La Scia Rossa

Una scia rossa osservata da un finestrone di un ospedale… il timore di entrare nella porta rossa o di non trovare nessuno disponibile all’ascolto…

Sono al dodicesimo piano di un grattacielo, esattamente uno dei più grandi di Torino, e nello specifico un ospedale, non sono io ad essere ricoverato, ad esserlo è mia moglie, nulla di grave, un intervento per cui era in lista di attesa da “soli” cinque anni. Stanze semivuote – a due letti, bagno interno, televisore – saletta lettura, bacheca con decine di foglietti che ringraziano il personale del reparto, alcuni di questi sono stati incorniciati e appesi alle pareti. Tutto sembra “quasi” perfetto, forse troppo, allo stesso tempo mi sorge una domanda: tutte quei letti vuoti e attendi cinque anni per essere operato? Qualcosa non mi torna, ma credo praticamente impossibile trovare qualcuno disposto a chiarire i miei dubbi.

Percorrendo il lungo corridoio del reparto, sono attratto dal finestrone collocato nella sua parte finale, da esso si vede la collina torinese, con le sue ville, il percorso sinuoso del Po e del verde che lo circonda, campi da tennis, la piazzola dell’elisoccorso, altri edifici ospedalieri, un museo, e il lungo stradone quasi sempre molto trafficato. Alla sera, guardando verso il centro città, il serpentone di macchine è impressionante, spesso ferme, le luci di posizione formano una lunga scia rossa, la sua vista mi porta a pensare di come sia difficile ridurre il traffico privato e inquinante, nonostante l’esplosione del “fenomeno verde” sostenuto dall’azione e dalle parole di Greta.

Mi risulta impossibile non associare l’opulenza della vista – case sfarzose, club privati, macchinoni – con la carenza strutturale e di mezzi dell’ospedale – nulla contro chi ci lavora e che in buona parte sopperisce con la buona volontà alle difficoltà – così un altro rosso prende forma nella mia testa, non quello delle luci delle automobili, ma quello del titolo di una recente serie televisiva, La Porta Rossa.

Il protagonista, il commissario Lorenzo Cagliostro, viene ucciso durante un’azione di polizia in solitaria, ma, anziché attraversare la Porta rossa che separa la vita dalla morte e che conduce all’aldilà, sceglie di rimanere nel mondo terreno, diventando così un fantasma per scoprire chi è il suo assassino: solo così, infatti, potrà salvare la vita di sua moglie, il magistrato Anna Mayer.

Anche i nostri ospedali hanno delle porte rosse, e a prescindere dal proprio stato di salute, bisogna mettere in atto una serie di prevenzioni per non essere risucchiati dal varco finale, che vuol dire non fare più ritorno a casa. I pazienti non vengono uccisi come il nostro Cagliostro, però alcune volte entrano per risolvere un problema specifico e rischiano di uscirne con una sommatoria di problemi, e devono lottare per districarsi da tanti possibili attacchi alla propria salute e in particolare al proprio sistema nervoso, quando la burocrazia si traveste da serial killer. Chi ha un proprio caro/cara ricoverato si sente anch’esso come Cagliostro, deve rimanere in “vita” per evitare che “l’assasino” si palesi. Cagliostro è diventato un fantasma, solo la giovane Vanessa lo vede e può ascoltarlo e parlargli, i pazienti spesso diventano dei fantasmi, che nessuno vede, nessuno ascolta, e devono urlare la loro rabbia per veder riconosciuti i propri diritti.

Quante Vanesse esistono nei nostri ospedali? Che sanno riconoscere chi rischia di passare al di là della “porta rossa”? Domande, nonostante la mia recente esperienza, a cui non sono in grado di rispondere, anche se figure di semplice umanità esistono, che non sempre riescono a farsi riconoscere, vista la confusione generale.

Sono nuovamente davanti al finestrone in fondo al corridoio del reparto dove è ricoverata mia moglie, la scia rossa è leggermente diminuita d’intensità, forse perchè non è ora di rientro, ma metà mattina, e la luce del giorno attenua lo sfavillio delle luci delle automobili, però la sensazione non cambia, un senso d’impotenza, come una sorta d’ingorgo, da cui uscirne sembra impossibile, però cerco di evitare la porta rossa, convinto che da qualche parte Vanessa esiste e mi ascolta, è il mio compito è stare accanto a chi amo.

GIUSEPPE RISSONE

Foto: Laura Rissone

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