Pil, Ecologia E Riconversione

Su questi tre termini si gioca il nostro futuro prossimo, la vera emergenza. Di fronte ai richiami allo status quo, è il momento di coniugare in concreto quelle parole, perché non sia troppo tardi.

Come se si trattasse di un brutta parentesi, la grancassa mediatica della politica e dell’economia mainstream ci vuol far intendere che è giunta l’ora di riprendere il percorso dall’esatto punto in cui si era interrotto.
COVID19 dà segni di ripiegamento, ma la murena si è solo un po’ rintanata in agguato e già rombano le macchine assetate di petrolio stoccato da non saperlo più dove mettere, che ce lo darebbero anche da bere.
Il mio desiderio di starmene tappato in casa ancora per un bel po’ cresce ad ogni ridondante appello alla “ripartenza”. Per andar dove, non si dice.
Ho voglia solo di raccontare le mie eresie. Di dirvi che quando sono stati varati i 600/800€ al mese, nonché prestiti per 805 mld a tasso pari o quasi zero per tutte ed indiscriminatamente le partite Iva ancora in piedi al 31.12.2019, il mio pensiero è ritornato a velocità mach10 al giro lira/€: furono silenziosamente graziate quelle stesse categorie tutte ed indistintamente come oggi, con l’euro scambiato al dettaglio del paniere (insieme a tabacchi, marche e gioco del lotto) a 1000lire, duplicando ricchezza da una parte, per impoverire parimenti l’altra a reddito fisso e sostituto d’imposta. Risultato: tutti (o quasi, Deo gratias) a piangere miseria e criticare, una cultura della nostra impresa 3.0 di urlanti al destino crudele e baro, non una parola che veda opportunità di reinventarsi un futuro, misere pletore di assistiti.
Che importa per la previsione del deficit al 10%; qualche bruscolino a fronte dei 2600 miliardi di debito pubblico. Il mantra è: si deve ripartire, costi quel che costi…a te! Parola del “falco” Carlo Bonomi, fresco di nomina alla presidenza di Confindustria. Ed è tutto dire sull’aria che tira da quelle bande.
Scaricare il costo della peste attuale, come dell’agonia del passato sullo Stato, privo di un alternativo indirizzo sul come e dove, vale semplicemente a dare l’ultima spallata al rischio di tenuta economica e democratica del paese. Cerco di spiegare.
Il tutto avviene a colpi di dpcm e task forces che ignorano il segno più chiaro, forse l’unico certo di questo flagello: l’urgenza estrema e ineluttabile di un cambio di rotta del sistema-Italia. Siamo condizionati dal modello globale, Europa, USA?! Questo è un refrain che poco e nulla giustifica più privarci ancora di quell’autonomia che serve ai nostri bisogni, l’ultima carta. Che fare?
Sostituire a chiacchiericci e critiche da osteria un nuovo corso, fatto di pesi laddove la produzione è strategica o fa parte della filiera più nobile del made in Italy, ma anche di pari contrappesi.
Borsa affari: preferite che come se ci trovassimo al Bingo i vostri piccoli grandi risparmi continuino a erodersi dal tarlo della finanza di subprime, derivati o vendite allo scoperto, falciati dall’ultimo rutto del(la) Presidente(ssa) di turno o che si sospendano sine die le trattazioni finché non riprende a fare il suo unico mestiere lecito, ovvero di dare valore all’economia reale?
Prezzi: lo capiamo o no che non possiamo abbandonarci ai 3×2 del Megacoop o ai prezzi pre-Covid bloccati al SuperCompro, ma serve un piano di prezzi amministrati su un paniere di prime necessità? O ci piace di più la ripartenza di CR7 con una bella stagflazione (ovvero recessione con inflazione) ben peggiore del 1929?
Guerra palmo a palmo (si dovesse anche sguarnire la Difesa per rimpolpare GdF e cervelli in tributaria, al diavolo gli F35 e spese strategiche, solo servizi di logistica e di tutela del territorio) contro evasione, elusione fiscale e lavoro nero (le stime, ovviamente non interne ma di fonte britannica per l’esattezza li danno in netta crescita, battono oggi fra 200 e 240 mld di Euro).

Si vuole o non si vuole un new deal intelligente?!
Sono ancora disponibili dal piano europeo 2014-2020, 28 mld di fondi strutturali per la coesione economica. Ma diamoci da fare anche dall’interno: “riapra” Banchitalia sul principio solidaristico di titoli obbligazionari emessi con parziale controvalore in buoni spesa (per alimentari e abbigliamento pret a porter).
Ecco liquidità per avviare il lavoro che c’è e per tutti: porte spalancate agli immigrati ma regolarizzati (i lavoratori in tempi di drammatico calo demografico si aspettano o no una dignitosa pensione?). Lo spunto educativo per qualche nostro giovanotto un po’ impoltronito sarebbe un bel servizio civile, alternativo ad una scuola media e universitaria di formazione e lavoro, col recupero e tutela idro/oro/paesaggistici, da Vipiteno a Lampedusa. Ridiamo i sentieri, i muretti a secco, le case coloniche ed il rimboschimento ad Alpi ed Appennini, ripopolati contro le frane e gli incendi prossimi venturi.
Mancano ospedali? Le nostre scuole, i ponti su strade ed autostrade cinquantenari stanno cadendo a pezzi? Recupero opifici industriali dismessi, la Difesa sempre lei ha un demanio immenso di caserme svuotate dalla fine della leva obbligatoria; ristrutturare e non rubare altro verde con nuovo cemento, magari acquistato e lavorato col danaro delle mafie. Vantiamo l’ingegneria civile e l’architettura più all’avanguardia, progettino per il recupero di ponti, strade, ferrovie (no TAV).
Trasporto navale: pensate alla nostra cantieristica che realizza transatlantici e cargo per tutto il mondo, è in crisi decennale. Questo è un settore strategico, va sostenuto.
Cosippure la bellezza di 7.900 km di coste (quasi la distanza lineare fra Torino e Pechino) fra le più suggestive al mondo: se pianifichiamo una lotta all’abuso edilizio (Legambiente denuncia un’infrazione  per ogni 2-2,5 km), agli scarichi illegali industriali e civili a mare, alla pesca di frodo, ai traffici illegali di ogni sorta per le rotte in Adriatico, daremmo un contributo più sensato alla nostra industria ittica e turistica.
Ah, qualcuno ci diceva  tempo fa che con la cultura non si mangia: il nostro patrimonio architettonico, di arti visive, musicali e drammaturgiche, è incommensurabilmente primo al mondo; dobbiamo essere grati a certa scienza economica creativa di stampo bocconiano o giù di lì, che ha avuto una lungimiranza senza pari nello sferrare terrificanti colpi di machete a sovvenzioni e investimenti, tanto che oggi non possiamo che ringraziare, rimboccarci le maniche e riprendere con mascherine e guanti i capi sfilacciati di una delle reti più preziose della ricchezza interna.

Ancora: in attesa che germogli il significato che ci piace di più, espresso 52 anni fa da un pericoloso antesignano dell’antagonismo anarco-sindacalista – qui potete vedere il video – ci manca altro PIL?
Dipendiamo da regole europee anche per l’ortofrutta, i pompelmi da Sudafrica e Israele i limoni argentini, il cavolo cinese che ci arriva dalla Polonia. Guardate la cartina della pianura Padana prima e dopo COVID19, non vi dice niente? Non ci stuzzica alcun neurone il fatto che se fletto di qualche mezzo punto di pil da quelle parti guadagno in aria respirabile, evito colture intensive e nocive, allevamenti massivi ed inquinanti, rivalutando che Tavoliere delle Puglie e Sicilia da soli rappresentavano il granaio dell’impero Romano, voglio dire quello che prendeva tutto il bacino del mediterraneo?
Quel che resta della nostra Difesa, ci aiuterà in Calabria, in Campania, in Lucania perché foreste, agricoltura e turismo compatibili la facciano da padrone a discariche abusive, alle mafie degli appalti, al caporalato più selvaggio dei nostri raccolti.
Io penso che taluno di quelle poche decine di temerari che leggono Tempio Aperto avranno in mente ulteriori e migliori idee di ripresa lenta, lentissima, bradipa, ma che rifondi in modo sostenibile questo paese e secondo economie di scala.
Idee per cui valga il coraggio e la responsabilità di ognuno di noi a crearne l’attuazione. Quell’invito che un altro “anarchico per Eccellenza”, Papa Francesco, invoca nel silenzio di cui è pervasa la sua strepitosa enciclica “Laudato si”: di passare dalle parole all’azione.

GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: Savina Foiadelli – ilfattoquotidiano.it

Tempio Aperto ritorna martedì 2 giugno

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