Punto Rosso

di Gianfranco Gonella vipiu.it


Feste alle spalle, guardiamo al futuro con entusiasmo, cercando di intravedere il bicchiere mezzo pieno di cui sono cultore


Eccoci arrivati al primo nostro appuntamento per questo nuovo anno solare, cari amici bradipolettori. Le feste sono ormai alle spalle, dobbiamo guardare al futuro con nuovo entusiasmo, cercando di intravedere quel bicchiere mezzo pieno di cui io sono cultore.

Siamo ancora in piena emergenza sanitaria, ma, a differenza di un anno fa checché ne dicano i soliti idioti, pardon ignoti, mi sono lasciato andare scusate, grazie ad una buona campagna vaccinale e al corretto comportamento della maggioranza dei cittadini, quella che era una vera una tragedia ora la stiamo affrontando con molta più serenità e, lo dimostrano i ricoveri in terapia intensiva e il numero dei decessi, continuando e insistendo su questa linea ne verremo sicuramente fuori.

Ho scritto del bicchiere mezzo pieno che è la mia filosofia di vita e il filo conduttore di questa rubrica, ma in questi giorni questa mia convinzione sta venendo un po’ meno, e adesso vi spiego perché. Partiamo dal titolo dell’articolo: si tratta di un brano degli Agorà, gruppo marchigiano nato nel 1974 giusto in tempo per partecipare al Festival di Villa Pamphili a Roma nel settembre dello stesso anno.

Tornerò in seguito a parlarvi di questo gruppo per la presentazione del brano scelto, voglio invece soffermarmi sul nome del gruppo invece, Agorà. Citando l’Enciclopedia Treccani, con il termine Agorà si intende: …l’assemblea dei liberi che si riunisce per udire le deliberazioni dei capi; talora, per decidere.

Era il centro della città dove trovavano la loro collocazione i “rivenduglioli” che rizzavano lì le loro baracche e fanno i loro piccoli affari sotto l’occhio vigile di magistrati che controllano la qualità della merce, mentre altri sono chiamati a verificare la correttezza di pesi e misure. E sempre lì, nella piazza incontriamo barbieri e profumieri, commercianti alimentaristi e di generi vari, banchieri seduti alle proprie tavole dove si accumulano monete, registri, documenti e pegni preziosi. Vari gruppi di persone si ritrovano nei loro spazi, contadini, filosofi, uomini d’affari, curiosi e sfaccendati. Ma, come scritto sopra, era un’assemblea che veniva chiamata, alla necessità, a prendere decisioni.

A ben vedere questa Agorà altro non è che il nostro parlamento allargato ai rappresentanti nominati dalle regioni che a fra una settimana sono chiamati a eleggere il nuovo capo dello Stato, il successore di Mattarella. Ora, considerando la figura che si deve andare ad eleggere, a quali sono le sue funzioni e i suoi compiti, è chiaro che il candidato deve essere il meglio se non di più che lo Stato può e deve rappresentare e, naturalmente, deve avere la fiducia incondizionata da parte di tutte le forze politiche delle quali dovrà risultare super partes.

Tornando al mio bicchiere che questa volta vedo mezzo vuoto, di fronte al nome che la metà del parlamento vuole proporre, mi si sta gelando il sangue nelle vene. La volontà di proporre il nome di quello che ha sulle spalle la bellezza di 36 processi dai quali ne è uscito nell’ordine:

Uno con condanna definitiva per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita, cioè per aver truffato lo Stato che vorrebbe adesso rappresentare;

Otto con non luogo a procedere perché caduti in prescrizione, quindi non per assoluzione;

– Due per intervenuta amnistia, quella che la Chiesa Cattolica chiamerebbe indulgenza plenaria;

Tre perché il fatto non costituisce più reato, questo in seguito a delibere dei governi da lui presieduti;

Uno perché la prostituzione minorile non costituisce più reato, in fondo si trattava della nipote di Mubarak;

Otto perché il fatto non sussiste perché intervengono modifiche legislative del governo Monti, oppure false testimonianze o perché stralci di altri processi caduti in prescrizione;

Dieci archiviati;

Uno in fase di dibattimento;

Tre in fase istruttoria.

E non dimentichiamo le belle figure che ci ha fatto fare in giro per il mondo, alle assemblee del parlamento europeo o delle belle relazioni che ha avuto con capi di Stato stranieri, primi Ministri e cancellieri, ad esempio la “c….a inch……le”. O l’aver definito “coglione” chiunque non la pensasse come lui.

Ora questa persona la si vuole portare a rappresentare lo Stato a cui non crede, a presiedere al Consiglio superiore della magistratura, ad avere il comando delle forze armate, ad avere la facoltà di concedere la grazia e commutare le pene, e qui penso che uno come Vittorio Mangano era stato da lui definito come un eroe, non oso pensare a chi potrebbe concedere la grazia. E poi può nominare dei senatori a vita… E questa persona mi, ci dovrebbe rappresentare?

Per chi come me ha avuto la fortuna di viaggiare nel mondo, quando si poteva, nel suo disgraziato ventennio veniva apostrofato all’estero con l’epiteto di “italiano bunga bunga” ha fatto molto male. E mi fa molto male pensare che una persona così, grazie alla procedura elettiva dalla quarta chiamata, grazie a qualcuno che sicuramente si farà comprare, potrà essere eletto. Spero di svegliarmi presto da questo incubo e che il prossimo mese l’articolo potrà nuovamente esprimere ottimismo.

Come scritto il brano del titolo è del gruppo Agorà. È tratto dall’album Agorà 2, registrato in studio nel 1976, perché il primo è un disco dal vivo, molto corto, voluto così dalla casa discografica Atlantic che prese accordi specifici con gli organizzatori del prestigioso festival di Montreauxdel 1975. È il disco dove tutti gli elementi del gruppo riescono a dare il meglio di loro stessi, con spigliata sicurezza. Le sonorità sono quelle tipiche di Miles Davis e dei Weather Report. Parteciperanno ancora una volta, nel 1978 al festival di Montreaux per poi sciogliersi. Nel 2002 assistiamo ad un tentativo di reunion da parte di alcuni componenti originari del gruppo e all’annuncio di un nuovo album che, a oggi, non è ancora stato pubblicato. Ho scelto una versione dal vivo che spero vi possa piacere registrata ad uno spettacolo del 2015. Buon ascolto e a rileggerci, spero, il prossimo mese.


Il Mito Ostinato ritorna lunedì 14 febbraio


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4 Comments

  1. Guido Bertolusso Reply

    Caro Gianfranco,
    nella tua breve, ma intensa biografia del “nostro” hai scordato l’episodio disgustoso del baciamano a Gheddafi che allora mi offese profondamente come Italiano, non solo per l’accoglienza e la sistemazione da lui pretesa in casa d’altri e da noi passata poi come offerta all’ospite, ma proprio il gesto viscido di sudditanza e rispetto verso un conclamato feroce dittatore.
    E poi, anch’io ho avuto amici d’infanzia e dei bei tempi scolastici, ma né tu né gli altri non mi avete mai presentato e chiesto di assumere un Vittorio Mangano come ha fatto Marcello Dell’Utri, compagno e amico a giurisprudenza de “l’impresentabile” e, guarda caso, condannato, il Dell’Utri, in via definitiva a sette anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa, proprio per tempi in cui era segretario di Berlusconi nell’ Edilnord, e sicuramente all’insaputa del suo principale; per fortuna sua e della sua anima è stato anche allenatore di squadre di calcio giovanili finanziate dall’ Opus Dei, guarda la coincidenza!
    Ora mi chiedo come si possa considerare un grande imprenditore chi fa affari e soldi con e grazie la Mafia, chi crea un impero mediatico a colpi di Decreti Legge, e chi sistema i propri guai giudiziari cambiando le Leggi a suo comodo, con l’aiuto beninteso della maggioranza del Parlamento in carica; ora è pure considerato un politico di grande livello, una personalità condivisibile, quasi un Padre della Patria, se non un padrino…
    Ma più che altro mi chiedo come milioni di persone non capiscano che la sua ricchezza è dovuta in gran parte solo e solamente ai soldi estorti fraudolentemente agli Italiani!
    Veramente un grande furbo.
    “povera Patria…” cantava Battiato,
    saluti sempre più delusi…,
    Guido

  2. Claudio Savergnini Reply

    Caro Gianfranco, leggendo le tue considerazioni, inizialmente mi era parsa azzeccata l’illustrazione che hai utilizzato per l’articolo: in effetti la “Scuola di Atene” di Raffaello, d’acchito rende abbastanza l’idea di un’agorà ma, seguitando nella lettura, ho sentito poi l’esigenza di puntualizzare, non trovandomi molto d’accordo con gli esempi che hai fatto. Piuttosto che un’agorà il nostro Parlamento oggi fa pensare a un foro boario che, con le sue compravendite di asini e di vacche, renderebbe meglio l’idea; in subordine potremmo immaginare il Parlamento italiano come il mercato all’ingrosso del pesce dove, stante la freschezza del prodotto ittico, vi regna un puzzo proverbiale.
    Se andiamo poi a considerare alcune delle figure che appaiono nell’affresco di Raffaello scopriamo che vi sono rappresentati dei grandi come Platone, Aristotele, Pitagora, Socrate, Eraclito, Diogene, Euclide, Ipazia, Tolomeo… e per brevità ho elencato solo quelli di cui ho una vaga idea di chi fossero: la mia cultura classica è purtroppo piuttosto misera (da uno a dieci potrei assegnarmi, a voler essere di manica larga, il valore di 0,6) e degli altri personaggi di quest’opera conosco quindi poco o nulla; tuttavia con i nove che ho citati abbiamo già la certezza di trovarci di fronte ad un’assemblea di menti eccelse che hanno lasciato segni indelebili in numerosi campi del sapere. A questo punto capirai che, quando nel paragone tu mi avvicini una siffatta agorà, così pregna di tanto sapere, con il nostro Parlamento, io mi sento di obiettare che il tuo non è solo un’audace accostamento ma proprio una contraddizione in termini!
    Detto ciò volevo far notare che tra i nove filosofi sopra citati, Ipazia è l’unica donna che viene ricordata nella storia della matematica antica (per trovarci altre figure femminili dovremo poi arrivare fino alla metà del 1700) Ho voluto far notare questa figura femminile perchè mi permette di riallacciarmi al presente. Da tempo e da più parti si sente finalmente dire che sarebbe auspicabile si considerasse la possibilità di avere una donna al Quirinale: pienamente d’accordo! Nonostante ciò è prevedibile che i grandi elettori propenderanno ancora una volta per l’ennesima figura maschile; una scappatoia però potrebbe ancora esserci: se la smettessimo di considerare Berlusconi come un impresentabile e gli si spianasse la via per venire eletto Presidente, avremmo probabilmente anche una donna al Quirinale e forse anche più di una! In fin dei conti i giovani del ’68 non invocavano nei loro slogan la “fantasia al potere”? e allora Gianfranco, di che ti lamenti? ce l’abbiamo fatta no? più fantasia di così…. pensa: dopo le olgettine di Arcore l’Italia potrebbe essere un esempio per il mondo intero con le quirinaline di Roma!
    Io, per una volta mi son lasciato contagiare dal tuo ottimismo sul bicchiere mezzo pieno e mi consolo quindi pensando che la votazione non è ancora avvenuta e magari ‘sta disgrazia ce la scamperemo… però non mi piace trovarmi impreparato e allora ho già buttato giù un abbozzo per il nuovo inno nazionale, nel caso dovesse andarci male…

    Fratelli d’Italia
    l’Italia è mesta
    quell’elfo di Silvio
    s’è messo alla testa.
    Dov’è la Vittoria
    e la Ruby e Francesca ?
    Nicole e Alessandra
    che Silvio chiamò!
    Gli porgon le chiome
    e non solo quelle,
    di ‘ste pulchre puelle
    il cunnus avrò…

  3. Gian Reply

    Grazie per i vostri contributi.
    Alla fine ha prevalso il buon senso e la candidatura del pregiudicato di Arcore è caduta.
    Lui dice che si è voluto mettere da parte per “responsabilità verso la nazione” pur, afferma lui, avendo i voti necessari per la nomina.
    E autoincensandosi si attribuisce il merito di questo Governo di unità nazionale da lui fortemente voluto.
    Cita degli attestati di stima che il PPE gli aveva espresso a favore della sua candidatura e sciorina tutta una serie di sponsor che ora si “struggono2 dal dolore per la sua rinuncia.
    Intanto è riuscito a far rimandare, un’altra volta, la data per il dibattimento del processo che lo vede coinvolto con la scusa delle elezioni a cui, va detto, lui non avrebbe partecipato perchè non eletto, grazie alla legge Severino, nel nostro parlamento e neanche nominato Grande elettore da nessuno dei consigli regionali.
    In compenso è europarlamentare e ha brillato per la sua assenza in commemorazione di David Sassoli e alla nomina del nuovo presidente dell’assemblea europea.
    Comunque, a parte tutto ciò, adesso ci troviamo di fronte nuovamente alla politica, quella che dovrebbe arrivare ad una proposta, il più possibile condivisa, di un nome che possa arrivare a coprire la carica più importante dello Stato e che sia in grado di rappresentarci tutti.
    Quella politica che da una parte ha provato a mandare avanti l’innominato, ma che dall’altra non si è spinta, (volutamente ?), a nominare subito un’alternativa e che, nei confronti di B. non si è espressa come la società civile ha fatto, dimenticandosi di tutto quanto abbiamo scritto noi e non solo noi al suo riguardo, dimenticandosi dei conflitti di interesse, delle leggi ad personam, delle belle figure che ci ha fatto fare in giro per il mondo, della sudditanza verso i potenti o pseudo tali come Putin e Gheddafi come citi tu Guido.
    Continuo ancora a credere nella politica, continuo ancora a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma più passa il tempo e più lo trovo difficile.
    Da domani si scopriranno le carte e vedremo che cosa succederà, non ho la sfera di cristallo e non mi sbilancio in previsioni.
    Probabilmente si arriverà ad una soluzione che sarà la meno peggio, una soluzione da prima repubblica.
    In fondo, come citava qualcuno, saremo liberali, progressisti e reazionari, ma alla fine moriremo sempre come democristiani.

  4. Gabriele Monacis Reply

    Non si accettano scommesse, ma penso che alla fine dei giochi sarà eletta Casellati, presidente del senato, perché di centro destra, affidabile politicamente e donna. Attualmente ricopre la seconda carica dello Stato. Ci vorrà qualche giorno, ma i parlamentari non hanno alcuna intenzione di subire lo scioglimento delle camere, perché se non arrivassero alla fine del quinquennio, perderebbero la pensione. A fine mandato oltre agli stipendi da capogiro che hanno percepito in questa legislatura, avranno qualche decina di migliaia di euro come indennità compensativa…
    ” Viva l’Italia ” è la canzone di Francesco De Gregori che canterò mentre vi abbraccio ad uno ad uno, fratelli miei.

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