La Natura

Cuba: una meta agognata, un popolo mai sottomesso alle grandi potenze, un viaggio del 2015 raccontato in 6 appuntamenti.

La mattina – del 12 aprile – subito dopo la colazione, salutiamo i nostri compagni di viaggio che terminano qui la loro visita dell’isola e si apprestano al rientro in Italia, mentre mia moglie e io, insieme ad Erasmo, abbiamo un appuntamento con un autista locale che, con un piccolo fuoristrada, ci accompagnerà fino a La Gran Piedra, un belvedere roccioso di 1225 m sul livello del mare dove godere di un bellissimo panorama.

Abbiamo modo di attraversare piccoli paesini prima di arrivare a destinazione, e comunque la storia continua perché quella che percorriamo è la via di fuga dei ribelli dopo il golpe fallito alla caserma Moncada. Incontriamo sulla strada diversi altarini dedicati ai tanti caduti fucilati sul posto, come le nostre via partigiane.

È fra queste colline che Fidel ha trovato la solidarietà del mondo contadino che lo appoggia ancora oggi. La strada si fa sempre più stretta e inizia a salire: l’aria è frizzantina, siamo passati dal gran caldo della città ad una temperatura decisamente più mite dove la felpa è d’obbligo. Lungo la strada ci fermiamo presso un giardino-vivaio gestito da un’intera famiglia. Qui ci sono fiori e frutti di ogni specie che verranno poi venduti ai mercati in pianura, si verifica se determinate piante possono essere coltivati in quest’ambiente.Veramente una bella visita.

Usciamo e continuiamo la salita fino alla Grande Pietra dove, una volta arrivati nei pressi di una locanda, ci fermiamo per proseguire a piedi, percorrendo una lunga scalinata che ci porterà in cima. La Grande Pietra è inserita nel libro dei Guinness come la roccia di origine vulcanica posta più in alto nel mondo e dal peso stimato di 7500 tonnellate. Lungo il percorso abbiamo l’opportunità di ammirare sedici tipi di felci diverse, e poi farfalle, ma anche un colibrì e altri volatili.

Arrivati in cima ci aspetta una bellissima vista sulla Cordigliera della Sierra Maestra e su gran parte della costa di Cuba, ma anche sul “mercatino” più alto di tutta l’isola: siamo a 1225 m sul livello del mare. Due giovani donne ci accolgono con la loro merce fatta di articoli di artigianato, col sorriso tipico della popolazione locale. Queste donne tutti i giorni affrontano l’impervia salita con la speranza di salire cariche del peso della merce da vendere e di poter scendere a fine giornata più leggere, ma cariche del denaro ricavato dalla vendita. L’acquisto di qualcosa è d’obbligo. Osserviamo tutto quello che ci circonda e torniamo dove abbiamo parcheggiato, vicino ad una locanda nella quale pranzeremo.

Terminato il pranzo è ora di tornare a Santiago, all’albergo da dove proseguiremo il nostro viaggio. Ammiriamo ancora il bellissimo paesaggio sulla strada di ritorno e, dopo un paio d’ore siamo arrivati. I nostri compagni di viaggio, come detto, se ne sono già andati e ad aspettarci ci sono la seconda guida e l’autista col pullman: abbiamo a disposizione il mezzo tutto per noi. La destinazione è Baracoa, la più antica città dell’isola, dove giungeremo nel tardo pomeriggio. La strada che percorreremo per giungere a destinazione è praticamente un’autostrada e non mi da spunti di osservazione particolari. Ma questo mi da la opportunità di descrivere un’altra unicità del popolo cubano.

I trasporti sono tutti statalizzati, treni, autobus, taxi collettivi, carri trainati da animali, ecc. Si paga un biglietto e si prende il mezzo che ci serve.  Se il pullman è troppo carico si prende quello dopo oppure ci si mette sul bordo della strada e si fa autostop. Ma anche l’autostop ha le sue regole: il privato che ha posti liberi sulla sua auto è tenuto a caricare l’autostoppista, ma solo se quest’ultimo gli paga il biglietto, nel senso che gli deve corrispondere quanto avrebbe pagato per salire sul mezzo pubblico. Per capire meglio: gli autostoppisti fanno cenno di fermarsi agitando la mano con in mano la banconota. Oppure ci si aggiusta come si può. Solo i mezzi come il nostro, noleggiati da tour operator sono esentati dal caricare gli autostoppisti.  È comunque un bello spettacolo da vedere.

E poi approfitto per descrivere anche la seconda guida. Questi ha molto rispetto per Erasmo, sa che da lui può imparare tanto, per questo, da quando lo abbiamo incontrato, è sempre con un taccuino in mano che prende appunti su cosa Erasmo dice, su come si rapporta con i turisti, su come si lavora col pubblico. Inoltre è ipertecnologico, cosa che qui, al momento, è piuttosto inconsueta visto che internet è ancora per pochi. È sempre collegato con il suo smartphone, ma c’è un motivo. Nei giorni del nostro viaggio era in corso la conferenza dei paesi americani e si sentiva che qualcosa di storico stava per accadere. (7. Continua)

GIANFRANCO GONELLA

Foto: Gianfranco Gonella

Appunti Disordinati Di Viaggio ritorna venerdì 7 febbraio

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