Ma Non Dovevano Salvarci

Erano, liberi, invincibili, perfetti. Non proprio come voi, ma come me sì. E invece …che fregatura.

⇒ di Umberto Scopa Piccolo Inventario Sentimentale Degli Oggetti

Ho un ricordo sempre vivo dei miei fumetti di supereroi. I personaggi erano davvero tanti e ognuno con poteri diversi da quelli degli altri, ben distribuiti. Doveva esserci un distributore di poteri lassù e io aspettavo impaziente, ma inutilmente, il mio. Intanto li osservavo attentamente i supereroi nei riquadri di carta dove quei colori così vivaci rapivano gli occhi. Ognuno diverso, sì, ma tutti avevano un lato comune: conducevano un’esistenza sdoppiata tra la condizione di superuomini che esibivano nelle loro imprese e la normalità anonima del comune cittadino in cui si calavano tra un’impresa e l’altra. Per me questo era un fattore di identificazione. L’anonimato della mia esistenza c’era, mancava solo l’altro lato, un potere strabiliante che nessuno potesse sospettare. Mentre il mondo aspettava questa trasformazione le estati passavano.

C’era un negozietto nella località di villeggiatura della mia infanzia, Lido di Spina, dove facevano anche scambi di fumetti. Ci passavo ore. Poi grazie a quell’indulgenza che si usa verso l’infanzia nessuno si turbava quando occupavamo una panchina pubblica e stendevamo in bella vista i nostri fumetti per venderli ai passanti. Ognuno di noi aveva la sua panchina. Erano tempi nei quali gli amministratori pubblici non avevano ancora intuito la geniale soluzione di asportare le panchine dai parchi come rimedio contro la povertà e la droga. Quello che sta avvenendo nella mia città. Ma non è per questo che ho smesso di vendere fumetti. Altra è la ragione. È arrivata un giorno mia madre, che anche lei come superpoteri non scherzava, ha lanciato un ultimatum e li ha sterminati tutti in un colpo solo con la scusa che non me ne prendevo sufficiente cura (ma che supereroi erano se avevano bisogno delle mie cure?). E non c’era ancora la raccolta differenziata della carta che avrebbe dato loro una sepoltura più dignitosa.

Col tempo poi capisci che con i loro superpoteri non ci fai molto. Batman non avrebbe potuto salvare per esempio gli ex risparmiatori Carife, o Parmalat. Flash me lo vedo in ginocchio con lo sguardo nel vuoto, alle prese con la compilazione di un modello 730. Thor incapace di vincere la resistenza di un impiegato di banca per ottenere un mutuo. Senza fissa dimora o un lavoro stabile! Magari invece il mutuo lo otteneva anche quell’imbranato di Clark Kent, quando non giocava a Superman. Fanno eccezione però i poteri di Mandrake, creatore di suggestioni. Mandrake è l’unico vero re dei supereroi, più forte anche del tempo che passa. Oggi, che di tempo ne è passato anche troppo, potrà apparire deludente leggere questa mia chiacchierata sui supereroi così intimista e nostalgica, e sono felice di averlo deluso. Magari troverà incredibile la mia diserzione dalla nostra attualità e dal suo incubo monotematico. Sarei ancora in tempo per recuperare, lo so, basterebbe un semplice ritocco finale: una disamina commossa di quelle figure neoelette a supereroi che sono gli operatori sanitari. Bene, non qui. Chi ha bisogno della sua dose giornaliera di retorica dozzinale può trovarla in giro dove vuole, ce n’è abbastanza per soddisfare gli appetiti più robusti. 

⇒ Foto: Umberto Scopa ≈ Prossimo Appuntamento: Venerdì 21 novembre

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