Palla Tra… Due Fuochi

di Laura Martini pixabay.com


Ogni parola ha conseguenze… il silenzio anche…


Chi non ha giocato almeno una volta a palla prigioniera?

Credo nessuno, è un gioco considerato tradizionale, ma soprattutto è divertente, coinvolgente, perciò praticato soprattutto a scuola, anche con accezioni e regole diverse, come palla avvelenata, palla battaglia, palla guerra, palla tra due fuochi …..

Io, da Insegnante, sfrutto spesso la sua versatilità e le sue potenzialità psico–motorie, a volte come riscaldamento aerobico all’inizio dell’attività, più spesso invece al termine della lezione, per mettere alla prova fair play e rispetto di regole e avversari.

Ieri all’improvviso, per un istante… un lungo istante, quel gioco si è sovrapposto alle immagini cruente e terribili della guerra in Ucraina: osservavo i gesti e i movimenti dei miei alunni, ascoltavo le parole usate per motivare l’azione dei compagni e la mia testa traduceva immediatamente ogni azione trasferendola a quelle di guerra a cui stiamo assistendo quotidianamente.

Molti in questo periodo si chiedono come spiegare la guerra ai bambini, ma chi può farlo se anche noi adulti non sappiamo come gestire il coinvolgimento emotivo che ci pone di fronte ad ansie e paure che mai avremmo pensato di provare.

Credo non ci sia un modo giusto o sbagliato per parlare della guerra, se non quello che nasce dal buon senso e deve necessariamente cercare di calibrare sincerità e verità a seconda dell’età e della sensibilità personale.

Sicuramente è più semplice e facile contestualizzare il concetto di pace, anzi le parole in questo caso hanno una funzione rassicurante, donano quella sensazione di sano ottimismo adatto ad accogliere le loro domande, accompagnandoli con fiducia a una riflessione condivisa senza banalizzazioni, equilibrismi dialettici o nozionistici.  

Come per il Covid questa è un’altra esperienza assolutamente nuova per tutti e cercare di affrontarla insieme è fondamentale soprattutto per il futuro di accoglienza che ci aspetta.

Tanti minori Ucraini, si parla ad oggi di ca.33.000, saranno infatti inseriti a settembre nelle nostre scuole, qualcuno sicuramente sarà mio alunno/a e, tornando alla premessa da cui sono partita, tra i mille pensieri che affollano la mia mente, mi chiedo se palla prigioniera, sarà possibile considerarla solo un gioco adatto a socializzare, ad esorcizzare il dramma o invece sarà meglio evitarlo, per non vedere nei loro occhi riaffiorare sensazioni legate ai loro traumi.

Gestire e organizzare al meglio la loro permanenza nel nostro Paese, sarà sicuramente una sfida impegnativa sia dal punto di vista educativo che professionale e umano, ma ci darà l’opportunità di metterci alla prova e fare gioco di squadra, condividendo esperienze, dubbi e successi.

Nessuno ha manuali d’istruzione per affrontare una prova così dura e inaspettata, sfrutteremo sicuramente la sosta estiva per prepararci con grande determinazione a un anno che non può permettersi il pilota automatico, ma richiederà grande impegno e tanto amore.

Lo sport sarà il mediatore più efficace per arrivare a scaldare il cuore di questi bambini e cercherà di alleviare dolori e cicatrici, attraverso la gioia del movimento, il linguaggio sarà una conquista secondaria e arriverà in modo naturale attraverso la conoscenza reciproca.

La vittoria primaria e più desiderata sarebbe invece riuscire a rivedere, anche in un solo volto, un accenno di sorriso, un piccolo segnale di serenità che possa riaccendere la luce della speranza nell’augurio di pace.

Forse quel giorno inventerò un nuovo gioco e lo chiamerò “Palla in libertà“.


  Sportivamente Prof ritorna venerdì 23 giugno


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