Resistenza Montanara

di Giuseppe Rissone wikipedia.it


La storia di un borgo destinato a scomparire, e rinato grazie a un gruppo di giovani


L’era, l’era ca’ mia I ero torna’ a ca’ mia Al me fiumme ai mée monti, al mé mondo Con queste parole – credo a chiunque comprensibili e di conseguenza non traduco – si apre la canzone Natale a Pavana di Francesco Guccini, incisa nel 2019 e inserita in Note di viaggio – capitolo 1, cosa ha a che fare il cantautore modenese con questa rubrica, vi chiedo di pazientare per qualche minuto nel leggere le righe seguenti, e poi scoprirete il perché, e sarei curioso di sapere se siete d’accordo con la mia associazione di idee.

Andiamo con ordine, vi chiarisco subito che per questo appuntamento mi sono recato negli Appennini – anche questa volta, amaramente purtroppo, virtualmente – tra Toscana e Emilia, esattamente a Succiso, una frazione – con circa 60 abitanti, negli anni ’40 erano 1400 con una maglieria che occupava 25 persone – sparsa del comune di Ventasso, a un’ora e mezza di macchina da Reggio Emilia. Questo per me basterebbe, per dire che con Guccini l’abbinamento è perfetto, ma andiamo avanti…

È il 1991 quando chiude l’ultima attività commerciale, per gli abitanti è il segno che non rimangono speranze per il piccolo borgo, restarci a vivere, vuol dire nessuna prospettiva e tutto diventa così insostenibile. Quando tutto sembra portare alla parola fine, la trama della storia viene sconvolta, grazie ad un gruppo di giovani che decide di fondare una cooperativa, e trent’anni dopo l’esperienza è diventata una storia di successo, studiata in tutto il mondo. Proprio nel 1991, esattamente nel mese di giugno, infatti, i giovani della Pro Loco decidono di non arrendersi, ma di provare a tenere in vita il loro borgo. Per farlo fondano una cooperativa – la Valle dei Cavalieri – che nel corso di tre decenni è riuscita a dare vita a una serie di attività lavorative, generando reddito: un bar e un negozio di alimentari, poi un agriturismo, un ristorante, una fattoria per la produzione di formaggio e, infine, anche il servizio di trasporto alunni nelle scuole. La prima cooperativa di comunità al mondo, dove i soci non hanno un ruolo unico, ma tutti si adoperano con diverse mansioni per portare avanti il progetto. I risultati? Un fatturato annuo di poco inferiore agli 800 mila euro, dieci stipendi garantiti, migliaia di visitatori ogni anno. “Il nostro segreto è stato il gruppo”, dice Oreste Torri, uno dei protagonisti di questa vicenda – da portare come esempio – che dimostra come si può rimanere a vivere in montagna, a cui oggi in tanti, specie dopo l’esperienza della pandemia, vogliono provare a credere.
L’Agriturismo di Succiso si trova a 1.000 m di altitudine ai piedi dell’omonima Alpe, la struttura per l’ospitalità è costruita in legno e comprende sei camere con relativi servizi, un piccolo market con vendita di prodotti e una sala ristorante con bar. Un’ampia sala ospita il Centro Visita del Parco, un punto di informazione e consultazioni di testi e ricerche storiche locali, dove l’accoglienza é semplice e familiare. Il ristorante e la cucina offrono i piatti tipici reggiani, dall’agnello ai funghi, dalla cacciagione ai tortelli di ricotta ed erbette. E’ punto di partenza per visite ed escursioni verso la montagna del Parco: l’Alpe di Succiso, che con i suoi 2000 m di boschi, valloni glaciali e rocce rappresenta la vera montagna d’Appennino. L’Agriturismo mette a disposizione dieci box per cavalli al coperto e un recinto esterno; si possono noleggiare dalle mountain bike alle ciaspole e attrezzi per nordic walking. La Cooperativa che gestisce l’Agriturismo produce direttamente l’ottimo Pecorino di Succiso, secondo il disciplinare “Pecorino Reggiano DOP”.
Qualcuno di voi potrebbe pensare che questo racconto è una sorta di spot pubblicitario, niente di tutto questo, al momento la cooperativa non è a conoscenza di questo articolo, forse lo sarà nei prossimi giorni, ho trovato questa notizia su un sito non italiano, ho trovato la cosa curiosa, ho approfondito il tutto e fatto ricerche, e mi è sembrato giusto far conoscere un’esperienza trentennale che dimostra che la volontà può far superare ogni ostacolo, anche quello di vivere in un paesino di montagna.
Credo che ci sia abbastanza per una bella gita – pandemia permettendo – e per conoscere un progetto, non nato ieri sull’onda di qualche moda, che prosegue il suo cammino – lasciatemelo dire – lento, perché questo è un esempio di quello che intendiamo per lentezza.
Il borgo di Succino non è lontanissimo da Pavana, altro elemento che avvalora la mia tesi iniziale, siete allora d’accordo con me sul collegamento Guccini-Succino? E sono certo che anche al cantautore modenese piacerebbe conoscere – forse la conosce già – questa storia di “resistenza” montanara.
Tempo Lento ritorna martedì7 febbraio
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