Oltre La Cecità

di Gian Michele Spartano pixabay.com


La tragedia ucraina ed il trionfo ipocrita


Dopo settimane di tuoni, fulmini e braccia di ferro eccoci al fuoco della tragedia, meglio dire al tragico melodramma.
Un animo minimamente mosso da pietà, dovrebbe limitarsi a piangere. Piangere, per l’immane disgrazia abbattutasi su popolazioni inermi. Ma poi fermarsi qui, in totale commiserevole silenzio. E meditare su un eventuale “mea culpa”.
Ed invece si perseguita a cannoneggiare tuoni e fulmini mediatici contro l’ultima creatura maligna piombata sul nostro Eden. Bella e servita ai nostri banchetti cerebrali. Finalmente abbiamo individuato il nuovo nemico da abbattere, nel nome di un occidente sempre libero democratico pacificato. Beviamocela a collo pieno!
Le mie mani ed i miei piedi, se non dovessero ora le une scrivere su questa tastiera e gli altri restare avvinghiati al petto, potrebbero impantanarsi in una gigantesca stucchevole melassa falsa ed ipocrita. L’aria che si sente respirare reca il putridume retorico e bestiale della solita barzelletta del Gigante buono aggredito dal Mostro bruto e assassino. Cancellando ogni possibile afflato di riflessione su quanto  accade da sempre nella storia. Oggi ancora più di ieri.
La storia continua a dirci che se una grande potenza sente il suo dominio, le sue sfere di influenze geopolitiche ed economiche “minacciate” dai suoi pari competitori va da sé, è nelle cose  che opererà in tutte le direzioni per preservare e sí, anche prendere a pretesto ogni reazione scomposta dell’avversario per aggredire e ricostituire il “suo” territorio. Per chi non lo sa la “Grande Madre Russia” ha legami a filo doppio storici, etnici, familiari con Kiev che, il negarli, fa urlare anche un muto dalla nascita. Per non aggiungere l’importanza strategica di questo paese, molto povero, nato dalla caduta di un muro rimasto penzulo con le sue macerie glorificate. Governato dalla piccola e grande corruzione, da un attore comico grazie al suo serial televisivo che si tramutò in un manifesto politico populista ma che strizza l’occhiolino a Comunità Europea e Nato. Ed ora mandato a morire. Ecco trovato l'”eroe” sacrificato sull’altare della democrazia.
Paura di quanto potrà accadere su altre aree!? Uhh.., al lupo al lupo… Ma prima ascoltate una traduzione dell’inno “russo”, non zarista, non sovietico, ma russo.. “Sii gloriosa nostra Patria libera, unione eterna di popoli fratelli…”.
Queste semplici riflessioni avrebbero dovuto indurre l’occidente a non.., non provocare, a non minacciare. Ma, se capaci, ad utilizzare le sole armi della diplomazia e non di invettiva che non può sortire soluzione alcuna. Il nostro “feroce bestiale nemico” è uno stratega, perfido, ma è un fine maestro in arti marziali che sta applicandole tutte. E noi… scandalizzati, indignati battiamo i piedi di cui ci hanno calpestato i calli inestirpabili; in nome della pace. La pace…
La pace significa innanzitutto chiudere una volta per tutte col debito postbellico di 75 anni fa che costituì il mondo dell’ovest su due fronti, consentendo in uno all’ex-alleato yankee di esercitarvi il  suo ruolo di effettivo possessore delle nostre esistenze. Significa avviare ed alimentare negli Stati nazionali un progetto effettivamente democratico, autonomo, indipendente da ogni forza esterna, al di qua come al di là dell’Atlantico; di mettere la parola fine al seme della gramigna su culture plurimillenarie, cospargendo le nostre vite di ogni ‘delizia’, mafie, stragismo e basi militari comprese.
La pace autentica è quella che chiede neutralità ed emancipazione da quel sistema di vincoli mortali; invece le immagini che oggi ricorrono su tv e social a favore di “quella” solita pace fatta di bebé in carrozzine coi cartoncini ‘stop the war’, che sembra si vada in piazza col bel tepore che c’è, coi cori emozionali delle immigrate amanti dei serial tv, significano unicamente garanzia dello stato di tensione e di guerra perpetui.


  Tempio Aperto ritorna lunedì 21 marzo


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