Popolo

In quanti modi si può definire un popolo? Quali sono i legami tra potere e popolo?  Ed in particolare che cos’è il popolo?

Popolo e potere. Potere e popolo. Potere al popolo. Popolo contro il potere. E ancora: potere popolare, Popolo al potere. E infine: populismo.

Parlare oggi di popolo e potere, delle relazioni tra chi detiene il potere e i sudditi, in senso lato ovviamente, non può sfuggire al grande, a volte vuoto, dibattito sul populismo. Su cos’è, da dove viene e dove ci porterà. Partiamo dalla base: cos’è il popolo?

In maniera molto confusa e imprecisa potremmo dire che gli individui formanti un popolo sono in primis unità che condividono valori, credenze e identità di gruppo. E la loro idea di gruppo dovrebbe essere espletata in un circoscritto territorio.

Nella pratica è stato spesso difficile definire con precisione un tale gruppo, a causa della sua natura mutevole nel tempo e nello spazio. Si consideri l’esempio del popolo austriaco che al momento dell’annessione alla Germania venne considerato come appartenente alla nazione tedesca e di fatto fu identificato giuridicamente come coincidente con il popolo tedesco. Per una maggiore definizione e distinzione tra popolo e nazione si introdusse allora il concetto di “etnia”, una sorta di “nazione per difetto”. All’improvviso, così,gli ebrei tedeschi non facevano più parte del popolo tedesco.

Oggi, finite le grandi narrazioni identitarie (e risorte improvvisamente, anche se in maniera un po’ posticcia, tra dei del fiume Po e croci celtiche) ci si rende conto che l’unità non è più identificabile con l’idea astratta del popolo. Più verosimilmente si tratta di una moltitudine, spesso disagiata, che alza scompostamente la sua voce e ha la necessità di trovare nemici e eroi forti con i quali identificarsi. Il filosofo Hobbes vede nel concetto di moltitudine, cioè in una pluralità che non si sintetizza nell’uno la minaccia più grande al potere. “La moltitudine come ultimo grido della teoria sociale, politica e filosofica?”, si chiedeva Hobbes.

Ipotizziamo di avere un’idea di popolo, che cos’è il populismo? La risposta cambia a seconda che si rivolga la domanda a uno storico o a un politologo, mentre i politici, a seconda di quanto si sentano gratificati o insultati dall’essere chiamati “populisti”, prendono, un po’ dagli uni e un po’ dagli altri, in base a quello che serve in campagna elettorale.

Per gli storici, il populismo nasce in Russia nella seconda metà dell’Ottocento. Il narodnicestvo (da narod, “popolo” in russo) era un movimento di giovani studenti e intellettuali (i narodniki, “populisti”) che volevano “andare verso il popolo”: aprivano scuole nei villaggi di una Russia ancora feudale, cercando di diffondere tra i contadini l’istruzione e la consapevolezza di essere sfruttati. I populisti russi avevano del popolo un’idea romantica e vedevano i contadini come una grande forza rivoluzionaria che aspettava soltanto di essere svegliata per rovesciare il regime zarista.

Da allora il populismo come concetto ha avuto in diversi momenti storici ascese e declini. Riassumendo, tenendo conto dello spirito di oggi, potremmo indendere per populismo un’ideologia che inquadrala politica come uno scontro tra due gruppi irrimediabilmente antagonisti: il popolo (che è virtuoso per definizione) e le élite (ricche, corrotte e malvagie). Per i populisti lo scopo di tutte le attività politiche giace nell’affermare la supremazia della volontà generale della moltitudine, per comodità chiamata popolo.

Niente di nuovo. A fine Ottocento c’era il People’s Party negli Stati Uniti . In Italia nel Dopoguerra abbiamo avuto il Fronte dell’Uomo Qualunque in Italia. Eppure il termine populismo è diventato di massa, o pop, solamente a partire dagli ultimi anni, soprattutto a seguito del voto sulla Brexit e dall’elezione di Donald Trump. Ma la paura di un potere eccessivo nelle mani del popolo è molto più antica. Aristotele era preoccupato per la tendenza della democrazia a degenerare in “governo caotico da parte delle masse”, e nella Repubblica di Platone, Socrate sostiene che con troppo potere e la libertà, le masse indulteranno sulle loro passioni, distruggeranno tradizioni e istituzioni e saranno facili prede per i tiranni.

Piuttosto che limitare la democrazia, se vogliamo davvero migliorare la sua capacità di rispondere alle sfide contemporanee, assicurare la sua sopravvivenza a lungo termine e respingere l’attrazione del populismo dobbiamo:

a) far sì che le élite politiche dell’Occidente riconoscano la propria decadenza. È impossibile rispondere a un problema se non viene riconosciuto. Ci sono molte prove che i cittadini stanno cercando modi per essere maggiormente coinvolti nella vita politica. Il problema è che le principali istituzioni politiche sono sempre più incapaci di soddisfare queste aspirazioni. Questo spiega il crescente sostegno per i populisti in Europa.

b) Far capire alle persone che il populismo hanno la tendenza a rinforzare anziché colmare le esistenti divisioni sociali e politiche e che raramente ha soluzioni praticabili o allettanti ai veri problemi degli elettori.

La lotta ai problemi contemporanei della democrazia richiede quindi un impegno a trovare modi per rendere le istituzioni politiche tradizionali più rispondenti a una più ampia gamma di cittadini, piuttosto che un semplice sottoinsieme di essi. L’attrazione del populismo aumenterà. La democrazia – che, dopotutto, significa solo “dominio del popolo” – non può esistere se il popolo non è impegnato nella vita politica.

L’ascesa di Orban, la conquista leghista degli elettori delle fabbriche, il consenso di Trump tra i disagiati degli stati del Mid West sono storie diverse, accomunate dal disprezzo per le élite (reali o immaginarie che siano), crisi economiche e/o migratorie (anche queste, non sempre reali). La domanda che oggi dobbiamo chiederci è: si può essere popolari e non populisti? Si può combattere le ingiustizie delle élite senza scontrarsi contro altre categorie deboli? Si può pretendere case popolari per gli italiani senza negare un diritto fondamentale come quello della cittadinanza attraverso lo ius soli? Saremo degli inguaribili ottimisti, forse, ma la nostra risposta è sì.

JOSHUA EVANGELISTA

Foto: Gabriele Rissone – Gianfranco Gonella

Potere E… ritorna martedì 31 dicembre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.