la Terra Il Cielo I Corvi

“La meraviglia accade quando ti sei senti a casa”… e quando trovi la storia giusta da leggere.

⇒ di Sara MiglioriniIl Bradipo Legge

Qualche recensione fa vi raccontai quanto Topolino sia stato e sia tuttora parte integrante delle mie letture settimanali. Vi parlai di un’autrice, Silvia Ziche, che conobbi in primis come autrice di storie disneyane e mi ritrovo qui oggi a parlarvi di altri due autori che ho avuto modo di apprezzare e amare tra le pagine del famoso fumetto. I due autori in questione sono Teresa Radice e Stefano Turconi, che non si sono fermati a sceneggiare ed illustrare solo topi e paperi. E’ il loro ultimo lavoro, pubblicato poco più di un mese fa, che voglio invitarvi a leggere. Si intitola “La terra, il cielo, i corvi”, edito da Bao Publishing. Più che un invito alla lettura, secondo me, il concedersi un regalo, perché le parole di Teresa Radice e gli acquerelli di Stefano Turconi sono poesia allo stato puro.

Fin dalla prima tavola siamo immersi nel pieno della storia narrata. Siamo nel marzo del 1943, durante la seconda guerra mondiale, in Russia. I monasteri delle isole Solovetskij sono diventati una base militare per prigionieri di guerra, lì confinati per scavare fossati e costruire fortificazioni. Da questa prigionia tentano la fuga due dei protagonisti della storia, l’italiano Attilio Limonta e il tedesco Werner Volker, che scopriremo nel susseguirsi delle pagine esser soprannominato Fuchs, “volpe”. I due s’incontrano proprio mentre tentano di scappare e a malincuore capiscono di dover collaborare per poter avere una speranza di successo. Il primo contrasto nasce subito, quando i due si scontrano con il soldato russo Ivan Pavlovic Mostovskij, detto Vanja. Mentre il tedesco vorrebbe ucciderlo subito, per evitare che possa avvisare qualcuno del loro tentativo di fuga, furbescamente Attilio comprende quanto potrebbe esser utile portarlo con loro, una guida verso la libertà nell’immensità di spazi a loro poco conosciuti.

Comincia così questo strano viaggio a tre, questa convivenza forzata tra persone che parlano lingue differenti e che ben poco comprendono degli idiomi altrui. Un’incomprensione che va, però, ben oltre il mero fattore linguistico, è un’incomprensione più profonda che nasce dai diversi ideali, speranze e trascorsi che hanno alle spalle. Come dice lo stesso Attilio, voce narrante della vicenda, potrebbe sembrare una barzelletta… “ci sono un italiano, un russo e un tedesco”… ma barzelletta non è, con questi tre uomini chiusi ognuno nella gabbia della propria lingua e vita, in uno dei periodi storici più bui dell’umanità.

Attraverso tavole mute, senza sceneggiatura, conosciamo il passato di Attilio Limonta, ispirato ad una figura realmente esistita e vicina ai trascorsi familiari di Teresa Radice, anarchico e contrabbandiere sui monti del lago di Como, esperienza che lo ha segnato profondamente e lo ha reso così innamorato della vita e desideroso della libertà. Il tedesco Fuchs, tutto d’un pezzo e marziale nei suoi atteggiamenti, vedrà sbriciolarsi tutto il suo mondo e si ritroverà a mettersi in discussione come mai gli era capitato in vita. Vanja, desideroso di rivedere il padre moribondo e la ragazza della quale si è invaghito, supera il suo istinto del dovere e asseconda la fuga dei due prigionieri. Lottare contro il freddo e il gelo del paesaggio russo, nascondersi di villaggio in villaggio per sfuggire alla cattura, mette alla prova ognuno dei tre protagonisti, facendo vacillare le loro certezze e convinzioni più radicate e, pur nell’incomprensione della lingua, che tale resta, si apre uno spiraglio negli animi. Attimi in cui gli sguardi s’incrociano spogliati di ogni diffidenza e in cui ognuno riconosce nell’altro un riflesso della propria stessa umanità, che neppure un’esperienza straniante come la guerra riesce ad annullare.

Numerosi sono gli spunti letterari a cui hanno attinto i due autori. Le citazioni di Lev Tolstoj e di Mario Rigoni Stern punteggiano tutta la storia e, nei ringraziamenti finali, viene reso omaggio per l’ispirazione data a molteplici artisti, da Sergio Leone a Rachmaninov, da Ermanno Olmi ai cori dei Cosacchi del Don. Le parole toccanti di Teresa Radice e gli acquerelli altamente evocativi di Stefano Turconi vi regaleranno un’indimenticabile storia ricca di calore umano e speranza e vi ritroverete a sfogliarne le pagine più e più volte alla ricerca dei momenti più emozionanti.

⇒ Foto: Sara Migliorini≈ Prossimo Appuntamento: Venerdì 11 dicembre

2 Comments

  1. Susanna Tamplenizza Reply

    Grazie Sara. Non ho praticamente mai letto graphic novels, ma forse è arrivato il momento! Con la tua prosa tra argomentazioni razionali ed emozioni, me ne fai proprio venire la voglia.

  2. Sara Reply

    Cara Susanna, se non ti sei mai lanciata nel mondo delle graphic novel, ti assicuro che non potresti cominciare da storia migliore di questa. Sono sicura che rimarrai conquistata tanto dalle parole quanto dalle illustrazioni.

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