La Parola (Se Volete) Ai Lettori

Un congedo o un arrivederci? Sta a voi carissimi. Tempio Aperto deve servire a voi e non come esercizio mentale o alle paturnie transeunti di uno scrivano.

Quando quindici mesi fa fui accolto da bradipodiario versione 2.0, proposi a Giuseppe Rissone, il Coordinatore del progetto, di aprire una rubrica che intrattenesse i lettori su tematiche di politica & non solo, con l’intento che non restasse fine a se stessa, ma che potesse stimolare un minimo di dibattito, una specie di piccola tribuna; per questo volli chiamarla, con un certo azzardo di cui solo ora me ne rendo conto, “Tempio Aperto”. Ora vi racconto.
Questo nome nacque un po’ prima che il sito si presentasse nella sua nuova veste e fu ispirato da una visita guidata al Tempio Valdese di Corso Vittorio Emanuele II, a Torino. Ciò che mi colpì immediatamente come ospite non praticante di quell’ambiente, fu il suo carattere disadorno: nessuna effige di alcun genere, nessun drappo, nessuna distrazione intorno ai convenuti sulle due file di panche in navata centrale, se non l’atmosfera di raccoglimento che suscitano le postazioni perimetrali alle due laterali. Di spicco solo la Croce, il Cenacolo ed il pulpito.
L’immaginazione mi portò a pensare che la volontà di quei Credenti non derivasse solo dalla unicità del culto in Cristo, ma anche dal senso di forte Comunità che il luogo intende ispirare e di cui mi son sentito pregno: il “decoro” dell’edificio è costituito dallo spirito dei suoi Partecipanti aventi tutti, compreso il Pastore dal pulpito, pari dignità di parola, presenza, ascolto.
Ecco amici, se nell’accezione tradizionale pre e cristiana la locuzione “tempio aperto” appare una contraddizione in termini, dal momento che il tempio è intanto un luogo consacrato in maniera esclusiva ad un determinato “credo” e quindi chi liberamente vi fa ingresso deve rispettarne se non proprio osservarne canoni e liturgia, il sottoscritto ha peccato di presunzione, volendo valicare quelle regole.
Chi vi parla pretendeva, nel solco tracciato da questo giornale, fare di questo spazio il contrario di un luogo liturgico, laddove c’è uno che sale su un pulpito, fa la sua predica e tanti saluti alla prossima; l’obiettivo alla fine della fiera era e rimane di riuscire nel contrario, pensate la temerarietà, di arrivare al punto che Voi da quell’altra parte dello schermo ne diventaste i protagonisti, gli artefici di questo Tempio. Ecco perché “Aperto”.
E invece, ad ogni articolo pubblicato, la domanda è la stessa: di cosa tratterò -mica tratteremo- alla prossima? E quindi non ho fatto e non farei che riproporre uno sterile “rito”, assolutamente ristretto in un recinto dove io scrivo, un centinaio di menti pensanti leggono, elaborano in un silenzio poco o per nulla decodificabile il messaggio pervenuto, lavoro finito.
Non funziona così; credo a causa del sottoscritto, magari per la difficile comprensione, lo scarso interesse o la pochezza dei contenuti, la vana assertività dei toni; ma non funziona così. Non solo l’obiettivo non si raggiunge, ma sta salendo la noia, unita al timore di scrivervi boiate.
Questa vuole essere una rubrica di politica; sì, è un po’ ostico, faticoso parlarne fra le mille incombenze della giornata, ma non è e non può restare un luogo riservato ad “esperti” (ammesso che ce ne siano ancora in giro) o peggio per chi ha intrapreso a scrivervi le sue idee; già assistiamo a quotidiane rappresentazioni di teatro poitico il più variopinto, dove l’unico grigio richiesto è la passività della platea. Non siamo a teatro, perché in politica nessuno è “spettatore”.
Ricordate il Decameron di Boccaccio? Una certa pubblicistica ce lo fa ricordare più per certi contorni pruriginosi; in realtà è un meraviglioso affresco della Firenze ai tempi della pandemia di peste nera del 1348. I dieci personaggi, sette donne e tre uomini che animano dieci giornte vissute a distanza dal contagio, formano una vera e propria piccola repubblica, si condivide ogni ora della giornata con un capo che a turno governa per un giorno. Un’oasi di spensieratezza e di libertà: al sicuro dal flagello quotidiano, donne e uomini diventano gli eroi: è la speranza dell’umanesimo che germoglia, lasciandosi dietro le ultime ombre dell’era medievale.   Splendida metafora.
Su questi esempi, dal sacro al profano, vi rivolgo l’invito a fare un piccolo sforzo per uscire una volta al mese dall’agonia della passività e della delega, vi considero tutti più capaci di me nell’arricchire i decori di questo prezioso spazio; avremmo da imparare dai suggerimenti e dai commenti di ciascuno e trasformarlo in un luogo di libertà di pensiero, un campo ben coltivato in condivisione, ce n’é un gran bisogno. In mancanza non ha senso proseguire, non servirà parlarsi nel silenzio. Fine? 
Foto: Giuseppe Rissone – letteraitaliana.weebly.com
Tempio Aperto ritorna… forse martedì 2 giugno

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6 Comments

  1. Sf Reply

    Caro G.M in questi mesi l’ho seguita, ho letto i suoi post e non ho mai lasciato traccia di un mio pensiero di una mia emozione a riguardo. Per mancanza di tempo spirito critico ecc.
    Un consiglio: lei continui così è come fa il Pastore dal pulpito della sua chiesa, scriva in modo semplice di argomenti non banali.
    E poi dovesse persistere il silenzio provi a scrivere novelle parafrasando Boccaccio magari anni 2000 e più hard.
    Affettuosi saluti FS

  2. Annalisa Borello Secco Reply

    Buonasera,
    Chiedo che venga mantenuta questa rubrica. È un momento di grande apporto al quale non possiamo rinunciare.
    I nostri diecimila passi per la mente così utili come quelli per il fisico.
    Lasciateci leggere e pensare.
    AB

  3. Stefano Reply

    Caro GM credo sia giusto da parte sua avere rimandi, è più che lecito, sappia, almeno da parte mia, che apprezzo i suoi scritti, e visto che chiede il nostro parere, mi permetto di consigliarle un taglio leggermente più semplice e diretto. Apprezzo i sermoni che arrivano direttamente al cuore, e mi raccomando non chiuda il tempio, di chiusure in questi tempi ne abbiamo viste anche troppe, lei e i suoi colleghi ci avete permesso di respirare. Grazie

  4. M. C. S. Reply

    Le sue parole sono sempre fonte di ispirazione e riflessione, quindi questo importante momento di condivisione non deve finire ma anzi essere ampliato. Grazie

  5. Umberto Scopa Reply

    Ho letto i rilevi di questo articolo, in parte già anticipati nell’incontro di redazione di Torino, immediatamente precedente all’esplosione dell’emergenza sanitaria. Aggiungo alcuni pensieri e invito a considerare che il problema non sia necessariamente il tono troppo assertivo dei redattori, anche se alcuni possono esserlo più di altri a seconda del proprio stile. Posso sbagliarmi, ma la mia esperienza riferita ai social network mi restituisce l’idea di un pubblico di navigatori che non si fa intimidire per nulla dalla possibile assertività di chi scrive. Anzi a volte il contrario e fioccano raffiche di commenti. Ma se poi li leggo non vedo in questi commenti il dialogo, vedo piuttosto tanti monologhi sordi alle ragioni dell’altro. A volte forse più che l’assertività ad inibire è la non banalità dei temi trattati, non necessariamente perché spaventano, ma perché spiazzano il lettore sul momento, e quando fanno presa, inducono tempi di riflessione più lunghi, non adatti al botta e risposta del momento. E si sa che l’alluvionale offerta di contributi sul web, che si riversa a ritmo incessante, può scoraggiare in un tempo successivo la ricerca del luogo di un articolo passato. Certo, è sempre proibitivo trovare il perché a un silenzio, ovviamente, ma temo che il problema non sia circoscritto a Bradipodiario, ma al costume invalso nell’uso dei dispositivi vari che ci permettono di esprimerci sui luoghi virtuali. In ogni modo credo che il problema posto sia un giusto argomento di riflessione da non archiviare.

  6. Andrea Rini Reply

    Buonasera carissimo,
    Leggerla è un grande piacere, un momento di riflessione e di accrescimento.
    In un momento storico come quello attuale egoisticamente non voglio privarmi di questi momenti di gaudio.. Sperando di continuare a leggerla la saluto

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