L’Anno Della Cavia

Il 2021 ci porrà nelle inedite vesti di sperimentati. Passivi?

di Gian Michele Spartano Tempio Aperto 

Tempio Aperto edizione 2021 esordisce col monito di fine anno del nostro Capo dello Stato: ..Questo è il tempo di costruttori… La sfida che è dinanzi…richiama l’unità civile e morale degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi, ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà”. Penso che non siano necessarie altre parole per comprendere quale sarà il senso che Mattarella (rimarcandolo nel suo congedo) darà al suo ultimo anno da Presidente della Repubblica, con buona pace di chi, amplificato dai megafoni del mainstream più urlato o ipocrita, fa leva su qualche venatura popolar-fascistoide dei concittadini per buttare bambino e acqua sporca. Pur nel consueto stile bradipamente impertinente, il nostro è un invito ad osservare con occhio critico e valutare chi si atterrà e chi no a quei richiami che avevo già definito di rango costituzionale.

Veniamo al tema che per primo ci investe, della lotta alla pandemia che si sta esprimendo con la campagna di vaccinazione aperta in tutta Europa all’indomani della Natività. Non stiamo passando di palo in frasca, ma ad un argomento altrettanto di livello costituzionale: al rapporto fra diritto di libertà ed alla salute e loro eventuali limiti. Delle cento persone o giù di lì che verrete a leggere questo pezzo, almeno novanta vi proietterete alla chiamata per farvi inoculare il vaccino; qualunque esso sia beninteso, poiché dalle linee-guida dell’Agenzia Italiana per il Farmaco non ne è ammessa la scelta: non trattandosi di pasticcini, quello che vi propinerà il medico di base o gli hot points dell’esercito, vi dovrete far somministrare.

Per mettere sul piatto tutti gli elementi, una pillola sul diritto alla salute, che la Repubblica tutela “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Tradotto in prosa per il nostro caso, l’art. 32 della Costituzione ci dice che vaccinarsi (e aggiungerei il curarsi) contro il Sars Cov2 viene declinato come un fondamentale diritto per l’individuo e come un fondamentale interesse per la comunità. Dal differente piano di tutela fra singolo e collettivo discende che il singolo non può essere soggetto a obblighi sanitari, se non per espressa disposizione di legge.

Cosa possiamo trarre intanto da ciò, i nostri diritti si sono tradotti in atti concreti per la difesa della salute individuale e collettiva e per il diritto di opzione che esso comporta? Si comprende come la risposta è propedeutica alla scelta, estrema, di obbligatorietà del vaccino, come di qualsiasi altro tipo di trattamento sanitario. Capite pure che se il Presidente Conte nella sua ultima esternazione tv del 2020 ha dichiarato che l’obbligatorietà “non è al momento nell’agenda del Governo” le ‘condizionalità’ non sono state ancora soddisfatte. Perché?

Intanto, possiamo scegliere fra cura e vaccino? L’occhio di bue è stato puntato (sin dal marzo scorso) quasi esclusivamente sulla soluzione-vaccino, sia in termini mediatici, sia finanziari sia scientifici, pubblici e privati. E non perché manchino dei filoni terapeutici clinici serissimi per affrontare il virus. Scorrendo piattaforme e riviste specializzate, incontriamo che le terapie con antivirali, immunostimolanti anti-coagulanti e immunomodulanti, danno risultati positivi per una ricerca in tal senso più mirata e quindi debitamente finanziata (risultati persino avallati da pronunce giudiziali), ma alla fin fine si afferma un po’ apoditticamente che la battaglia tramite cura non ha dimostrato l’efficacia attesa. Inutile dire che se ad un motore Ferrari non dai il carburante adatto, anche lo scooter arriva primo. La chance di un incontro combinato cura-vaccino è stata, per motivazioni oscure ai più, accantonata.

Avanti tutta col vaccino quindi. Quale vaccino? Quello che è arrivato primo al traguardo nella corsa delle tre severissime fasi di sperimentazione, per giungere all’uso in emergenza (per necessaria precisione). E’ un fatto e non è complottismo che ce l’ha fatta (oltre che il genio umano) proprio quello prodotto dalle case farmaceutiche che si sono presentate con tutte le carte più che in regola. Il “più” dipende da soldini e sponsor a disposizione, da ogni parte pervenuti, pubblica e privata, anche molto privata che più privata non si può: la Gates Foundation, che non solo ha avuto la lungimiranza (sin dai primi anni 2000) di investire in ricerca sulle malattie infettive con un apporto che arriva oggi a quasi 40 miliardi di euro, ma detiene partecipazioni azionarie sia in Pfizer sia in BioNtech, proprio i due partners vincenti.

In sostanza il nostro diritto alla salute si è ridotto al lumicino della scelta: mi vaccino o no? Con il rischio dello stigma sempre in agguato per quei nove-dieci lettori, ultra sedicenni senza alcuna controindicazione, che preferirebbero non farlo.

Tanto per completare il quadro, ci troviamo in un ambito di “uso in emergenza” come detto: il tempo della sperimentazione, di carattere eccezionale, è iniziato ad aprile del 2020 e quindi non è nota quale sarà la “risposta immunologica” sulla popolazione, per qualsiasi vaccino si discuta, ovvero se gli effetti di una copertura dell’80% possa o meno sortire quell’immunità tanto estesa da chiudere ogni problema; non conosciamo il periodo di immunizzazione (ah, ricordiamo che essa parte più o meno dal 10°-15° giorno dalla seconda iniezione) sul soggetto somministrato, si ipotizzano i 9-12 mesi (da mettere in rapporto ai 18 mesi stimati per la copertura completa della popolazione); non conosciamo se sussista una maggiore o minore risposta immunitaria di questo o di quel vaccino sulla fisiologia del singolo individuo. Dimenticavo: vaccinati e non dovranno comunque osservare tutte le disposizioni vigenti in tema di prevenzione, restrizioni alla circolazione, etc.

Per capire tutto, gli esperti ci dicono che occorreranno anni di continuo monitoraggio del virus e della risposta vaccinale: nel frattempo, seguiamo con fiducia le indicazioni di scienza, coscienza e del nostro Presidente, incrociando le dita però: per un po’, almeno per l’anno cinese del bufalo, in linea con la filosofia positiva del costruttore, saremo tutti le necessarie cavie di noi stessi.

Foto: pixabay.com ≈ Prossimo Appuntamento: Mercoledì 3 Febbraio

3 Comments

  1. Stefano Reply

    Devo ammettere che ho dovuto leggere due volte l’articolo, e vado a spiegare il perché: ad una prima lettura ho pensato di trovarmi davanti alla tesi “il vaccino non è sicuro, meglio non farlo”. Alla seconda, leggendo meglio alcuni passaggi, ho compreso che la tesi è “all’idea del vaccino non sono contrario, però mi fido poco, forse non lo faccio”. È così? Tralascio il fatto che ad ognuno deve essere garantita la libertà di scelta, sulle cavie è vero, e credo che sia sempre stato così, ma senza esserlo forse oggi non saremo qui a raccontarlo.

  2. Gian Michele Reply

    Buongiorno Stefano, ti offro una terza lettura. Sulla tematica vaccino sì / no, io non mi pronuncio affatto, mi rimetto alla scienza; dove scorgi che non mi fido?Semplicemente, di fronte al diritto alla cura, i mastodontici sforzi investiti si sono indirizzati, da subito, quasi in esclusiva sulla ricerca di un siero vaccinale. Sulla “cura clinica”, di fronte a 90mln di casi nel mondo, in confronto poco nulla. Mancando l’equo concorso cura/vaccino, non rimane ahimè che il ruolo di cavie da vaccino, ben più esposto rispetto al passato per l’urgenza richiesta dalla situazione.
    Grazie per avermi dato l’opportunità di precisare e se non convinti ritorniamoci.
    GM

  3. Stefano Reply

    Io ho le sue stesse perplessità e timori, però credo che dobbiamo uscire presto da questa terribile situazione, che sta mietendo vittime e non solo per essere contagiati, quindi rischio e faccio la cavia, grazie per la tua puntuale risposta.

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