Piccolo Viaggio Nell’Anagrafe Del Creato

E’ tornato l’airone sul tratto di Po di Volano… una presenza amica, che ritorna, ed era giusto dargli un nome, Airon George, un’identità è la base per stabilire un rapporto affettivo…

In questi giorni è tornato l’airone sul tratto di Po di Volano davanti a casa mia. Ho le prove, questa volta sono riuscito a fotografarlo. Ormai è una presenza amica, che ritorna. Ho pensato di dargli anche un nome. George, già, Airon George, suona bene. L’identità in fondo non è forse è la base per stabilire un rapporto affettivo? Sviluppando questo pensiero forse si può dire che per contro l’anonimato sia la premessa per cancellarlo. Nei campi di concentramento i nomi erano sostituiti da anonimi numeri. Sarebbe più difficile anche la caccia se ogni animale avesse un nome all’anagrafe, no? Come suonerebbe differente per un cacciatore dire “oggi ho sparato ad Airon George”! Già, pare che il proiettile sia più indolore per qualcuno quando colpisce chi è privo di un nome, prima di capire che tutto, ma proprio tutto, ha un nome. Quando osservo il vario mondo dei volatili che popola questo tratto di fiume mi ritorna di continuo in mente un libro di Selma Lagerloff (n.d.r. la prima donna a vincere il Nobel per la letteratura) dal titolo “Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson con le oche selvatiche”. Solitamente viene considerato un libro per bambini, ma oggi i bambini sono avviati verso intrattenimenti più tecnologici, e quindi tocca agli adulti riscoprirlo. Anzi, è urgente farlo. Questo libro è un tenerissimo abbraccio fra poesia, favola e natura. Molto amato – fra l’altro – dal famoso etologo Konrad Lorenz che non mancava di citarlo come un libro illuminante della sua infanzia. Un libro che insegna molte cose per sedurre gli individui al rispetto e alla vera conoscenza delle meraviglie naturali. Nils Holgersson, il protagonista, era in fondo un “Pollicino”, piccolo di dimensioni e per questo proiettato in un mondo dove tutto gli appariva più grande. Gli apparivano più grandi anche gli animali con i quali scopriva nel suo viaggio di essere in grado di comunicare. A me piace trarre da questo semplice fatto un suggerimento: cioè che forse dovremmo davvero scendere un po’ dal piedistallo della nostra grandezza, farci un po’ più piccoli, per capire meglio il mondo animale. In questa nuova dimensione il piccolo Nils scopre che ogni animale ha un nome. Conosce Smirre, Akka, Jarre, Maerten. Ogni animale ha una precisa identità individuale, come può averla una persona, e non è solo un’entità anonima che appartiene ad una categoria astratta, come una volpe, o un’anatra.

Dare i nomi alle cose è un atto d’amore. Questa cosa è ben nota e invisa alla fiorente industria della morte, pianificata, sviluppata e ben salda nelle tradizioni nella specie umana. L’ha capita meglio di quanto non voglia far credere e, come spesso accade, per fare di questo insegnamento l’uso peggiore. Ha capito come può prosperare con industriale efficienza sull’azzeramento delle identità.

La regola della guerra, se ci pensiamo, è quella di ammazzare una persona senza nome e senza identità, appartenente al genus “nemico”, nemico e basta. Ho ucciso due nemici può dire un cecchino. Invece ha ucciso Mario Rossi e Giovanni Bianchi, ma non può pensare ai loro nomi, neppure fittizi, perché sono già un’identità. Insopportabile per la coscienza. Questo anonimato della vittima mette in scena una parodia di assoluzione del carnefice.

Un brevissimo racconto di Italo Calvino, dal titolo “Coscienza”, ce lo illustra con lucida, spietata e paradossale ironia. Parla di un volontario che si arruola in una guerra solo per uccidere un tale che combatte tra le schiere nemiche e che una volta gli aveva fatto fare una brutta figura con una ragazza. Per tutta la durata della guerra nella quale fa strage di nemici non lo trova. Come soldato è un eroe perché ha fatto strage di nemici, ma appena finita la guerra trova il suo vero nemico, quello che ha un nome e cognome e lo uccide. Per questo viene impiccato.

Parlando del valore (falsamente) assolutorio dell’anonimato, come non ricordare poi quell’antica usanza dei plotoni d’esecuzione? Nelle esecuzioni capitali la vittima aveva un’identità che non si poteva cancellare, e i carnefici vedevano il volto delle loro vittime, forse avrebbero continuato a vedere quei volti per sempre. E allora se non si poteva cancellare l’identità della vittima l’industria cancellava l’identità di chi uccideva con un piccolo stratagemma. I fucili per l’esecuzione venivano caricati con proiettili veri, tranne uno che avrebbe sparato a salve. Ciascuno poteva legittimamente pensare che fosse il suo fucile quello caricato a salve. Un’ipocrisia atroce. Nessuno poteva avere la certezza di essere l’assassino, ma il fucilato cadeva stecchito, questo è sicuro, senza il tempo di “ringraziare” chi aveva sparato a salve. E questo anonimato del carnefice metteva in scena, ancora una volta, una parodia di assoluzione dal crimine.

Chi oggi spara da una base missilistica uccide persone che per lui non hanno un nome. Un puntino su una carta geografica, I bombardieri di ultima generazione, volano altissimi, non visti dai radar e dalla terra, e non vedono neppure loro quello che c’è in basso. I piloti colpiscono con i loro computer già programmati a dovere tutto quello che si muove sul fondo e quando sbagliano mira si scusano. Come un videogame. Al prossimo gettone staranno più attenti, o così dicono. La morte non li tocca da vicino.

Se volassero basso, anziché nell’alto dei cieli, vedrebbero il bene e il male intrecciati fra loro in modo così inestricabile che nessuna esplosione potrebbe risanare, ma c’è una menzogna da tenere in vita. E quindi occorre rimanere in quota. Distanti dalla verità

E’ più facile volare alto che volare basso” spiega l’oca selvatica al piccolo Nils Holgersson in un momento del lungo e affascinante viaggio attraverso la conoscenza del mondo.

UMBERTO SCOPA 

Foto: Umberto Scopa

L’Ago Nel Pagliaio ritorna martedì 18 febbraio

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