili della corrente, trasportati dal vento, si sono depositati dei semi delle piante di caffè che sono riusciti a germogliare, incredibile. La giornata non è ancora finita perché dalle montagne scendiamo verso valle fino a raggiungere Santa Clara, la cittadina dove c’è stata la svolta della rivoluzione: il deragliamento del treno che trasportava le munizioni all’esercito di Batista da parte di un piccolo numero di ribelli comandati da Che Guevara.

Questi ultimi ebbero la meglio, i soldati si arresero e a poco a poco in tutta l’isola vennero depositate le armi, mentre il dittatore Batista fuggiva all’estero. In questa cittadina simbolo viene eretto il mausoleo al Che, opera imponente all’esterno, per via della alta statua a lui dedicata che si affaccia su una grande piazza con all’interno la sua tomba con quella dei compagni caduti insieme a lui in Bolivia. Un luogo mistico, si entra in silenzio e si rispetta chi ha dato la vita per gli altri. Paragonabile ai nostri giardini della gloria dedicati ai tanti soldati e partigiani morti per la nostra libertà.  Ogni tomba ha la lapide con impresso, in bassorilievo, la figura del caduto con un garofano fresco mentre una rosa viene posta nel giorno del compleanno del caduto stesso. La tomba del Che la si distingue perchè ha una stella illuminata sulla lapide. Nei locali attigui vi è il museo dedicato alla vita del comandante, molto interessante, con fotografie della vita del comandante spesso sconosciute.  Assolutamente proibito scattare fotografie.

Si può essere pro o contro la figura del comandante, ma a tutti invito a cercare e a leggere la lettera di dimissioni da ogni incarico nel governo cubano scritta a Fidel Castro e si potrà verificare di quale peso sia stata la sua figura per questo popolo e perché ancora oggi, filo governativi e dissidenti, abbiano per lui profondo rispetto e, direi, quasi venerazione. Comunque il viaggio continua, ma il nostro gruppo si rimpicciolisce.

Una parte infatti ha scelto di chiudere qui il suo percorso culturale per fiondarsi sulle spiagge di Varadero, quindi si riprende il bagaglio e si unisce ad altri turisti balneari per recarsi appunto verso quella località. Rimaniamo in sette e a noi si unisce una nuova guida parlante italiano, una guida che affiancherà il nostro amico Erasmo che gli farà da tutore cercando di insegnargli quel che sa. La nostra destinazione è Camaguey, dove pernotteremo. L’hotel è in pieno centro, ma non è quello che era in programma. Quello che troviamo non è molto grande, una piccola palazzina stile spagnolo, con al piano terra il bar e la sala pranzo più un cortile interno sul quale si affacciano le varie camere del primo e unico piano e per la sua bellezza, non ci fa rimpiangere la destinazione originale. Il nome è “Camino de hierro”, ferrovia, dovuto al fatto che le strade sono ancora oggi attraversate da innumerevoli rotaie anche se di treni ormai ci sono solo più le fotografie. Come già detto siamo in pieno centro, questo ci permetterà di fare una passeggiata dopo cena per scoprire qualche cosa di questa cittadina in anteprima della visita del giorno dopo. Dl gran vocio che arriva da fuori nella sala da pranzo, si preannuncia una serata viva, allegra. Così, finito di cenare, usciamo e ci dirigiamo, su consiglio di Erasmo, verso il centro, basta seguire i binari. La via è pedonale, almeno così sembra, ci sono vari negozi a quest’ora chiusi, di generi vari. Ma contrariamente a quanto ci aspettavamo, non c’è molta gente in giro; sembra che tutti erano solo fuori dall’albergo.

I negozi, come detto chiusi, ad un’osservazione più attenta, praticamente sono tutti uguali, in vetrina mettono un po’ di tutto, dai detersivi ai biscotti o abiti, hanno interni molto grandi, ma praticamente vuoti. Verificheremo meglio domani, quando faremo un giro guidato in città. Torniamo in albergo tanto qui c’è poco da fare

Dopo una bella dormita, ci alziamo per la colazione che, a differenza di altri alberghi, ci viene servita al tavolo ed è tipicamente italiana: cappuccino e brioche, poco d’altro, ma va benissimo così. Erasmo intanto ha organizzato il giro che faremo con l’ausilio dei taxi ecologici di qui: le biciclette a tre posti. Si riveleranno il mezzo migliore per girare tre le strette vie della città, ci si può fermare in qualsiasi posto senza problemi e non ci sono orari da rispettare. Come già detto, il gruppo si è rimpicciolito: adesso siamo in sette più Erasmo e il suo apprendista, quindi prendiamo cinque di queste biciclette e ci apprestiamo a gironzolare per la città. L’idea della bicicletta oltre alla comodità, risulta utile per conoscere di più il carattere delle persone, sia i nostri compagni che proprio i cubani. Lo faranno per i turisti?

Forse, ma l’allegria e la voglia di divertirsi non credo che siano caratteristiche inventate. Per capire cosa voglio dire, se un giorno andrete alla scoperta di questa meravigliosa isola, provate anche voi a prendere uno di questi mezzi e poi mi direte. Anche in questa città si respira aria de “revolucion”: su alcuni palazzi campeggia la silouette enorme del Che e dalle immancabili frasi di questo o di quel patriota. La città comunque è famosa per essere una dei primi insediamenti dell’isola, fatta di tante viuzze e vicoli ciechi, ideata così per motivi difensivi: eventuali assalitori non conoscendone la composizione, venivano imbottigliati e di conseguenza resi inoffensivi. Un’altra caratteristica sono i “tinajones”, grandi orci di terracotta per la raccolta dell’acqua piovana, presenti dappertutto, le piazze coloniali e i palazzi finemente restaurati. Continuiamo a gironzolare con i nostri bicitaxi alla ricerca di angoli caratteristici fino ad arrivare in una delle numerose piazze di cui sopra che ci incuriosisce per le numerose statue che vi sono. Queste non sono di personaggi famosi o di divinità, ma riproducono gente comune, dall’acquaiolo alle comari che chiacchierano o dall’anziano che legge il giornale.

Sono figure reali scolpite da un’artista che nella piazza ha il suo studio che merita di essere visitato, ma soprattutto sono personaggi che, se si ha un po’ di fortuna e senso dell’osservazione, è possibile incontrare realmente, come l’anziano lettore che ama farsi fotografare nella stessa posizione in cui è stato immortalato. Infine arriviamo in un’altra piazzetta con l’immancabile mercatino: si possono trovare piccoli oggetti di artigianato, quasi tutti in terracotta, dalle calamite ai modellini riproduzione delle auto vintage, alle banconote con la figura del Che, ormai fuoricorso e, importante, dai prezzi molto contenuti. Lasciamo qui i nostri “autisti” e torniamo verso l’hotel dove ci aspetta il nostro pullman per riprendere il viaggio: destinazione Bayamo. (03. Continua)

GIANFRANCO GONELLA

Foto: Gianfranco Gonella

Appunti Disordinati Di Viaggio ritorna venerdì 13 dicembre

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