Per Una Democrazia Antivirale

Il flagello di questi giorni può trasformarsi in un’occasione di rinascita se svestiamo i panni servi della morsa globale e riflettiamo su una diversa idea di società. Commentatela.

Sono ineludibili, cari lettori, le narrazioni su invisibili quanto letali miriadi  u.f.o., che si aggirano nel vento semideserto delle nostre deboli coscienze.
Ma è il momento che Tempio Aperto ci conduca oltre questo tunnel, la luce in fondo c’è,  è giunta la primavera. E sarà estate. Tutto sta a capire quale sia la chiave giusta della stagione politica che sarà.
Anticipando i tempi, dai nostri piccoli rifugi faremo capolino, “sopravvissuti” dal flagello, per la resa definitiva o per essere attori delle nostre esistenze e socialità. Saremo, volenti o meno, chiamati a ricucire le ferite riportate da un Paese debolissimo nelle sue Istituzioni: come servi globali o come “soggetti” del futuro?

Lo scenario è ancora incerto. Ci ritroveremo nell’integrità di uno Stato di diritto o la tragedia prenderà dimensioni tali da inabissarci in una condizione di anarchia?
In ogni caso quel futuro sarà diverso; già ce lo dice il governo delle decretazioni che necessariamente sospende pro-tempore i nostri diritti di libertà; esso ci evoca lo spettro del déjà vu totalitario. Orban s’è portato avanti..
Un dato per chi non vuol vedere: COVID19, rispetto alle più recenti epidemie ha deciso di prendere velocità sulle forsennate capillari interazioni mondiali ad ogni livello: sociale, economico-finanziario, politico; una rete da troppo tempo priva di ogni “anticorpo” di autodeterminazione e sovranità dello Stato-Nazione. Business is business. Così, la Natura-COVID19 emette una sentenza che è l’esatto controvalore all’incoscente lassez faire delle pratiche liberiste, secondo cui su questa Terra tutto – a tutti – sarebbe consentito in nome del profitto (di pochi): con una plastica quanto democraticissima condanna a trasgressori e conniventi, pervasiva oltre ogni frontiera.
Intendiamoci, non parliamo di un castigo divino, ma esso promana laicissimamene da noi medesimi. Una ribellione, ripetiamo, naturale delle nostre stesse cellule malate: il “virus” è un veleno – proprio questa ne è l’etimologia latina- che un organismo aggredito espelle, replicandosi senza soluzione in altri vicini. È come se un disagio interiore indicibile si estrisecasse non più solo dalla nostra psiche, ma vieppiù “biologicamente”, recando in seno una carica virale (auto)distruttiva, contro chi ci è prossimo.

Tornando ai nostri dilemmi, chi ne uscirà, memore consapevole del passato, avrà fra le mani un’occasione unica di lettura e di percorso per l’avvenire.
Dalle ceneri del globale, del macro, dal non-luogo, al locale, al micro, al “qui” dove mi trovo e opero. Al prendersi attivamente cura di quel “prossimo” che altri non è che l’io-da-me. Se voglio sinceramente far star bene tutto il mondo,  devo spendermi per chi si trova “alla distanza sociale di un metro” dalle mie piccole o grandi potenzialità, senza chiederne patenti di provenienza.
In tal modo io rivolto, rassodo e recupero quel terreno perduto denominato “comunità”, primo nucleo in cui è maturata coi suoi piccoli ma essenziali scambi la civiltà, la cultura, l’identità di un popolo. Sì, abbiamo il bisogno di risanare una “Patria”, riconquistata metro per metro appena 75 anni fa, partendo dalla famiglia, dal villaggio, dal municipio e… dalla Provincia; già, proprio lei, che qualche statista “creativo” voleva nebulizzare dal quadro dei nostri tratti socio-politici.
Perché queste idee dal sapore un po’ “retrò”, magari divisivo? Chi vi scrive pensa che uno Stato democratico, il nostro dei mille differenti strabilianti campanili, per poter tornare effettivamente partecipato dei suoi cittadini, non può prescindere dalla rinascita e dal primato di quella griglia istituzionale originaria; ed è per noi molto più semplice oggi, fruitori di sofisticate tecnologie, a rendere il luogo dove mi trovo e qualsiasi altro a me contiguo, un luogo politicamente attivo. Concludo con una specie di slogan: democrazia rappresentativa dello Stato nazionale se partecipata delle comunità.
Decido localmente lo Stato di tutti.
Commentate, chiedete e sviluppate dai vostri rifugi una semplice idea.

GIAN MICHELE SPARTANO

Foto: Google.it – Facebook

Tempio Aperto ritorna martedì 5 maggio

2 Comments

  1. Filippo Reply

    Può spiegarmi meglio lo slogan finale? Cosa intende esattamente per “Decido localmente lo Stato di tutti.”? Intende uno Stato federale? Grazie

  2. Gian Michele Spartano Reply

    Gentile Filippo,
    no, con una certa forzatura direi “microfederale”, ma attenzione ai fraintendimenti. L’idea nasce dalla grande esigenza di partecipazione attiva dei cittadini alla cosa pubblica locale, quindi con forme di democrazia diretta limitata al livello municipale e provinciale. Questo potrebbe (lo dovrebbe in un periodo di emergenza come l’attuale) coinvolgere anche scelte di politica industriale, al fine di promuovere con speditezza le nostre peculiarità; quindi ciò comporterebbe sì il rilascio di determinate autonomie, garantite e vigilante da organismi di controllo di estrazione politica, industriale e giuridica.
    L’investimento conseguente verrebbe compensato da un netto ridimensionamento degli organismi regionali, sorti nel 1975 ed estranei ad effettivi riferimenti identitari.
    Rimarrebbe di tipo rappresentativo la formazione del governo centrale. Spero di aver risposto.
    GM

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