La Casa Del Cacaotero

Cuba: una meta agognata, un popolo mai sottomesso alle grandi potenze, un viaggio del 2015 raccontato in 12 appuntamenti.

Passiamo davanti a una macelleria e osserviamo gli elettricisti addetti alla manutenzione stradale, prima di arrivare ad una casa colonica ristrutturata di recente e trasformata in museo. All’interno avremo modo di osservare reperti storici, reperti naturali e un espositore con tanti campioncini di legno dei vari alberi presenti in zona e usati per le varie costruzioni o per artigianato. Usciamo in un ampio cortile, circondato da mura merlate poiché si tratta di un fortino di difesa, con esposti vecchi cannoni. Dalle mura si vede il litorale e una statua dedicata a Cristoforo Colombo. Il mare è sempre bellissimo, le onde si infrangono sul litorale sul quale si affacciano diverse case tutte colorate. Fuori di esse, immancabile, una sedia.

Il giro continua, una passeggiata per raggiungere il nostro pullman col quale proseguire il viaggio che, oggi ci porterà a visitare una piantagione di cacao. La fattoria è a pochi chilometri dalla città: lungo la strada i soliti autostoppisti, i soliti mezzi di trasporto collettivi e verde, tanto verde. Ad accoglierci un ragazzone molto simpatico che ci porterà a spasso fra gli alberi di cacao, per vedere tutta la filiera di produzione del cioccolato. La prima cosa che osserveremo è che il frutto dell’albero non cresce sui rami, ma direttamente sul tronco. Si presenta di colore giallo quando è maturo; viene raccolto e sbucciato. La buccia sarà recuperata per essere riutilizzata come fertilizzante, mentre i semi che esso contiene verranno depositati in varie cassette per essere asciugati prima della lavorazione. Per la precisione le cassette sono sei, una per ogni giorno lavorativo.

Sono disposte a scala una sopra all’altra; per i primi tre giorni i semi all’interno lasciano fuoriuscire del liquido che viene raccolto per far si che questi inizino a seccarsi. Ogni giorno i semi passano da una cassetta all’altra a scalare fino all’ultima. Vengono poi rimossi e adagiati su un grande ripiano posto al sole, dove, con l’ausilio di una specie di rastrello, vengono continuamente mossi per togliere ancora l’eventuale umidità residua. Alla fine si portano presso la “casa del cacaotero”, qui verranno messi a cuocere per ottenere la pasta di cacao.Una volta che questa è pronta, la si amalgama con un po’ di farina per ottenere delle palle dure di cioccolato. Queste le si potranno grattugiare o tagliare finemente per ricavarne scaglie con le quali produrre bevande o guarnire dolci.

La percentuale di farina è minima e come detto serve solo per amalgamare il composto che risulta puro al 99%. Una degustazione di un buon caffè al cioccolato nel bar dell’azienda, acquisto di alcune palle di cioccolato e di nuovo in viaggio: dobbiamo raggiungere una riserva naturale sulle rive del fiume Toa, che ancora non sappiamo come è, ma che si rivelerà un autentico paradiso terrestre. Sulla strada verso la riserva ci fermiamo ancora un momento per scattare una fotografia alla fabbrica di cioccolato voluta, e perciò dedicata a lui, da Che Guevara che, non dimentichiamolo, era un medico e conosceva le particolarità curative del cacao. (11. Continua)

GIANFRANCO GONELLA

Foto: Gianfranco Gonella

Appunti Disordinati Di Viaggio ritorna venerdì 3 aprile

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