Politica, Musica Leggerissima

Per un’educazione alla passione politica

di Gian Michele Spartano Tempio Aperto

Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori (Platone).

Come tener desta l’attenzione su una lettura tanto negletta come quella di politica? Ogni volta il dilemma è questo. Per buona sorte ultimamente gli spunti da offrire a voi lettrici e lettori di Tempio Aperto non mancano, mentre sopportate anche la fatica di seguire i figli in d. a d.; se non disdegnate di dar loro qualche pillola di educazione alla cittadinanza (come oggi è definita l’educazione civica), materia un po’ oscurata nei piani scolastici. Ed allora, sulla scia del monito di Platone, riprendiamo il filo della Costituzione votata all’oblio, richiamando un articolo che sembrerebbe tornato ultimamente all’ordine delle cronache politicanti. E’ il 49: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. In venti parole la nostra Carta ci spiega come si forma una classe politica necessaria a governare lo Stato; e indirettamente quello che è illegittimo, non democratico, non costituzionale.

Alcune settimane fa una vecchia conoscenza ce lo ha ricordato: Enrico Letta, nel suo discorso di candidatura -l’unica!!- a segretario del PD ha sottolineato che la politica italiana, per riprendere un ruolo attivo nella guida del Paese, non ha altra cura se non quella tracciata dalla Costituzione in detta norma. Consentite l’osservazione che questo è uno dei pochissimi punti che ho condiviso in quell’intervento; non foss’altro perché così argomentando ha ottenuto un bell’effetto-boomerang: l’elezione a segretario non è giunta seguendo quel metodo così invocato, ma per salvare l’Arca dal naufragio, Roma ha lanciato l’S.O.S. in direzione dell’auto esilio parigino e Cincinnato è accorso, ha accettato ed ha vinto contro nessun’altro. Mi dite voi dove sta di casa qui “il metodo democratico”? Non solo ma l’Eletto, accademico in scienze politiche, pur consapevole di non essere proprio “in regola”, ha snocciolato una ricetta-monstre su cui intenderà fondare la sua leadership (Atlantismo ed Europeismo uber alles, conditi da buon ambientalismo; e poi giovani e voto ai 16enni, politica della prossimità e del sostegno a chi sta indietro, con benedetto ius soli finale), per poi ordinare ai delegati: discutetene nei circoli e poi riferitemi; amen! No, templari della democrazia: in coerenza, il Nostro avrebbe dovuto indire una specie di Convenzione rifondativa dalla base e partire da lì; ed invece si è ripetuto l’esercizio peronista di una sorta di “nominalismo” dall’alto del metodo politico.

Ed allora cosa vuol intendere il nostro articolo 49? Intanto che abbiate una minima formazione scolastica e -se pure  fortunati- una sensibilità che vi aprano alla cultura della socialità. I veri problemi della pandemia non sono adesso, ma non appena ne usciremo. Uscire dalle nostre paure. Fossi il ministro per l’Istruzione imporrei di dedicare tre giorni alla settimana di studio nei parchi o nei boschi o in una piazza soppiantando p.c. e ammennicoli simili. Anche se piove, ansiose mammine! Perché quell’articolo e tutto l’impianto del nostro sistema Costituzionale regge se ogni cittadino, ed il giovane in particolare, riconquisterà gli spazi ed il “riavvicinamento sociale” smarriti; l’interazione vincente non potrà essere quella mediata dalla macchina ma a contatto con l’altro-sé stesso e con la natura circostante, per ricucire, riaggregare una rete della conoscenza diretta, della solidarietà e della partecipazione, ovvero quanto la malattia ha sbriciolato ciò che da decenni (almeno venti se ci fermiamo al dominio delle tre “i” -inglese, informatica, impresa della riforma Moratti) si è andato corrompendosi nei rapporti umani.

Quindi tralasciare Techne o meglio, consideralo non l’arma dai super poteri, ma ricondurlo ad uno degli strumenti per raggiungere obiettivi collettivi. Ed il primo non può che essere quello del bene comune e tu genitore, inchiodati nella mente che il bene individuale materiale e morale di tuo figlio  non può passare se non attraverso quello di tutti i suoi compagni, bianchi neri o marroncini, poveri e ricchi; e dei loro genitori.

E come poter raggiungere quel “bene comune”? Riprendendo da dove ci eravamo lasciati, con le tre “i”, creando falangi di piccoli competitors che diverranno geni della finanza creativa, architetti di invalicabili muri contro flussi millenari di esseri umani o maghi della pioggia di fialette elettorali di Euri? Se vuoi un futuro nella costante agonia forse, ma ricorda la quota di debito di pubblico denaro e di individuale solitudine che ognuno si porterà fino alla tomba, di tal passo.

L’inversione di rotta sta nella presa di coscienza che i Costituenti scrissero, piaccia o meno: l’educare intanto alla forza dell’incontro tra simili, introdotto nel 18mo articolo dal diritto di associazione, viene elevato a supremo strumento per la formazione di quella politica nazionale, richiamata dall’art. 49; essa è l’espressione della volontà di autodeterminarci non mediante la sola delega di una scheda infilata nell’urna; ma è farsi attore di nuove visioni, partecipe di altre scelte di Governo. Con metodo democratico, ovvero dal livello dei territori e dei luoghi di lavoro per l’elaborazione di politiche sociali ed economiche e la selezione di persone che le esprimano al centro delle decisioni.

Potrete capire da queste riflessioni che il nostro arco parlamentare si pone tranquillamente fuori da quella regola poiché composto secondo metodi verticistici adottati dai gruppi politici, non sussistendo più una forma-partito legittima. No, neanche i pentastellati.

Tutto sta, pazienti lettori, a quello che Don Luigi Ciotti di Libera ha richiamato alcuni giorni fa; al riaccendersi di un “desiderio” di esserci, una parola che serba un doppio significato: la mancanza di stelle deve spingerci in prima persona alla brama di stelle.

⇒ Foto: grecoantico.it ≈ Prossimo Appuntamento: Mercoledì 28 aprile

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